Erano circa 128 i chilometri in programma per la prova Mondiale delle donne elite, la stessa distanza, articolata su un circuito di circa 18 km da ripetersi 7 volte, percorsa nella mattinata dagli uomini junior.
Nessun tentativo significativo ha caratterizzato buona parte della corsa segnata invece da una brutta caduta di gruppo verificatasi durante il secondo giro: è stata una danese la prima a cadere a causa dell’invasione con la bicicletta dello sterrato adiacente la strada e come un effetto domino dopo di lei sono state molte altre le atlete a finire a terra, talvolta con capitomboli degni dei più esperti circensi. Numerose cicliste hanno riportato escoriazioni , altre sono state costrette al ritiro; tra le coinvolte anche Susanna Zorzi, la campione del mondo uscente Marianne Vos e Giorgia Bronzini transitate sul traguardo con rispettivamente circa 30”, 45” e 1’40” ma riuscite dopo alcuni chilometri, con l’aiuto di alcune compagne di squadra, a rientrare.
La corsa è proceduta regolarmente, alternata da alcuni tentativi da parte di varie atlete che in solitaria hanno provato ad evadere dal gruppo. E’ però solo quando mancano una trentina di chilometri che le condizioni del tempo peggiorano ed una pesante pioggia si abbatte sulle atlete, una difficoltà in più con cui affrontare la discesa. Finalmente la competizione entra nel vivo grazie ad una delle nostre azzurre: Rossella Ratto scatta in occasione del penultimo passaggio sullo strappo di Miradora e in un attimo, andando a riprendere l’australiana Neylan precedentemente scattata frantuma letteralmente il gruppo. C’è anche la Longo Borghini tra le atlete che hanno reagito all’attacco della lombarda e che con un piccolo vantaggio sulle altre affrontano la discesa guidate da Marianne Vos prima di essere raggiunte. Si alternano così numerose serie di scatti ed allunghi messi a segno da atlete di diversa nazionalità, ma in quasi tutte le occasioni la campionessa del mondo uscente chiude ogni tentativo. Rimane così davanti un gruppo di circa 30 atlete continuamente scomposto e ricomposto in cui nelle prime posizioni vi sono sempre la Ratto e la Longo Borghini pronte a saltare, ora l’una ora l’altra, sulla ruota di qualsiasi attaccante, presenti inoltre per la nostra nazionale anche Giorgia Bronzini e Tatiana Guderzo.
Ha inizio così l’ultimo giro con l’avvento degli ultimi 18 km gli scatti in gruppo, soprattutto animati dalle nostre portacolori continuano senza sosta. L’Olanda con trainate micidiali porta il gruppo sempre più ridotto verso l’ultima salita di 1200m dove sicuramente se vedranno delle belle. Si alternano gli scatti, la Bronzini nonostante la caduta sembra tenere mentre la Guderzo si stacca. Ai -5km la Johansson mette a segno l’attacco decisivo, Vos, Armistead e Longo Borghini accortesi della situazione saltano sulla sua ruota andando a costituire un quartetto inseguito da Ratto e Ferrand Prevot. È l’olandese tra le quattro la più pericolosa e così una alla volta le altre attaccanti cercano con scatti di ogni tipo di metterla in difficoltà, ma la cannibale è un osso duro. Vi è però indecisione in questo gruppetto che, entrato negli ultimi due chilometri, si fa riprendere dalle altre atlete pilotate da Claudia Hausler, si entra nell’ultimo chilometro.
È Rossella Ratto la prima a rompere gli indugi e ad iniziare la volata, su di lei Marianne Vos seguita dalla Ferrand-Prevot, Giorgia Bronzini invece, chiusa dalle altre atlete cerca di crearsi un varco. È la francese che salta tutte le avversarie mentre l’italiana dalla parte opposta della carreggiata con tutta la grinta a sua disposizione prova a recuperare. Incredibile la velocità della transalpina che tra la sua incredulità iniziale, all’età di 22 anni riesce a vincere il titolo mondiale; la tedesca Brennauer già oro a crono e la svedese Johansson vanno a completare il podio. Purtroppo per la nostra atleta solo la medaglia di legno, ormai e la terza per la spedizione italiana a questi mondiali che tra quarti posti e cadute sembra essere più che mai sfortunata, tutte le nostre speranze sono riposte sulla prova in linea degli uomini.
Giorgia Monguzzi









