La stagione 2015/16 si è da poco conclusa ed è tempo di bilanci. Nella nostra ormai consueta rubrica, oggi è il giorno di analizzare il percorso dell’Udinese: una salvezza giunta sul filo di lana è solo il culmine di un’annata avara di luci ma ricca di ombre. Un mercato sufficiente, la sfiducia televisiva a Colantuono e l’addio di Di Natale sono solo alcuni degli aspetti che hanno condizionato il campionato friulano. Scopriamo cosa ha funzionato e cosa no:
IL BICCHIERE MEZZO PIENO – Partiamo ovviamente dalla salvezza. Con tanta sofferenza ma alla fine i bianconeri hanno centrato l’obiettivo di restare nella massima serie. Merito di una coesione di intenti che, grazie all’arrivo di De Canio, ha motivato un’ Udinese sull’orlo del precipizio dopo la delusione Colantuono. Inutile negare che il doppio rigore fallito da Mbakogu contro la Lazio ha agevolato e non poco il compito ai friulani ma va anche detto che in caso di successo del Carpi contro la banda di Simone Inzaghi, i bianconeri avrebbero affrontato con tutt’altro spirito lo scontro diretto dell’ultima giornata. E pensare che questo campionato era iniziato in maniera quasi fiabesca, con la storica vittoria allo Juventus Stadium ad alimentare sogni e speranze prima che qualcosa si rompesse sotto la guida del già citato Colantuono. Un evento tanto unico quanto raro, come le gioie che i tifosi friulani hanno potuto assaporare durante l’annata: una delle quali sicuramente scaturita dal successo interno contro il lanciatissimo Napoli di Sarri alla Dacia Arena. E proprio la nuova casa dell’Udinese è una delle note liete della stagione: il nuovo gioiellino dei Pozzo è considerato tra i palcoscenici più affascinanti della Serie A e sicuramente è da considerarsi come uno dei valori aggiunti nella travagliata annata friulana.
COSA NON E’ ANDATO – Il dito è sicuramente puntato sul mercato, tanto oculato negli anni precedenti quanto approssimativo e “casuale” nell’estate scorsa. Partiamo dalla panchina con la scelta dell’allenatore che già aveva convinto in pochi. Il pur capacissimo Colantuono (chiedere dalle parti di Bergamo) è un devoto del 4-4-2, perchè allora affidarsi a lui dopo aver costruito una squadra predisposta quasi unicamente per il 3-5-2? Il tecnico è stato purtroppo solo il primo passo falso. Stupefacenti in negativo sono stati gli arrivi di Iturra e Marquinho che hanno dovuto far ricredere i vertici bianconeri con gli arrivi a stagione in corso degli svincolati Felipe e Lodi, ma non è bastato. Il mercato di riparazione non ha risolto i problemi, anzi, portando in Friuli tante ‘correzioni’ in corso d’opera che però non hanno fatto altro che ampliare il già numeroso gruppo bianconero: una mossa quasi inutile visto che, a conti fatti, è stata ancora una volta la vecchia guardia a togliere le castagne dal fuoco nel momento del bisogno. Discorso a parte merita Di Natale: la gestione dell’attaccante napoletano, all’ultimo anno ad Udine, è stata caotica ed a tratti polemica con il bomber nervoso ed utilizzato con il contagocce. Di tutto questo ne ha risentito il gruppo, sprovvisto del leader designato e mandato per gran parte della stagione alla deriva. Il “caso” è rientrato a fine stagione (giusto in tempo) permettendo allo stesso Di Natale di salutare il suo popolo d’adozione in maniera degna: un gol al Carpi per dire addio alla squadra ed alla città che gli hanno permesso di diventare una leggenda.
COSA ASPETTARSI PER IL FUTURO? – Con l’addio del numero 10 bianconero (oltre che di Domizzi e Pasquale) si apre un nuovo ciclo per l’Udinese. Le gerarchie nello spogliatoio saranno tutte da ridisegnare ed in tal senso sarà fondamentale l’arrivo del nuovo allenatore. Sarà infatti Beppe Iachini a sedersi sulla scottante panchina della Dacia Arena per cercare di far ripartire i friulani. Al tecnico ex Palermo sarà chiesto in primis di ridare un’identità alla squadra e di tornare a valorizzare quei giovani che quest’anno, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti ad emergere. E’ infatti la crescita dei prospetti il dogma imprescindibile da cui bisogna ripartire in Friuli: se la società tornerà ad operare con oculatezza ed occhio lungo allora potremmo essere di fronte alla “rinascita” sportiva della fucina Udinese, altrimenti quello che aspetta i bianconeri sarà l’ennesima lotta sudore e sangue per non essere invischiati nelle zone pericolosissime della classifica.









