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MILAN – Debutto vincente per Brocchi. Ecco cosa abbiamo visto (in campo e fuori)

MILAN – Debutto vincente per Brocchi. Ecco cosa abbiamo visto (in campo e fuori)

milan baresi montella

Il Milan di Brocchi ha esordito sul campo della Sampdoria imponendosi per 0-1 con una prestazione a tratti convincente. Si sono già intravisti dei cambiamenti? Qual è la strada intrapresa dal nuovo allenatore sul campo? Analizziamo ciò che, pur in fase embrionale (Brocchi parla di 5 %) si è potuto osservare nella partita di ieri sera.

CHRISTIAN
Vittoria alla prima partita da allenatore di una prima squadra. Da allenatore della squadra in cui ha cominciato a giocare nei pulcini e con la quale ha alzato al cielo due Coppe dei Campioni, uno Scudetto, una Coppa Italia. Vittoria nell’ultimo stadio che lo ha visto scendere in campo da giocatore, quando tre anni fa arrivò il momento di appendere le scarpette al chiodo.
Certo, Christian, anche se ancora non hai fatto assolutamente nulla, l’emozione che hai provato è largamente concessa.
Ho visto Brocchi arrivare davanti alle telecamere ieri sera molto tranquillo, ma allo stesso tempo visibilmente colpito, quasi commosso. Forse addirittura troppo formale nel suo modo di stare davanti alla telecamera con le braccia distese lungo il corpo e il busto attentamente dirimpetto al cameraman. C’era un non so che di teso, di innaturale nell’intervista post-partita rilasciata dall’allenatore del Milan: più di quanto fosse legittimo aspettarsi. Ben più di quanto io possa ricordare in Seedorf, o Inzaghi, che sono arrivati con premesse simili. Ha ringraziato il suo predecessore Mihajlovic per un SMS di complimenti arrivato dopo la gara: “una dimostrazione di grande stile”; si è detto contento della prestazione e della risposta ai suoi stimoli, mentali e di gioco. Ha parlato di calcio con competenza, sì, ma se qualcosa deve aver rassicurato i tifosi rossoneri, questo è da ricercare proprio nell’attaccamento dimostrato all’ambiente e al ruolo. Più della definizione di “sogno hanno parlato gli occhi lucidi con cui fissava l’obiettivo rispondendo alle domande: comunque andranno le cose, c’è una persona di fiducia, uno di casa.

OCCUPARE IL CAMPO
Chiedete a qualsiasi allenatore del mondo cosa cambi con il passaggio da un modulo a un altro e vi risponderà che ciò che conta è soprattutto l’atteggiamento della squadra. Tuttavia, tra i primi cambiamenti voluti dal nuovo Mister, il più vistoso è quello che riguarda il modulo, diventato 4-3-1-2. In settimana si sono spese svariate ipotesi sugli interpreti che sarebbero scesi in campo (si sono fatti i nomi di De SciglioMexes), ma in realtà l’unico a pagare il cambio in panchina e di schieramento è stato Honda. La disposizione voluta da Brocchi a centrocampo è un classico “rombo”, di cui Montolivo occupa il vertice basso e Bonaventura quello alto. Le mezzale Bertolacci Kucka sono chiamate a un compito molto dispendioso (e Christian lo sa bene, avendo più volte occupato quella posizione da giocatore), che diventa più abbordabile se la squadra segue bene il pressing a partire dagli attaccanti e dai terzini. Questi ultimi restano molto alti in entrambe le fasi: in attacco – contemporaneamente – per dare più opzioni al trequartista e favorire gli inserimenti dei centrocampisti (per la verità un po’ timidi); nel non possesso stando sulla linea dei centrocampisti per seguire il pressing e non rendere vano il lavoro delle mezzale, per l’appunto. Una pratica che il Milan ieri sera è riuscita a realizzare solo per brevi o brevissimi tratti, ma con risvolti interessanti. I movimenti degli attaccanti sono i soliti da prima e seconda punta. Fondamentale, invece, lo studio dei compiti del trequartista, Bonaventura, che non deve agire da “10 puro, come spiegato dallo stesso allenatore, ma deve essere in grado di trovare la giusta posizione tra le linee e agire all’occorrenza da esterno, da rifinitore, da attaccante. Si tratta della vera e propria chiave di volta di questo pensiero tattico, perché ha responsabilità pesantissime dietro e davanti, senza contare che deve correre tantissimo. Non è un caso che il gol sia arrivato da una sua invenzione costruita dalla fascia.
Montolivo ha chiaramente ricevuto indicazioni per farsi consegnare il pallone in più occasioni che in passato. Innanzi tutto in avvio d’azione e anche direttamente dallo stesso Donnarumma, poi come continuo punto di riferimento nel possesso della squadra, nel quale anche i difensori centrali ricoprono un ruolo molto importante. Certo, per adesso è ancora molto lento e arrugginito, ma già questa sera è servito in alcune occasioni a stanare gli avversari.

In generale, non mi trovo d’accordo con i commenti che ho già sentito sulle maggiori occasioni da gol create da questo Milan e sui molti cambiamenti visibili: questi portano sempre con sé l’incoscienza di chi parla con troppo anticipo, di chi non aspetta altro che rinfacciare le proprie ragioni nella formula del “te l’avevo detto“. Ecco, spero proprio che questo non venga fatto dalla dirigenza del Milan nella rivendicazione della scelta, il giorno in cui dovesse rivelarsi vincente. Spero, pur con ottimismo ridotto, che qualcuno si accorga anche delle solide basi lasciate da Mihajlovic -soprattutto quelle difensive -, un allenatore che in ogni caso, e comunque vada questa nuova esperienza, avrebbe meritato più rispetto.

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Riccardo Congiu

21 anni, studente di Lettere moderne alla Statale di Milano.