I PROTAGONISTI – Una startlist così, non si vedeva da anni in Spagna. I big ci sono tutti. Manca solo il padrone di casa Contador, per lui, correre tutti e 3 i grandi giri sarebbe stata un impresa da ciclismo eroico, quel ciclismo eroico che non esiste più. C’è però Majka a fare le sue veci nella Tinkoff che quindi si promette battagliera, sia nella generale, sia nelle tappe da attaccanti, vedi Peter Sagan che dovrà condividere i galloni di capitano quando la strada non sale. Joaquim Rodriguez tenterà di scacciare via a suon di pedalate l’ombra di doping che aleggia sulla sua Katusha. L’Astana si presenta con un tridente Landa, Aru, Nibali, che fa davvero paura, il capitano dovrebbe essere Aru, ma le dichiarazioni della vigilia lasceranno spazio alla strada, e sarà la strada a dirci la verità. Froome vuole centrare la sua personale (dopo il Tour) doppietta, per lui 2 podi (2011-2015) al secondo posto, ma mai un successo pieno in terra iberica. A dare fastidio al “frullatone” troviamo gli indomabili Quintana e Valverde, forse gli unici ad aver dimostrato di poterlo mettere in crisi. Tra tutti è il colombiano della Movistar, quello che Froome soffre maggiormente, Nairo è il migliore scalatore in gruppo, su questo non ci piove, deve allineare la strategia alla voglia di vincere, ma per lui l’incognita resta sempre Valverde. Il campione di Spagna ha vinto l’edizione 2009 e rastrellato podi (3/0 nel 2013 e nel 2014) quest’anno ci riproverà, lui ci prova sempre, ma correndo per se stesso.
LA VOGLIA DI RIVALSA – Occhio poi alla voglia di rivalsa di chi il Tour non lo ha fatto, o si è dovuto ritirare. Tra i primi c’è il lucano Pozzovivo che ha fame di corse vere, dopo la caduta che ne ha segnato la stagione. Tra i ritirati al Tour Tejay van Garderen (Bmc) sogna di riallacciare il filo del discorso da quella sciagurata crisi che mandò in fumo un lavoro superbo, svolto sulle strade di Francia. La locomotiva Cancellara (Trek) sta imboccando il binario per viaggiare come sempre ad alta velocità. Degenkolb (Alpecin) andrà a caccia di volate, dove rivedremo il velocista-boxer Bouhanni (Cofidis). Insomma ci sono tutti gli ingredienti per 21 giorni di spettacolo, non ci resta che metterci comodi e goderci questa Vuelta 2015.
Il PERCORSO – Una crono a squadre e una individuale, sei tappe di pianura e tredici di media- alta montagna, per un totale di 3357 km: questo il menù della Vuelta a España 2015. Nella sua 70° edizione la corsa iberica propone, come sempre, pochissimi chilometri contro il tempo e un’infinità di salita, equazione però che non sempre corrisponde allo spettacolo. Nove, e tutti inediti, gli arrivi in salita, i quali non sono concentrati nelle frazioni finali ( come spesso succede a Giro e Tour), bensì spalmati nell’arco delle prime due settimane, con l’eccezione dell’ultimo arrivo in vetta fissato per lunedì 7 settembre, comunque ancora lontano da Madrid. Il tracciato della Vuelta risulta quindi insidioso sin dalle prime battute e la classifica dovrebbe delinearsi fin dalla prima settimana, nella quale sono presenti ben quattro arrivi in salita.
La Vuelta 2015 partirà con la Puerto Banús – Marbella, cronosquadre di 7,4 km, che verrà però neutralizzata ai fini della classifica generale per via di una polemica montata dalle squadre a causa della copiosa quantità di sabbia presente sul percorso. Il secondo giorno, a Alto de la Mesa, inizia il festival degli arrivi in quota, anche se l’ascesa finale non è nulla di che. Dopo tre tappe pianeggianti, di cui la seconda con un finale nervoso, la strada torna a salire per la sesta e la settima tappa con gli arrivi a Sierra de Cazorla e a La Alpujarra. Sabato 29 è prevista un altra tappa senza eccessive asperità, prima della frazione di Benitatxell, altro semplice arrivo in salita. Prima del giorno di riposo conclude il primo blocco di tappe la Valence – Castellón, breve ma con una interessante salita negli ultimi 20 km di gara. Dopo il giorno di riposo la Vuelta propone la sua tappa regina: Andorra la Vella / Cortals d´Encamp, solo 138 km, ma ben 6 GPM e 4950 metri di dislivello. Alle montagne russe seguono due frazioni più semplici, adatte alle ruote veloci o magari alle fughe da lontano dato che la classifica sarà decisamente ben delineata. Dopo aver tirato il fiato ecco che sabato 5, domenica 6 e lunedì 7 arrivano altre tre tappe toste con altrettanti arrivi in salita. Se nei primi due casi l’ascesa finale non è preceduta da eccessive asperità, nel caso della Luarca – Alto Ermita de Alba/Quirós di lunedì ci sarà la possibilità di inventarsi qualcosa anche lontano dal traguardo, con ben 6 GPM prima di quello che porta all’arrivo. Martedì 8 settembre verrà osservato il secondo e ultimo giorno di riposo, il quale precede la crono individuale di Burgos. I 38,7 km contro il tempo non sono molti, ma potrebbero comunque rifinire alcuni dettagli della classifica. La diciottesima e la diciannovesima tappa sono adatte alle fughe da lontano, anche se per gli uomini di classifica sarà possibile inventarsi qualcosa per rosicchiare qualche secondo agli avversari. Il vincitore della Vuelta a España 2015 lo conosceremo dopo la San Lorenzo de El Escorial / Cercedilla, tappa priva di arrivo in quota, ma comunque decisamente complicata con ben 4 GPM tutti di prima categoria. Per l’ultima frazione si torna alla classica passerella di Madrid dopo che nel 2014 la corsa iberica aveva terminato le proprie fatiche a Santiago de Compostela.
Scritto in collaborazione con Francesco Alloisio.










