Di Maria-Psg: l’argentino si trasferisce a Parigi
Il giorno che uno sceicco busserà alla vostra porta per comprare qualcosa che non avete alcuna voglia di vendere, non fatelo entrare. Fidatevi: chiudete a chiave, spegnete le luci e aspettate. Finché non se ne andrà. Già, perché qualora commettiate l’infausto errore di aprirgli le porte della vostra casa, avrà già ottenuto quello che vuole, non importa a che prezzo.
Pensateci, è un po’ quello che è successo al Real Madrid. L’ultimo calciatore che i galactictios avevano (hanno) intenzione di cedere, pur dovendo in qualche modo rientrare dalla spesa per James Rodriguez, è senza dubbio Angel Di Maria: già titolarissimo e pupillo di Ancelotti, il mondiale da assoluto protagonista lo ha consacrato sul palcoscenico più importante, e solo un infortunio muscolare gli ha impedito di giocare la finalissima di Rio (e, chissà, di sovvertirne l’epilogo).
Ma il semplice imbastire una semi-trattativa con il Paris Saint Germain, il normalissimo “sedersi al tavolo” anche solo per coltivare buoni rapporti di vicinato con un altro top club europeo, ha segnato sin da subito il destino delle merengues. Dopo qualche settimana di schermaglie, infatti, le jeux sont fait, l’affare è (praticamente) servito: Di Maria vola a Parigi.
Manco a dirlo, infuriano le polemiche. “E’ una vergogna!” “Non rispettano il FFP!” “Di questi tempi certi acquisti sono immorali!”. Calma. Non avete capito nulla. Prestito con diritto di riscatto, questi i termini dell’affare che va delineandosi nelle ultime ore. Visto? Anche gli sceicchi hanno imparato a far di conto, proprio come le squadre italiane, in tutto e per tutto. O quasi.
Già, perché le cifre che circolano non sono esattamente quelle del vostro classico prestituccio da tempi di vacche magre, magari gratuito, con pagamento dilazionato negli anni. No, qui le proporzioni sono un tantino differenti: 10 milioni sull’unghia, e diritto (o obbligo, conta poco) di riscatto a 70, dicasi settanta, milioni di Euro. Et voilà, ecco trovato l’escamotage per aggirare le norme del famigerato Financial Fair Play, che impedirebbero ai transalpini, peraltro già sanzionati quest’anno, di effettuare nuove follie di mercato dopo quella, già criticata dai più, per David Luiz. Il discorso, peraltro, è molto complesso e variegato, e merita di essere affrontato approfonditamente in altre sedi.
Ciò che qui importa, infatti, è che tutto ha un prezzo nel mercato degli sceicchi, anche se ti chiami Real Madrid. Non c’è modo di resistere, anche se hai appena vinto la tua decima Champions League. La prossima volta, quando suonerà il campanello, ci penseranno due volte prima di aprire la porta.









