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MILAN – I 78 anni di Berlusconi: perché un giorno lo rimpiangeremo

MILAN – I 78 anni di Berlusconi: perché un giorno lo rimpiangeremo

milan baresi montella

Domani sogneremo altri traguardi, inventeremo altre sfide. Cercheremo altre vittorie che valgano a realizzare ciò che di buono, di forte, di vero c’è in noi, in tutti noi che abbiamo avuto questa ventura di intrecciare la nostra vita ad un sogno che si chiama Milan”. [Silvio Berlusconi]

Parlare con assoluta e professionale imparzialità di un personaggio come Silvio Berlusconi è impresa ardua e per certi versi inutile. Come asseriva nell’incipit di una sua recente fatica – La pancia degli Italiani: Berlusconi spiegato ai posteri – il noto giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini, “spiegare Silvio Berlusconi agli italiani è una perdita di tempo. Ciascuno di noi ha un’idea, raffinata in anni di indulgenza o idiosincrasia, e non la cambierà. Ogni italiano si ritiene depositario dell’interpretazione autentica: discuterla è inutile”.

Eppure, nel giorno del 78esimo compleanno di uno dei più dibattuti uomini del panorama politico nazionale vogliamo quantomeno provare a fare un bilancio del – quasi – trentennio di Berlusconi come patron e uomo forte del Milan, mettendo per una volta da parte i facili isterismi e le simpatie o antipatie dovute perlopiù agli eccessi della persona, semplicemente analizzando il suo operato a partire da alcuni numeri e dati di fatto.

Comunque termini il suo regno, Silvio Berlusconi è e resterà ancora a lungo il presidente più vincente della storia del calcio italiano. In oltre 28 anni al comando del club rossonero, l’ex Cavaliere ha sollevato cinque Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, un Mondiale per Club, cinque Supercoppe Europee, otto campionati italiani, una Coppa Italia, sei Supercoppe di Lega; ha sostenuto il suo Milan in altre sette finali euro-mondiali, risultando sconfitto – anche clamorosamente, pensando alla notte di Istanbul – ma mai schiacciato; ha visto per sette volte un suo calciatore ricevere l’ambitissimo Pallone d’Oro e per tre volte il più recente ma non per questo meno prestigioso FIFA World Player.

Il più grande pregio di Berlusconi è tuttavia probabilmente quello di aver lanciato e/o offerto la chance della carriera a tre dei più grandi allenatori che la storia del calcio ricordi: Arrigo Sacchi, sbarcato a Milanello nel 1987 e capace di addobbare la sala dei trofei rossonera con due Coppe dei Campioni nel giro di soli tre anni nonché di dare vita alla leggendaria squadra degli Invincibili; Fabio Capello, già centrocampista del glorioso club meneghino, che portò il Milan ad aggiudicarsi una Champions League e quattro campionati nazionali portando a termine il primo dei due grandi cicli vincenti dell’era di Silvio presidente; Carlo Ancelotti, due Champions League e mezza – mettiamola così – in otto anni di panchine a San Siro tra mille difficoltà e nuovi campioni tutti da scoprire.

Amato, odiato, comunque rispettato, Silvio Berlusconi ha da sempre spinto i suoi tecnici a praticare un calcio propositivo, in linea con i parametri da lui stabiliti: il milanismo nelle vene, la fase offensiva più di quella difensiva, la ricerca del “bel giuoco” come prerogativa. “E’ come Narciso”, sosteneva Leonardo quando fu chiamato a sostituire Carlo Ancelotti sulla panchina rossonera, che per rimarcare la voglia di spettacolo che da sempre contraddistingue il patron aggiungeva: “Vorrebbe sempre vincere 8-0 e avere il 95% di possesso palla”.

Noto anche per i grandi acquisti in concomitanza delle elezioni politiche, le epifanie a Milanello sempre a bordo del suo elicottero privato e le sporadiche ma indimenticabili apparizioni in sala stampa – ne sa qualcosa Massimiliano Allegri, che ebbe modo di spalleggiare seppur non certo attivamente il presidente in alcuni dei suoi più recenti show davanti ai giornalisti -, Berlusconi è sempre tuttavia rimasto per tanti tifosi un immenso punto interrogativo: c’è chi sostiene che prima di acquistare il Milan volesse comprare l’Inter, chi ritiene che fosse tifoso rossonero fin da bambino, chi addirittura pensa che fino alla prima metà degli anni ottanta il calcio non fosse in cima ai suoi interessi e che questi 28 anni alla guida di uno dei club più titolati al Mondo siano stati solo una geniale trovata pubblicitaria.

Di certo l’entusiasmo non gli è mancato, anzi. E la convinzione è che un giorno non lontano nel mondo del pallone rimpiangeremo questa figura tanto istrionica quanto appassionata e la sua onnipresente assenza in ogni scelta di formazione e in ogni decisione della società. Un “sentimentale che agisce con razionalità”, che ricorderemo per i fenomeni e per i flop, per i successi e per le – poche – grandi sconfitte, per le dichiarazioni spumeggianti e gli inspiegabili silenzi, e per i soldi spesi, perché “il Milan è un affare di cuore, costoso, ma anche le belle donne costano”.

Oggi, nel giorno del suo 78esimo compleanno, siamo certi che a qualche sostenitore rossonero e amante del calcio italiano nonostante la fede politica e gli avvenimenti degli ultimi anni scapperà un sorriso nel vederlo immortalato con qualche trofeo sui quotidiani nazionali.

Tanti auguri Presidente. E che la palla resti in gioco ancora a lungo.

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Andonio Gonde

Profilo ironico sull'ex allenatore del Bari Antonio Conte. Non c'è alcun intento di dileggio della persona, è solo satira calcistica.