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Il Dna del campione: quando arriva l’appuntamento con la storia

Il Dna del campione: quando arriva l’appuntamento con la storia

Quello che è appena trascorso è stato un weekend molto emozionante per ogni appassionato di sport: ci sono dei momenti in cui il grande campione, il fuoriclasse, decide più o meno consapevolamente di segnare sulla propria personale agenda un appuntamento con la storia.

Il fine settimana è iniziato con la straordinaria impresa compiuta da Vincenzo Nibali, il quale nella tappa di Sant’Anna di Vinadio – penultima del Giro d’Italia – è riuscito a staccare il colombiano Chaves in salita, conquistando una maglia rosa che sembrava ormai essere diventata un miraggio per il ciclista siciliano.
Quelle al Giro d’Italia sono state delle settimane complicate per lo squalo, finito più volte nel mirino di critica e tifosi: Nibali però non si è arreso e complice un pò di fortuna – vedasi la caduta di Kruijswijk che in quel momento aveva un importante vantaggio in classifica – è riuscito a compiere un capolavoro, conquistando la novantanovesima edizione del Giro D’Italia.
D’altronde si sa, la fortuna aiuta gli audaci, o forse in questo caso è meglio dire i campioni, e Nibali ha colto al volo l’assist della Dea bendata, riuscendo a non mancare il suo appuntamento con la storia.

Il sabato sportivo però ci ha offerto un altro evento che verrà ricordato da tutti gli appasionati di sport, e più nello specifico da chi ama il calcio: allo stadio Giuseppe Meazza infatti, è andata in scena la finale di Champions League, che ha visto il remake dell’atto conclusivo di due stagioni fa: vale a dire il derby di Madrid tra Real e Atletico.

Alla fine ha prevalso il Real e dunque all’Atletico dei miracoli del Cholo Simeone non è riuscita l’ultima impresa: il sogno dei colchoneros si è fermato a undici metri dal traguardo, proprio sul più bello, nel modo più crudele possibile. Se però da un lato il destino è stato beffardo per la squadra di Simeone, dall’altro lato ha regalato l’undicesima coppa dalle grandi orecchie al Real Madrid.
Anche nella finale di sabato sera c’è stato un appuntamento con la storia e a questo appuntamento ha deciso di non mancare Cristiano Ronaldo: il portoghese è stato autore di una partita anonima, probabilmente una delle peggiori disputate con la camiseta blanca, ma alla fine, quasi senza rendersene pienamente conto, è stato proprio lui a mettere la firma sulla conquista della Champions League, realizzando il rigore decisivo. Ancora una volta dunque, il campione riesce a mettere il timbro nel momento del bisogno, quando serve, quasi come ci fosse un copione prestabilito.

Nella notte tra sabato e domenica poi, si è giocata gara 6 della finale di Conference ad Ovest tra gli Oklahoma Thunder e i Golden State Warriors. Ci riferiamo chiaramente al basket americano, con i Warriors campioni in carica, chiamati a vincere in casa dei Thunder per riportare la serie in parità.
Anche nella sfida Nba c’è stato un appuntamento con la storia: nell’ultimo quarto di gioco, quando ormai i campioni in carica sembravano sull’orlo di un burrone, Thompson e l’Mvp Curry hanno sfoderato una prestazione epica, riuscendo a regalare la vittoria alla propria squadra, rendendosi protagonisti proprio quando c’era da scrivere una pagina importante nella storia recente del basket americano.
Insomma questo weekend lo ha confermato ancora una volta: chi ha il Dna del campione riesce ad essere sempre presente quando c’è da scrivere la storia, non manca mai un appuntamento ed anzi, è come se il destino scegliesse per lui.

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Nunzio Corrasco