Mazzarri inter caos
Ore 23.00, Artemio Franchi. I giornalisti fanno le ultime domande a Montella, che risponde con il solito garbo che da sempre lo ha contraddistinto da quando ha appeso gli scarpini al chiodo e ha indossato le vesti dell’allenatore. Domande di rito, a dire il vero, perché i microfoni stanno aspettando solo lui: Walter Mazzarri, Per ulteriori chiarimenti riguardo la seconda sconfitta consecutiva della stagione, innanzitutto: un 3-0 che lascia adito a pochi, pochissimi dubbi, ma si sa, è da queste situazioni che si riconosce un tecnico da grande squadra. E lui lo è. Lo ha sempre detto, affermato e ribadito, che non è su quella panchina per caso; che, gonfiando il petto, non è mai stato esonerato nella sua carriera.
Eccolo, arriva. Passo nervoso, fronte madida di sudore. Strano. Dov’è finito L’IronWalter, il sergente che non ha mai temuto nulla e nessuno? Magari è solo un’impressione, sentiamo cosa dice: un grande allenatore manderebbe dei chiari segnali allo spogliatoio e ai tifosi, inviperiti e delusi dall’ennesima stagione mediocre, tenendo tutto su delle larghe spalle costruite con anni di lavoro e fatica. Lo stesso Mazzarri in più occasioni ha gettato acqua sul fuoco dopo prestazioni negative, cercando di dare una scossa all’ambiente o trovando alibi che potessero difendere un gruppo fin troppo fragile. No, stavolta, a sorpresa, Mazzarri non si aggrappa a nulla. Rimane là, quasi a disagio davanti alla telecamera, come ad aspettare una sentenza. Abbozza:“Va un po’ male tutto, arriviamo tardi sulla palla. La condizione fisica non è buona…”. Ma come, il preparatore atletico non è Giuseppe Poldrelli, da sempre a fianco del tecnico toscano, autentico mago nell’evitare gli infortuni?. Mai, in 11 anni di rispettabile carriera, Mazzarri aveva addossato – implicitamente o non – colpe a suoi collaboratori, soprattutto in diretta TV; piuttosto ci ha messo la faccia personalmente, ergendosi a capro espiatorio per salvare staff e calciatori. No, non stavolta.
Poi arriva l’harakiri finale, la frase che non ti aspetti da un allenatore di una Big:“Era difficile avere una reazione veemente su un campo difficile come questo”. Si chiude il sipario. Parole difficili da concepire dai tifosi nerazzurri, che da sempre guardano una partita aspettandosi i 3 punti, come è giusto che sia. Parole che sono più che ammissibili, certo, se si è allenatori di una squadra che punta alla salvezza. Parole invece inadeguate se si è sulla panchina di una squadra che ha come obiettivo minimo – non giriamoci intorno – il terzo posto in campionato, per di più contro una diretta concorrente per il campionato. In molti, interisti e non, hanno da sempre sostenuto che il tecnico toscano fosse un buon allenatore (solo) per le provinciali. Dal canto suo, Walter è riuscito a raggiungere un impensabile secondo posto con il Napoli, prima di iniziare la stagione a Milano con grandi aspettative. Fino adesso però non è riuscito davvero ad incidere quando la pressione ha iniziato ad essere pesante, quando solo gli Allenatori con la A maiuscola riescono a reggerle e a usarle a loro favore. Talento incompreso o tecnico incompiuto?
Quello che però ha lasciato tutti sorpresi è la mancanza di reazione dopo una sconfitta maturata in questo modo, con zero tiri nello specchio, con ben 7 reti subite in due partite. Tutt’altro: gli occhi del mister erano bassi, come quelli dei bambini dopo la ramanzina della maestra. L’amarezza aumenta se si pensa che questo doveva essere l’anno della rinascita interista, con il tecnico finalmente a comando di una rosa composta dagli uomini richiesti, fiducioso e convinto da un progetto serio e dalle solide basi. Invece, dopo 6 giornate, sono stati racimolati appena 8 punti. Mazzarri ha l’esperienza giusta per risollevarsi da questo momento, ma ora gli alibi sono finiti, serve un inversione di rotta al più presto: la pazienza di Thohir sta scemando, quella dei tifosi è già finita da tempo. Bisogna tornare a vincere, con o senza WM.
“Ma il gruppo è ancora con me”. E’ la speranza di tutti, caro Walter, anche se rispetto ad Agosto ci crediamo un po’ meno.









