Stagione regolare, dodicesimo posto in campionato e 45 punti: salvezza tranquilla ma niente di particolarmente spettacolare. E potrebbe anche essere un bottino ampiamente soddisfacente per una società di mediocri aspettative, se non si trattasse del Torino, la stessa squadra del più positivo nono posto dello scorso anno, e del magistrale settimo di due stagioni fa, quando i granata si qualificarono addirittura per l’Europa League. Con un progetto tra i più stabili della Serie A, un tecnico che anno dopo anno conferma la sua straordinaria preparazione e un mercato assolutamente all’altezza, forse ci si aspettava qualcosina in più, nonostante sia chiaro che l’obiettivo minimo è stato raggiunto senza nemmeno troppi patemi.
IL CAMMINO – Era iniziato tutto quasi perfettamente, con 3 vittorie e un pareggio nelle prime quattro giornate della stagione, che sono poi diventate anche la striscia più lunga di risultati utili consecutivi, mai più oltrepassata nel corso di tutto l’anno. Blocco di vittorie, tutte di fila, che non è andato invece oltre le 3 gare, tra l’altro quelle decisive che hanno messo il punto e a capo sulla salvezza granata: tra il 3 e il 16 aprile, infatti, la squadra di Ventura ha collezionato il 2-1 e l’1-0 in trasferta rispettivamente contro Inter e Bologna, risultati intramezzati dalla vittoria casalinga contro l’Atalanta, con lo stesso risultato di San Siro. Restando in tema di tratti negativi e positivi di stagione, c’è da dire che nemmeno le sconfitte consecutive sono state mai moltissime, con il picco di 3 k.o. uno dopo l’altro, nel periodo tra fine 2015 e inizio 2016. E se la stagione non è stata pienamente soddisfacente, un bel po’ di amaro in bocca (soprattutto tra i tifosi) deriva dai due risultati dei derby con i rivali della Juventus: 1-4 subito all’Olimpico al ritorno, e ancor più bruciante – per come poi è andato in archivio il campionato – la sconfitta all’ultimo minuto allo Stadium, con il 2-1 firmato Cuadrado che ha dato poi il là alla pazzesca rimonta zebrata verso lo scudetto.
ALTALENA BLOCCATA – Andando a scavare tra le varie giornate e prestazioni del campionato del Toro, non è difficile teorizzare che il vero problema è stata la scarsità di costanza di rendimento, denominatore comune di un sentiero che non ha mai veramente avuto la possibilità di sbocciare. Tutto ciò può essere confermato anche dalle scelte di mister Ventura, il quale – diversamente da quanto successo negli anni precedenti – non ha trovato una vera propria identità da appiccicare alla sua formazione, con continui cambi di interpreti dovuti a periodi di forma a fasi alterne e a qualche infortunio, vedi quello di Maksimovic. Il marchio di fabbrica più significativo è stato sicuramente il modulo: 3-5-2 confermatissimo ormai da parecchio tempo, mai modificato nel corso dell’annata; la chiave della solidità che ha permesso la salvezza, ma dall’altro lato anche una sorta di dipendenza di cui Ventura non ha voluto e potuto fare a meno.
DUBBI E SICUREZZE – Come spesso accade, una stagione di questo tipo dev’essere interpretata come un punto di ripartenza, perchè questa squadra una base solida ce l’ha innegabilmente. Il binomio gioventù-esperienza ha avuto modo di confermare il suo valore ed è proprio sulle forze fresche e rampanti che si erigerà il futuro granata: le conferme di Josef Martinez e Benassi oltre agli innesti della scorsa estate di Baselli, Zappacosta, Acquah, Obi e specialmente Belotti (autore di 12 gol stagionali da trascinatore) vanno proprio in questa direzione. La nube di dubbio più carica, però, si trova sulla panchina, e non è un punto di poco conto: il presidente Cairo pare aver scaricato Giampiero Ventura (entrato pesantemente tra i nomi dei papabili successori di Conte in Nazionale) e avviato i contatti con l’ex Samp e Milan, Sinisa Mihajlovic e Giampaolo dell’Empoli. Sul mercato la società dovrà invece con tutta probabilità lasciar partire verso la Russia (Zenit) il capitano, nonché comandante della difesa Glik, uno dei pilastri della recente storia del club e forse anche Bruno Peres, che piace a molti; anche per ciò che riguarda Ciro Immobile non ci sono certezze. La fetta più importante del lavoro della dirigenza andrà però ritagliata per gli investimenti in entrata, colpi di ulteriore qualità e carisma al servizio di una squadra che vorrà puntare al di là di una semplice salvezza.









