Morgan De Sanctis ha concesso quest’oggi una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Il portiere giallorosso è pronto per iniziare questa nuova stagione e a difendere i pali della sua squadra. De Sanctis è convinto, questo potrebbe essere l’anno giusto: “Per chi come me o Totti ha una certa età, questo spero sia l’anno giusto. Non voglio giocare fino a 50 anni, potrei chiudere anche a fine stagione. Nel caso, spero di farlo con l’emozione più bella di tutti, vincendo qualcosa di importante. Questa Roma, del resto, è costruita proprio per questo, sperando di non trovare ancora una Juventus da 102 punti. Lo scorso anno dissi ai tifosi che sarebbero tornati ad essere orgogliosi di noi. Lo dissi con il cuore, divenne la colonna sonora della stagione. Ora dico che per vincere ci serve solo una cosa: tanta umiltà e sacrificio, senza non si può nulla”.
Si susseguono le voci su una probabile cessione di Benatia a un’altra società e arriva subito il commento di De Sanctis: “Non esistono più giocatori incedibili, gli sceicchi di oggi sono i Berlusconi, Tanzi, Cragnotti e Moratti di 20 anni fa. Il calcio italiano oramai esporta. Mehdi posso solo dire che sta facendo tutto bene, da grande professionista. Perderlo potrebbe essere negativo, ma nel calcio ci stanno anche i sacrifici. E poi non sempre una cessione toglie, a volte aggiunge. Basti pensare allo scorso anno con Lamela, Marquinhos e Osvaldo, o a quando l’Inter cedette Ibrahimovic al Barcellona. Verosimile che cambi qualcosa da qui alla fine, ma con spirito di gruppo potremo far bene lo stesso”.
Il portiere giallorosso è dunque pronto e lascia alle spalle l’infortunio che l’ha costretto a restare fermo: “La prognosi era di 90 giorni, sono a disposizione, nessun problema. Per l’inizio della stagione sarà regolarmente al mio posto. Ci rendiamo conto tutti che si può vincere, ma serve umiltà”
Non può mancare il commento per il nuovo presidente della Figc Carlo Tavecchio: “Pensavo che Albertini potesse essere soluzione ideale per il rinnovamento. Ha vinto Tavecchio, l’auspicio è che ora possa avere un sussulto d’orgoglio e di competitività. Nel calcio italiano continuano a contare gli interessi di parte, non quelli collettivi. Il sistema rispecchia quello del Paese, a tutti i livelli.”









