Dalla prima di ritorno è cominciata l’era Spalletti alla Roma 2.0. La prima partita però non ha portato grandi punti: 1 solo, contro l’ultima in classifica. Da Hellas-Roma 1-1 con Garcia, a Roma-Hellas 1-1 con Spalletti. Se dovessimo attenerci al risultato, potremmo certamente dire che non sia cambiato niente, se non l’allenatore. Eppure qualcosa il tecnico di Certaldo ha fatto.
“EPPUR SI MUOVE” – Vogliamo chiamare in causa una citazione famosissima di Galileo Galilei. Egli affermava che fossero i pianeti a girare intorno al Sole e non intorno alla Terra, alla quale veniva conferita la posizione di centralità. Accusato di eresia, per non finire al rogo pensò bene di ritirare la sua ipotesi e pronunciò questa frase. Bene, eppur si muove questa Roma 2.0: 107,306 sono i KM percorsi dalla Roma nella prima di Spalletti come nuovo allenatore (Garcia aveva chiuso con 93,69 contro il Milan). Mai la Roma aveva coperto una tale distanza in campionato. La Roma attuale, s’intende. Perchè il dinamismo e la corsa l’allenatore toscano l’aveva già inculcato nel primo arrivo sulla panchina giallorossa. Nel 2006-2007 i terzini Cassetti e Tonetto e le fasce Taddei e Mancini correvano, e correvano forte anche. A centrocampo Pizarro e De Rossi (l’unico rimasto da quella Roma con Totti) davano geometrie l’uno e fisicità l’altro. Ora a centrocampo c’è sempre De Rossi che ne possiede le chiavi, a mo’ di San Pietro, ma le geometrie le detta Pjanic, che ha tutto il talento per farlo, e la fisicità, l’aggressività e il dinamismo ce lo mette Nainggolan. Il problema forse è là davanti: al posto di Totti e/o Vucinic delle precedenti gestioni Spalletti, c’è un Dzeko da ritrovare e un Salah da mettere in condizioni di sfruttare la fascia con la sua rapidità. E ad un Gervinho dato per partente la soluzione si è trovata in Perotti.
NAINGGOLAN COME PERROTTA: SEGNA E UNISCE DUE REPARTI – Sebbene forse Perrotta non sia stato celebrato ed elogiato forse per quanto meritava, nella Roma di Luciano ricopriva un ruolo essenziale. Dietro le punte, leggermente davanti ai centrocampisti, aveva il compito di tenere unito i due reparti, garantendo intensità (e ce ne vuole in quel ruolo) e qualità. Mestiere che Perrotta (Campione del Mondo 2006 con la Nazionale di Lippi) ricopriva al meglio e a cui abbinava anche un discreto fiuto del gol con una buona percentuale realizzativa.
Dal 4-3-2-1 del 2007-2008 che poteva diventare 4-1-2-1 o 4-3-1-2 a seconda delle esigenze, ora la Roma si schiera (o almeno contro il Verona così era) con un 4-3-3, in cui il compito di tenere insieme i due reparti è affidato il ninja. Che se vogliamo ha un po’ le qualità di Perrotta, buon fiuto del gol, dinamismo, piedi discreti e tanta tanta corsa. Anche se a volte il belga eccede con l’aggressività, per usare un eufemismo.









