Uno degli elementi della rosa ad avere vissuto in particolare una stagione molto controversa, come Kovacic, è Rodrigo Palacio, punto fermo delle precedenti annate e presunto tale anche prima dell’inizio di quest’ultima. El Trenza, con una partenza a dir poco traballante, è sembrato un altro giocatore, non in quanto a impegno e sacrificio – quelli non mancano mai – bensì in merito al rendimento effettivo e, statistica fondamentale per un uomo d’attacco, alla sua vena realizzativa. Per vederlo andare in rete è bisognato aspettare fino alla sedicesima giornata di campionato, contro la Lazio, in chiusura di 2014, anno sfortunato per il numero 8 nerazzurro, che ha perso la finale dei Mondiali con l’Argentina e ha probabilmente sofferto psicologicamente, oltre che fisicamente, questa disfatta.
Il nuovo anno ha invece portato miglior vento al codino di Rodrigo, con un’altra rete, contro il Genoa, dopo aver saltato la gara contro la Juventus. Complice il periodo negativo dell’Inter di Mancini, con il solo punto conquistato contro Empoli, Torino e Sassuolo, anche Palacio ha subito una battuta d’arresto, ma ha poi confermato i primi segnali di ripresa con altre tre reti in campionato e ben 4 gol in 3 partite di Europa League, fondamentali contro il Celtic, molto utili (ma non abbastanza) contro il Wolfsburg. El Trenza appare quindi rinato, concreto e presente in zona gol, tanto da rappresentare il massimo finalizzatore di occasioni dell’ultimo breve periodo per l’Inter, complice anche la maggior propensione al gioco di squadra da parte del collega Mauro Icardi.
Che il problema fosse psicologico, e che il cambio di rotta sia stato dato dalla fiducia in se stesso, maturata con l’arrivo dei gol e grazie un pizzico di fortuna, che prima mancava, è un’ipotesi plausibile. Non bisogna però dimenticare che il giocatore stesso aveva più volte sottolineato di essere tormentato da un fastidio alla caviglia, che non gli permetteva di rendere al meglio delle proprie possibilità. Anzi, si è parlato spesso di una operazione di pulizia del tendine necessaria, che avrebbe potuto rigenerare il numero 8 del Biscione. Con il problema in via di risoluzione, El Trenza ha ripreso le sembianze di quello che è stato, nelle scorse stagioni, il vero trascinatore dell’Inter, con reti, assist e prestazioni esemplari per chiunque lo vedesse giocare. Si parla spesso – giustamente – della garra di Medel, più lampante ed estroversa, ma anche il buon Rodrigo è degno di grande stima per l’impegno costante e la continua lotta su ogni pallone disponibile. Non è raro vederlo ripiegare in difesa per aiutare i compagni, ancor meno dopo un suo errore, a cui vuole immediatamente rimediare.
Nell’attuale clima di rivoluzione estiva, sarà importante capire quante garanzie Palacio potrà offrire all’Inter di Mancini, per quanto una sua cessione possa sembrare utopica, dal momento che le necessità delle casse nerazzurre non potrebbero essere soddisfatte con la sua partenza: molto difficile ricavare una somma positiva per il bilancio, da un giocatore sì valido, ma ormai trentatreenne – età pesante per un attaccante. L’impressione è che Rodrigol abbia definitivamente accantonato il fastidio alla caviglia e i fantasmi negativi del Mondiale brasiliano e possa continuare ad esprimersi sugli ultimi ottimi livelli, sperando in un cambiamento di rotta di tutta la squadra. Ragionando in maniera sensata, e ribadendo il discorso del difficile ricavo economico, uno così è meglio tenerlo che perderlo.









