C’è l’ha fatta, quando ormai sembrava destinato a essere l’ultimo dei Fab Four, quando ormai sembrava che il dominio di Novak Djokovic fosse diventato incontrastabile, e invece Andy Murray ha saputo sfruttare il momento giusto, ha saputo trasformare le sconfitte, le critiche e i dolori in motivazioni fortissime che l’hanno portato a vincere praticamente tutto, da Wimbledon in poi.
DECISIVO IL RITIRO DI RAONIC – Murray deve ringraziare anche la dea bendata che ha deciso di fargli evitare il match decisivo contro Milos Raonic, un match sicuramente non facile per la doppia posta in palio, la finale del torneo e appunto il trono di tennista più forte del mondo: il canadese ha accusato un problema al quadricipite della gamba destra che dopo gli esami si è rivelato una vera e propria lesione che lo costringerà a saltare pure le Finals di Londra e quindi sarà Tomas Berdych a prendere il suo posto. A Parigi – Bercy intanto Andy Murray affronterà a sorpresa John Isner in finale, protagonista di un ottimo match contro Marin Cilic, conclusosi con il punteggio di 6-4, 6-3.
RIMONTA PAZZESCA – Un anno incredibile quello del campione scozzese, un inizio di stagione tra mille difficoltà e delusioni, come l’ennesima sconfitta in una finale contro Djokovic, a Melbourne, per poi deludere nei Masters americani di Indian Wells e Miami uscendo in entrambi già al secondo turno, nemmeno la stagione sul rosso regala a Murray molte gioie (altra sconfitta in finale Slam subita da Nole), ma almeno si regala per compleanno il titolo di Roma. Da Giugno cambia tutto, il campione Davis in carica sfrutta i tornei britannici per darsi lo slancia ed ecco che mette di fila i tornei del Queen’s, Wimbledon, Olimpiadi, Pechino, Shanghai e Vienna con unici stop a Cincinnati dove lo ferma Cilic in finale e a New York, sconfitto da Nishikori in cinque set in semifinale.
FINALS DECISIVE – Ma non è detta l’ultima parola, perchè Murray per chiudere l’anno al primo posto del ranking deve fare meglio di Djokovic anche alle Finals, infatti il serbo tornerebbe immediatamente numero uno se vincesse il torneo inglese.









