Dicono che la fortuna sia cieca. Al contrario la “sfiga” ci vede benissimo. È solo che colpisce sempre gli stessi. O meglio, la stessa categoria. Almeno quando si parla di Formula1. Se non si fosse ancora capito dal titolo stiamo parlando della sfortuna che affligge il secondo pilota di ogni scuderia di F1, la cui monoposto vincerà il mondiale costruttori. Come mai sono sempre questi poveri Cristo ad essere colpiti? Beh, questo non ci è dato saperlo, e solo il destino sa quello che fa. Ma forse entra in gioco anche la “fortuna del campione”. La fortuna premia gli audaci, per intenderci.
Esempio eclatante della “sfiga del secondo” (la rinomineremo così) è stata l’ultima, in ordine di tempo, di Rosberg a Sochi. Rottura del pedale dell’acceleratore e ritiro forzato, dopo che il sabato aveva conquistato la pole e la domenica era partito riuscendo a mantenere la posizione. Rottura della pedaliera. Fino a domenica in F1 era successa se non mai solo pochissime volte.
Sì è vero a Singapore fu Hamilton ad essere costretto al ritiro, ma se pensiamo a tutte le sfortune che ha avuto il compagno di squadra capirete che il destino si è accanito contro di lui. Pensiamo ad esempio quando in Ungheria, Ricciardo tentò l’attacco sul tedesco della Mercedes e gli forò la gomma. Nico fu costretto a fare un giro con gomma forata e finì 10°. O quando in Italia il suo motore ha cominciato a fumare costringendolo per l’ennesima volta al ritiro.
Se poi facciamo un salto nel passato, neanche di tanto, ci ricordiamo anche del binomio Vettel-Webber, con l’australiano parafulmine delle sfighe. Per esempio gli si ruppe il motore l’ultimo giro del GP di Singapore, il problema al KERS nel Gran Premio d’India che permise ad Alonso di recuperarlo e passarlo, il ritiro al 17º giro a causa di un guasto all’alternatore nel Gran Premio degli Stati Uniti, il contatto con Vergne in Cina che lo costrinse a tornare ai box a cambiare il musetto e al ritorno in pista perse una gomma, il pit stop in cui non riuscivano a fissargli la gomma in Germania, la foratura dovuta ai detriti nel GP di Corea in cui fu costretto poi a cambiare nuovamente le gomme in cui fu costretto a montare le super-soft avendo finito i set di gomme medie e dulcis in fundo il ritiro in India per la repentina perdita di potenza della sua monoposto.
Insomma il secondo pilota è per il fato la calamita delle sfighe. Vedremo che con il tempo non lo diventi il pilota principe della scuderia, magari così vivacizzando quei mondiali in cui già dalla prima gara si capisce chi sarà il destinato a trionfare.









