L’Euro Under 21 2015 si preannuncia un torneo di livello altissimo. In Repubblica Ceca, sede dell’Europeo, si potranno ammirare non solo talenti in erba e sconosciuti ai più, ma anche giocatori già affermati. Per fare due nomi: Ter Stegen ha già la finale di Berlino alle spalle, mentre Harry Kane con i suoi 31 gol stagionali si presenta da sé. Ma questi sono solo due dei giocatori che già stanno giocando ad altissimo livello e gli appassionati di calcio estero già conosceranno a menadito molti dei giovani che scenderanno sul rettangolo verde. Ovviamente non mancano le promesse (e, di conseguenza, gli scout). Per una maggior conoscenza vi consigliamo di leggere la presentazione di ogni singola nazionale. Lo spettacolo in campo è assicurato.
LE PARTECIPANTI
Conosciamo nei dettagli le partecipanti di Euro Under 21 2015. Cliccando su ogni squadra sarete reindirizzati a un articolo con presentazione della Nazionale e giocatori più interessanti.
Rep. Ceca; Danimarca; Germania; Serbia
Svezia; Italia; Inghilterra; Portogallo
GRUPPO A
DANIMARCA (Q)6
GERMANIA (Q) 5
Rep. Ceca 4
Serbia 1
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GRUPPO B
Portogallo 5 (Q)
Svezia 4 (Q)
Italia 4
Inghilterra 3
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SEMIFINALI
27 GIUGNO 2015
DANIMARCA – SVEZIA 1-3 (22′ Guidetti, 25′ Tibbling, 63′ Bech, 82′ Quaison, 94′ Hiljemark)
Stadion Letná (Praga)
Il derby scandinavo è come un amore estivo: a volte confuso, ma intenso e pieno di emozioni. PLa Danimarca si presenta con il bel gioco, ma la Svezia è quadrata, aggressiva e spietata. Il risultato si sblocca al 21′, con Thelin che viene ingenuamente atterrato da Schon in area di rigore: dagli undici metri Guidetti spiazza il portiere e porta in vantaggio i gialloblù. I danesi accusano il colpo e, una manciata di secondi dopo, l’aggressività svedese viene premiata: una volta recuperata la sfera, Guidetti si invola sulla sinistra, cambia gioco per Tibbling che, visto anche lo scivolone dello sfortunato Knudsen, si trova a tu per tu con il portiere e raddoppia. I danesi perdono brillantezza e non riescono ad essere incisivi, anche a causa dell’ordine e della solodità dei rivali. L’intervallo, però, rigenera l’11 in maglia rossa. I danesi entrano in campo con un piglio ben diverso, e al 63′ arriva l’episodio che alza la temperatura del Letná di Praga: flipper nell’area di rigore svedese e Bech che risolve scaraventando la sfera in rete e accorciando le distanze. La Danimarca prende coraggio e alza i ritmi, rendendosi più volte pericolosa. La partita diventa bellissima, perchè la Svezia stringe i denti per poi ripartire e cercare di fare male agli sbilanciati cugini baltici. All’82’, proprio in una delle sortite gialloblù, il palermitano Quaison triangola con Ishak e sorprende un’impreparata difesa danese, siglando il terzo gol che chiude i conti. La Danimarca, malgrado la situazione sia compromessa, se la gioca fino alla fine e cerca un altro gol. Questo, però, porta al poker, siglato in contropiede da Hiljemark. Risultato troppo duro per i danesi, mentre la Svezia si guadagna meritatamente la finale.
PORTOGALLO – GERMANIA 5-0 (25′ Bernardo Silva, 33′ Ricardo, 45′ Cavaleiro, 46′ Joao Mario, 71′ Ricardo Horta)
Andrův stadion (Olomouc)
Il C.T. tedesco Hrubesch stravolge la formazione iniziale, affidandosi a un inedito 4-4-1-1 con Volland supportato da Emre Can: già dai primi minuti si capisce che la scelta non pagherà dato che la Germania si approccia malissimo e soltanto il palo nega il gol al capitano lusitano Sergio Oliveira. L’appuntamento con l’1-0 è rimandato solo di qualche minuto e la firma è quella prestigiosa di Bernardo Silva, che ricama a centrocampo con Cavaleiro e finalizza con un bolide da distanza ravvicinata. Il gol subito non scuote i tedeschi, che anzi subiscono il raddoppio al 33′: su corner da destra Ricardo si apposta sul secondo palo e infila da pochi passi. La Germania prova a rimettersi in carreggiata ma concede soltanto al portiere avversario Josè Sa l’opportunità di farsi immortalare dai fotografi mentre devia il tiro di Emre Can. La terza rete arriva allo scadere della frazione ad opera di Cavaleiro, che mette a nudo le enormi difficoltà della difesa avversaria: partita chiusa già all’intervallo. La ripresa comincia sulla falsariga del primo: Joao Mario batte da fuori area, Heinz devia e spiazza il portiere: sul 4-0 il Portogallo si toglie il lusso di sostituire l’imprendibile Bernardo Silva per preservarlo in vista della finale. Gli ultimi 40′ recano in dote solo tanti sbadigli, il quinto gol lusitano e l’espulsione del subentrato Bittencourt: il triplice fischio arriva come una liberazione per la Germania, la grande favorita abbandona il torneo con le ossa rotte.
FINALE
SVEZIA-PORTOGALLO 0-0 / (4-3 dopo rigori)
Portogallo e Svezia arrivano in finale conoscendosi già, di fatto. Si sono già affrontate e annusate nel corso dell’ultima gara del girone B, i 90′ minuti che hanno messo la parola fine sull’Europeo degli azzurrini. Biscotto o non biscotto, la partità finì con un 1-1 non troppo emozionante, ma senza effetti collaterali per nessuna delle due. I due tecnici – Ericson e Jorge – si ritrovano per la serata di Praga, la più importante del torneo e si presentano con la motivazione giusta per portarsi a casa la Coppa. Svezia con un 4-4-2 compatto, come al solito, e portoghesi che cambiano pochissimo rispetto alle ultime uscite con Bernardo Silva dietro le punte e William Carvalho a governare davanti alla difesa. La partita si apre su binari favorevoli al Portogallo, che al 7′ colpisce una traversa sul calcio di punizione ben calciato da Sergio Oliverira. La prerogativa principale della Svezia – l’organizzazione – fa da padrona per tutta la prima fase di gara, e gli spazi per i ragazzi in maglia rossa diminuiscono costantemente. Nella seconda frazione, il copione pare ripartire in linea a quanto visto nei primi 45 minuti, e infatti cosi; fino all’incirca al 60′ gli uomini di Jorge sembrano provarci un tantino di più rispetto ai dirimpettai scandinavi, ma successivamente la medaglia si rovescia. La Svezia tenta di soffiare il titolo durante gli ultimi 30′ regolamentari, alza il baricentro e prova a costruire manovre più ragionate e al tempo stesso dirette e incisive; l’ostacolo, però, è il numero 1 portoghese, Josè Sa, che con un miracolo all’86’ sull'”italiano” John Guidetti trascina i suoi compagni ai tempi supplementari. A questo punto, giocando per tutta la competizione ogni due giorni, la stanchezza affiora in ogni calciatore, ma quelli che sembrano averne di più sono i giovanotti vestiti di giallo, e tentativi veementi di Khalili e lo stesso Guidetti testimoniano la preparazione brillante degli uomini guidati da Ericson. Nessuno riesce a sbloccarla: rigori. Forse non la soluzione migliore e più spettacolare per decretare un vincitore, ma estremamente sentiti e orientabili a seconda delle forze mentali dei tiratori. Khalili sbaglia per la Svezia, Esgaio per il Portogallo. Siamo sul risultato di 3-3 dagli 11 metri, si presenta sul dischetto W. Carvalho, uno dei migliori giocatori dell’intero torneo, valutato 35 milioni di euro: respinto dalla parata di Carlgren. E’ sufficiente la realizzazione conclusiva di Nilsson-Lindelof per regalare al popolo svedese uno storico successo.









