Per quanto maestosa e bella a vedersi, ricca di qualità ed imprevedibilità in ogni reparto, questa Roma non è ancora pronta per la Champions League. E’ come il bambino che inizia finalmente a camminare da solo: sicuro e spavaldo quando si muove tra le mura di casa, agganciandosi all’occorrenza a qualche oggetto per non cadere; timoroso e vulnerabile quando, avventurandosi in cortile, rischia di inciampare in una mattonella leggermente scoscesa o in un’innocua zolla di terra.
Il grande demerito dei giallorossi non è tanto quello di non essere riusciti a dare continuità alla grande prestazione della prima giornata – il roboante 5-1 rifilato al CSKA davanti al proprio pubblico – quanto quello di non essere mai riusciti a riprendersi davvero dalla debacle rimediata in occasione della prima delle due proibitive sfide con il Bayern Monaco. L’1-7 subito dai bavaresi ha gettato gli uomini di Garcia in una evidente crisi di identità: poco abituati alle grandi rassegne continentali, molti calciatori della Roma, segnati dalla disfatta, hanno affrontato le tre gare successive con paura e scarsa determinazione, quasi con rassegnazione, pagando ogni singolo errore commesso senza mai sembrare davvero in grado di invertire la tendenza.
La gara di questa sera è la sintesi perfetta della troppo breve Champions League giallorossa. Il City, forgiato da anni di partite di questo genere, è sceso in campo sornione, ha saputo aspettare il momento adatto per colpire tenendo in pugno per larghi tratti la Roma concedendole senza troppi patemi d’animo il pallino del gioco e affidandosi nei momenti chiave del match alle giocate dei suoi campioni – qualche buona respinta di Hart, che pare finalmente un portiere maturo, un gol da cineteca di Nasri, che si conferma centrocampista dalla classe cristallina… – per risolvere sfida e qualificazione. La Roma, inesperta e frenetica, è caduta fin da subito nella trappola di Pellegrini, e, convinta di riuscire a tenere in scacco l’avversario per tutti i novanta minuti, ha lentamente rinunciato a giocare finendo per perdere ogni possibilità di vincere la partita già a inizio ripresa, quando ancora si era sullo 0-0.
L’eliminazione costringerà Garcia ad effettuare una scelta dolorosa ma necessaria per mandare avanti un progetto che rischia adesso di vedersi improvvisamente vanificato: meglio concentrare gli sforzi sulla corsa al titolo e puntare dritti al quarto Scudetto della storia giallorossa o provare a disputare un’Europa League, competizione logorante e spesso poco gratificante, da protagonista per restituire lustro alla società a livello internazionale?
Solo il tempo ci dirà quale destino attende questa Roma, ancora troppo poco capoccia per superare l’infame esame Champions.









