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LoSport24 racconta… Una favola del calcio italiano: il Perugia di Gaucci

LoSport24 racconta… Una favola del calcio italiano: il Perugia di Gaucci

focus adriano

Talent scouting all’estero, sponsorizzazioni dal lontano Oriente, valorizzazione di calciatori italiani provenienti dalle categorie minori: e se vi dicessimo che il Perugia di Luciano Gaucci aveva capito la ricetta già vent’anni fa, prima degli Honda e dei Nagatomo sbarcati a San Siro?

Luciano Gaucci da Roma è il prototipo del self-made man all’italiana: sfacciato, furbetto e bravo a stringere le amicizie giuste. Parte dalla trattoria di famiglia, apre un’impresa di pulizie e una ditta di abbigliamento sportivo (la Galex: indovinate che sponsor tecnico avrà il Perugia negli anni a venire?), si fa prendere in simpatia dal banchiere Geronzi e da Giulio Andreotti, intasca plusvalenze su plusvalenze grazie alla sua scuderia di cavalli; se uno così riesce anche a vincere 2 miliardi e mezzo di lire al Superenalotto, vuol dire che la Dea Bendata l’ha proprio baciato sulla fronte.
Il sor Gaucci nel 1991 compra un Perugia sull’orlo del fallimento finanziario e della retrocessione dalla Serie C1 e lo trascina in una scalata irresistibile verso i grandi palcoscenici italiani. Già nel 1991/92 c’è la promozione in Serie B dopo uno spareggio vinto contro l’Acireale: peccato che già il giorno successivo lo stesso presidente degli umbri si ritrovasse nell’occhio del ciclone per aver regalato un cavallo ad un arbitro in cambio della sua compiacenza. Promozione revocata e squalifica di tre anni, giusto per inquadrare il personaggio.

Dopo una fugace apparizione nel 1996/97 – in cui debuttò anche un diciassettenne Gattuso -, dal 1998/99 il Perugia partecipa in pianta stabile al campionato di Serie A: agli ordini di mister Castagner c’è un gruppo eterogeneo di onesti mestieranti, giocatori d’esperienza e talenti esotici. Tra questi annoveriamo il croato Milan Rapajc, l’ecuadoregno Ivan Kaviedes ma sopratutto il ventunenne giapponese Hidetoshi Nakata.
Dopo la non esaltante esperienza italiana di Kazuyoshi Miura, il mondo del pallone è concorde nel bollare Nakata come una banale operazione di marketing nel Paese del Sol Levante: eppure al suo esordio assoluto, in uno stadio affollato da giornalisti e tifosi dagli occhi a mandorla, il giovane nipponico mette a segno una sorprendente doppietta contro la Juventus di Ancelotti. Poco importa che gli umbri soccombano 3-4 tra le mura amiche: il talento c’è e si vede.

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In breve Nakata si impone come una delle più gradevoli rivelazioni del campionato grazie alle 10 reti segnate, che lo portano alla Roma già nell’inverno successivo. In breve il popolo del pallone italiano inizia a chiedersi: ma come hanno fatto a scoprirlo? All’epoca dei modem a 56k e prima che YouTube fosse anche solo concepito, il Perugia aveva messo in piedi un’innovativa rete di scouting fondata sulle tecnologie disponibili al momento: un centro multimediale con innumerevoli schermi, videoregistratori e parabole satellitari per setacciare il calcio a tutte le sue latitudini. E così per pochi soldi approdano in Umbria talenti di buon livello come lo stesso Nakata, Milan Rapajc, Christian Obodo, Zé Maria e i futuri campioni d’Europa Zisis Vryzas e Traianos Dellas.

La stagione del Perugia conduce a un 14° posto che vale l’ultimo posto disponibile per la salvezza (all’epoca la Serie A prevedeva 18 squadre con 4 retrocessioni); l’anno successivo siede sulla panchina del Grifone un allenatore esperto come Carletto Mazzone che traghetta i suoi al decimo posto, equivalente a una salvezza senza patemi.

Proprio al termine dell’annata 1999/2000 va in scena una delle partite più discusse del calcio moderno: il 14 maggio il Perugia, già salvo aritmeticamente, ospita la Juventus che si contende il titolo con la Lazio di Eriksson. Mentre i biancocelesti si sbarazzano agilmente della Reggina, al Curi si scatena un incredibile nubifragio che costringe l’arbitro Collina a sospendere l’incontro per oltre un’ora e mezza, con ben quattro sopralluoghi che evidenziano un terreno di gioco assolutamente inadatto a un incontro di calcio.
Far decidere un campionato a una partita rinviata oltre il termine del torneo è però impensabile e, tra le proteste bianconere, Collina stabilisce che si deve giocare su un prato ben oltre i limiti della praticabilità. La Juventus deve fare tre punti e Inzaghi, Del Piero e Zidane iniziano un infruttuoso tiro al bersaglio verso la porta umbra, ma al 50′ accade l’impensabile: su un innocuo cross dalla trequarti Conte respinge malamente sui piedi di Calori che diventa giudice dello scudetto e con un destro perentorio trafigge Van der Sar. Anni dopo lo stesso Calori rivelerà le minacce di Gaucci, che aveva paventato un mese di ritiro estivo se i suoi giocatori non avessero battuto i bianconeri.

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Se possibile il 2000-01 è un anno ancora migliore per il Perugia, che raggiunge un incredibile ottavo posto e la prima qualificazione all’Intertoto: la solita infornata di stranieri porta all’arrivo della meteora cinese Ma Mingyu, l’improbabile cileno Hector Tapia e sopratutto del coreano Ahn Jung-Hwan, che ci estrometterà dal Mondiale 2002. In realtà il capocannoniere della squadra è un difensore: Marco Materazzi realizza 12 reti grazie a punizioni, rigori e colpi di testa, stabilendo appunto il record di gol segnati da un difensore in Serie A.

A dirigere la squadra è un allenatore sconosciuto, il cui principale successo è stata la promozione dell’Arezzo dalla Serie D alla C2: non un gran biglietto da visita per il perugino Serse Cosmi ma il 3-5-2 ordito dal nuovo tecnico regala un gioco gradevole accompagnato da risultati positivi. Trattandosi poi del club del vulcanico Gaucci, l’esuberanza caratteriale è quasi scontata: personaggio sanguigno, riconoscibile per l’inseparabile cappellino, diventa in breve un idolo degli imitatori televisivi. Fervente tifoso romanista, quando sarà espulso in un Lazio-Perugia di qualche anno dopo, si prenderà la soddisfazione (e il rischio) di urlare: “Forza Roma” di fronte all’indemoniata curva biancoceleste.
Uno dei meriti di Cosmi è anche la metamorfosi tattica che 6 anni dopo consentirà all’Italia di alzare la Coppa del Mondo: nel 2000 infatti arriva dal Chieti (Serie C2) un centrocampista centrale mancino, dal piede educato e supportato da buone doti atletiche, tanto che il tecnico decide di dirottarlo sulla fascia sinistra. Da allora quello diventa il ruolo dello sconosciuto Fabio Grosso, con cui poi si guadagnerà il passaggio all’ambizioso Palermo e sopratutto alla notte magica di Berlino.

Le stagioni successive, sempre con Cosmi sulla panchina umbra, recano in dote salvezze tranquille, gioco di buona qualità e diverse soddisfazioni per i tifosi: nel 2002-03, grazie ai gol di Fabrizio Miccoli, il Perugia arriva a sfiorare la finale di Coppa Italia soccombendo al Milan solo in extremis; la stagione 2003-04 si apre addirittura con la conquista del trofeo Intertoto dopo aver battuto il Wolfsburg nella doppia finale (1-0 in casa con rete di Jay Bothroyd, 2-0 in trasferta grazie ai gol di Tedesco e Berrettoni).

Oltre che per i successi sul rettangolo verde, il 2003-04 del Perugia passa agli annali del calcio italiano per un altro curioso episodio: il Presidente Gaucci compra un modesto attaccante libico, già trentenne, dal discutibile feeling col gol. Svelato rapidamente l’inghippo: il giocatore si chiama Saadi Gheddafi ed è proprio uno dei figli dell’allora dittatore Muʿammar Gheddafi. Il rendimento dell’illustre giocatore va ben oltre le più rosee aspettative degli appassionati, visto che riesce addirittura a registrare una presenza in Serie A, diventando il primo calciatore libico a calcare i campi della massima categoria italiana: guarda caso il suo debutto è contro la Juventus, del cui sponsor Tamoil la famiglia Gheddafi è azionista… La sua carriera calcistica nel Bel Paese subisce un brusco stop quando viene pizzicato positivo al nandrolone durante un routinario controllo antidoping: squalifica di 3 mesi, a Perugia nessuno sembra strapparsi i capelli.

Paradossalmente l’anno del primo trionfo europeo segnò l’inizio di un’inesorabile discesa per il Perugia Calcio: il girone d’andata 2003-04 non porta nessuna vittoria e la squadra a fine campionato si posiziona quartultima. Per salvarsi bisogna vincere lo spareggio contro la Fiorentina (sesta classificata in Serie B) e i gol del viola Fantini condannano gli umbri alla retrocessione.
In cadetteria la squadra viene affidata a un altro sconosciuto: Stefano Colantuono. La rosa è una corazzata per la categoria in cui milita, eppure la promozione non arriva; in breve i problemi economici della società impediscono addirittura l’iscrizione al campionato, Gaucci è costretto a vendere il club e a rifugiarsi a Santo Domingo.

Finisce con questa grottesca latitanza l’epopea perugina di Luciano Gaucci: l’ultimo dei “presidentissimi” in stile anni ’80 ci ha regalato, oltre a un’infinita sequenza di aneddoti da bar, il progetto di una squadra completamente fondata sul talent scouting in Italia e all’estero. Chissà che nell’attuale momento di crisi non sia davvero questa la ricetta per uscire dal pantano. Certo, magari evitando Gheddafi junior…

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Feliciano Galderisi