ÉRASE UNA VEZ
C’era una volta una squadra protagonista in Spagna e in Europa, capace di imprese rimaste impresse nella memoria degli appassionati di calcio. Freddi numeri su almanacchi non potranno mai trasmettere il calore di quella società, che sorprese l’Europa e il mondo calcistico.
C’era una volta un giocatore che non guadagnava milioni e non faceva la pubblicità di mutande firmate; non era un personaggio da rotocalchi e prime pagine; anche se ha segnato gli ultimi 17 anni del calcio europeo, nessun post sui social network a lui dedicato e niente frasi strappalacrime per salutarlo.
Tocca, quindi, a Lo Sport 24 raccontare la storia di Manuel Pablo e, soprattutto, del grande Deportivo La Coruña.
GLI ANTEFATTI:
Sin dal 1992 squadra tosta e big della Liga, la squadra gallega acquista il soprannome di SuperDepor, trascinata da campioni come Bebeto e Đukić. Nella stagione 1994-95, i biancazzurri si portano a casa coppa di Spagna e successiva Supercoppa, sfiorando in due occasioni la vittoria in campionato. Ma il meglio deve ancora venire…
Manuel Pablo sbarca a La Coruña nel 1998, insieme al compagno Turu Flores, da Las Palmas. Costo dell’operazione per entrambi i cartellini: 1000 milioni di pesetas (circa 6 milioni di euro attuali). Dopo un inizio difficile, il canario comincia a giocare con una discreta stabilità, riuscendo a diventare titolare. La stagione si conclude con un sesto posto e l’eliminazione in semifinale di Copa del Rey.
¡LA LIGA DEL DEPOR!
L’anno seguente, durante l’estate, il calciomercato non delude gli hinchas: in Galizia arrivano, tra gli altri, Roy Makaay dal Tenerife e Victor dal Racing Santander. È proprio l’olandese ad essere uno dei protagonisti di questo SuperDepor, che presto prenderà l’appellativo ancor più glorificante di EuroDepor.
La squadra allenata da Irureta macina gioco e vittorie, frustrando quasi ogni rivale che gli viene incontro. Anche il Barcellona si deve piegare, perdendo 2-1 con doppietta del neoacquisto orange. Al 12° turno si attesta capolista in solitaria, e nei sette turni successivi i galiziani conoscono solo la vittoria. Il girone di ritorno, però, vede il Deportivo stentare in trasferta, mentre risulta essere il solito caterpillar in casa. Anche il Real Madrid (poi vincitore della Champions League, ndr) è costretto a inchinarsi al Riazor: 5-2 il risultato finale, con Makaay, Djalminha, Victor e una doppietta di Turu Flores che rendono vane le reti di Morientes e Hierro.
Malgrado vittorie esaltanti, i galiziani perdono qualche colpo e sono costretti a giocarsi il tutto per tutto all’ultima giornata. Il Barcellona è lì con il fiato sul collo e, in caso di doppio disastro, anche il Real Zaragoza può dire la sua.
Il Riazor è gremito in ogni ordine di posto per il match decisivo contro l’Espanyol. Dopo 180 secondi, il corner di Victor pesca Donato, che stacca bene e insacca per la gioia di un’intera città. Il tempo passa, e i Pericos si rendono pericolosi in più di un’occasione, reclamando anche un rigore su Tamudo che l’arbitro sbaglia a non concedere. Al 34′, però, Manuel Pablo va sul fondo, crossa rasoterra per Makaay, che anticipa tutti e manda i Blanquiazules in paradiso. I risultati dagli altri campi, con il Barça che pareggia contro il Celta e il Zaragoza che affonda al Mestalla, anticipano la festa sugli spalti, malgrado le ultime cartucce sparate dall’ Espanyol. Al triplice fischio, 200 mila galiziani fanno festa a La Coruña: Il Deportivo è campione di Spagna per la prima volta nella sua storia!!!!
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L’EURODEPOR: IL CENTENARIAZO, L’EUROPA E ALTRI SUCCESSI
2000/01
Dopo l’eroica stagione dello scudetto, il Deportivo è costretto a salutare Pauleta (ceduto al Bordeaux), ma soprattutto uno dei suoi pilastri del centrocampo: Flavio Conceiçao. Il Real Madrid, infatti, non esita nemmeno un secondo a pagare i 25 milioni di euro di clausola rescissoria. Alla corte di Irureta, però, arrivano due attaccanti dal grande fiuto del gol come Diego Tristàn e Walter Adrian Pandiani. Inoltre, in Galizia sbarcano anche un promettente centrocampista come Duscher e un gran portiere come Molina. Proprio quest’ultimo riesce a ritagliarsi un ruolo fondamentale nello scacchiere del Depor, diventando eroe di mille battaglie per la causa biancazzurra.
La stagione comincia egregiamente, con il Deportivo che vince la Supercoppa contro l’Espanyol: dopo il pareggio a reti inviolate in Catalunya, al Riazor si può festeggiare con le reti di Djalminha e del nuovo acquisto Tristàn. Alla prima partecipazione in Champions, la compagine gallega non sfigura, venendo eliminata ai quarti dal Leeds. In campionato non riesce il doblete: il Real Madrid è di un’altra categoria e a La Coruña ci si deve accontentare della seconda piazza. Memorabili, comunque, le vittorie in rimonta per 3-2 al Camp Nou e 4-3 in Champions contro il PSG. Clamorosa quella contro i francesi, dove i biancazzurri si ribaltano il 3-0 con una tripletta del Rifle Pandiani e il gol di Diego Tristàn.
2001/02
L’annata è buona, ma in vista dell’anno nuovo la banda di Irureta trae nuove motivazioni. Ad aumentare l’entusiasmo arrivano future colonne della squadra come Sergio e Valeròn. Tra gli altri, anche un giovane Joan Capdevila vestirà di biancazzurro. Il Depor lotta fino alle ultimissime giornate per il titolo, ma termina secondo dietro al Valencia. In Champions, la squadra gallega riesce a togliersi grandi soddisfazioni nei gironi: non è da tutti espugnare per 2-0 l’Highury (ex casa dell’Arsenal) e per 3-2 l’Old Trafford. Sarà proprio il Manchester United, però, a prendersi una importante rivincita, eliminando dal torneo los Coruñeses.
Va meglio il percorso in Copa del Rey: nell’anno del centenario del Real Madrid, la finale si disputa al Bernabeu proprio tra i blancos e il Depor. Irureta fa subito sapere che il ruolo di invitato accomodante alla festa madridista non calza a pennello della sua squadra. I sorrisi dalle facce dei capitolini spariscono dopo 6 minuti, quando Sergio salta l’allora capitano merengue Hierro e anticipa con la punta l’uscita di Cesar, portando in vantaggio i suoi. La squadra di Vicente del Bosque tenta di reagire, ma il pallino del gioco è galiziano. Al 38′, Valeròn viene servito sulla fascia destra e il suo cross rasoterra trova Diego Tristàn, che lesto devia in rete e scatena l’apoteosi dei 26 mila tifosi giunti da La Coruña. Il gol di Raul al 58′ non basta al Real Madrid de los Zidanes y de los Pavones per cambiare le sorti del match. Al Bernabeu va in atto El Centenariazo: Il Depor vince la Copa del Rey!!
2002/03
La stagione inizia benissimo, con la vittoria della Supercoppa Spagnola contro i campioni di spagna del Valencia. L’allora squadra di Rafa Benitez viene demolita sia al Riazor (3-0), che al ritorno al Mestalla (1-0). In campionato, però, l’inizio è pessimo: alla decima giornata, i galiziani sono settimi. Irureta e il suo pugno di ferro, però, spingono la squadra ad una pazzesca rimonta, che porta il Depor in cima alla classifica alla 33° giornata. Nelle cinque giornate rimanenti, però, i biancazzurri perdono consecutivamente in casa contro il Valencia e a Bailados nel derby con il Celta Vigo. In Champions non riesce a raggiungere la final 8, mentre in Copa del Rey è costretto ad inchinarsi in semifinale al Mallorca, futuro campione.
2003/04
Il mercato estivo priva i galiziani di Roy Maakay, passato al Bayern dopo una estenuante trattativa. In entrata niente botti, eccezion fatta per l’arrivo dal Real Madrid di Munitis. La squadra di Irureta, questa volta, non entusiasma dentro i confini nazionali: la Copa del Rey viene lasciata agli ottavi di finale, mentre in Liga ci si deve accontentare di un terzo posto piuttosto lontano dalla capolista Valencia. A dare lustro al campionato, le vittorie al Camp Nou e, al Riazor, con le due madrilene (2-0 al Real e una Manita all’Atletico). Inoltre, i cugini del Celta vengono annientati sia all’andata che al ritorno, con un 3-0 in casa e un poderoso pokerissimo al Balaìdos.
Il vero orgoglio dell’annata gallega è il cammino in Champions League. I Blanquiazules passano il girone come secondi, malgrado la pesante sconfitta con il Monaco per 8-3. Agli ottavi, la Juventus di Lippi viene eliminata con un doppio 1-0, mentre ai quarti ad aspettare i galiziani c’è il Milan campione d’europa in carica. A San Siro, gli uomini di Ancelotti dilagano con un 4-1 senza appello: dopo il vantaggio iniziale di Pandiani, i rossoneri reagiscono alla grande con una doppietta di Kakà e le reti di Shevchenko e Pirlo.
“Se in qualche modo riusciremo a rimontare contro il Milan, mi farò il cammino di Santiago a piedi.”
Così carica i suoi Irureta, e le parole del tecnico di Irùn sortiscono un effetto sorprendente. Il 7 aprile 2004, 30mila spettatori spingono il Depor al miracolo. Il Milan si rende pericoloso sin dai primissimi minuti, ma al 5′ arriva il gol di Pandiani, che batte Dida con una precisa rasoiata. Il Riazor diventa una bolgia e i rossoneri si chiudono per cercare di pungere in contropiede. Al 35‘, un Dida fino a quel momento perfetto non riesce ad intercettare un traversone dalla sinistra, che Valeròn capitalizza al meglio siglando il raddoppio. Ad un minuto dall’intervallo, Luque salta Nesta e mette la palla sotto la traversa, facendo esplodere il Riazor per la terza volta. Basta solo un gol ai Blanquiazules per compiere il miracolo. I galiziani ci provano e ci riprovano, ma per abbattere il muro rossonero ci vorrebbe un pizzico di fortuna. Al 75′, cambio di gioco che pesca al limite dell’area Fran: lo stop di petto è tutt’altro che perfetto, ma il numero 10 riesce comunque ad esplodere un tiro che, deviato da Cafù, beffa Dida e manda in paradiso los Coruñeses. Il Milan prova il forcing per andare quantomeno ai supplementari, ma Molina vola su Rui Costa e chiude la saracinesca sui tentativi di Inzaghi e compagnia. Miracolo al Riazor, e Irureta costretto al pellegrinaggio.
Questo EuroDepor verrà frenato solo dal futuro campione d’Europa, il Porto di Mourinho, vittorioso a La Coruña grazie ad un rigore di Derlei. “Di nuovo tanto remare per poi annegare nel bagnasciuga.” Queste l’epitaffio di Fran alla stagione continentale dei biancazzurri.
…E LA POLVERE
La stagione 2004/05 segna l’inizio della fine: un disastroso campionato (ottavo posto finale, ndr) viene accompagnato dall’eliminazione alla fase a gironi di Champions e dalla caduta ai sedicesimi di Copa del Rey. A fine stagione, le strade di Irureta e del Deportivo la Coruña si separano. Dopo le ultime difficili stagioni in seguito alla frattura di tibia e perone), però, in quest’annata Manuel Pablo ritrova la continuità che aveva nell’anno della Liga. Infortuni permettendo, sarà uno dei pochi (insieme, ad esempio, a Valeròn) a continuare a lottare per la causa del Depor. Il biancazzurro, comunque sia, è diventata una seconda pelle per molti dei giocatori di questi anni storici per la compagine gallega.
La crisi economica impone un drastico taglio alle risorse del club, diminuendone in maniera netta anche la competitività. Nel 2005/06 e 2006/07, quantomeno, viene raggiunta la semifinale di Copa del Rey. Dopo un’altra grigia stagione, nel 2008/09 i galiziani riescono a qualificarsi in Coppa Uefa dopo aver partecipato all’ultima Intertoto della storia. In quella che è l’odierna Europa League, però, il Depor cade ai sedicesimi di finale contro i danesi dell’Aalborg. Los Coruñeses si attestano con regolarità in posizioni di media classifica, fino all’onta della retrocessione nella stagione 2010/11. Comincia una saliscendi che porta il Depor alla promozione immediata grazie al primo posto nella stagione successiva, se non poi di nuovo retrocedere e qui risalire in Liga. Nel frattempo, nel dicembre 2013 lo storico presidente Lendoiro, in carica da 25 anni, non si presenta alle elezioni per la presidenza del club, dando l’addio alla poltrona più prestigiosa del Depor.
In quest’ultima stagione, il neopromosso Depor naviga in acque tempestose per tutto il torneo. La situazione è altamente compromessa, ma la voglia di lottare c’è sempre. Il ritorno di una leggenda come Victor, questa volta in veste d’allenatore, dà ancora più carica alla squadra. Le ultime due giornate sono da infarto: alla penultima giornata, è fondamentale ottenere i tre punti per continuare a sperare. Al 9′, però, Manuel Pablo si fa male e chiede il cambio; il 39enne difensore saluta prematuramente il pubblico che lo ha accompagnato dal 1998 fino ad oggi, e con cui ha vissuto la gioia della vittoria della Liga e le imprese in Champions, così come i duri momenti in Liga Adelante. Un totale di 402 partite con la maglia del Depor cucita addosso, con il biancazzurro che ha sostituito il rosso del suo sangue.
Il Riazor si alza in piedi per salutar e ringraziare questa leggenda del club, mentre i suoi compagni sono ancor più motivati per portare a casa il risultato. I gol di Lopo e Juanfran regalano tre punti d’oro (CLICCA QUI PER LA CRONACA DEL MATCH), ma la partita decisiva è in casa del fresco campione di Spagna: il Barcellona.
Con un orecchio alla radiolina, il Deportivo si presenta al Camp Nou nel giorno dei festeggiamenti per la vittoria della Liga e l’addio al suo pubblico di Xavi. Sotto di due gol, i galiziani tirano fuori il cuore e riescono a rimontare ed ottenere un pareggio che significa la permanenza in Liga. (ECCO LA CRONACA DELL’IMPRESA GALIZIANA A BARCELLONA)
Guidati da Victor, grazie ad uno score di 1 vittoria, 5 pareggi e 2 sconfitte, i Blanquiazules riescono a salvarsi.
Si conclude qui la narrazione di 15 anni di forti emozioni. L’altalenante storia del club si intreccia a quella di un giocatore che non ha mai lasciato la maglia che amava, anche nei momenti di maggior difficoltà. Gli infortuni ne hanno penalizzato una carriera che si preannunciava scintillante (di recente l’ex compagno Scaloni ha dichiarato che era ad un passo dal Real Madrid, ndr), e così il biancazzurro è diventato una seconda pelle. Non si sa cosa riserverà il futuro, ma la speranza è che Victor faccia tanto bene in panchina quanto lo faceva in campo.










