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TEMPO DI BILANCI – La stagione disastrosa del Verona

TEMPO DI BILANCI – La stagione disastrosa del Verona

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E’ terminata nel peggiore dei modi auspicabile, la stagione 2015/2016 del Verona. I bilanci stagionali sono assolutamente negativi, a fronte retrocessione nella serie cadetta che obbliga gli addetti ai lavori a porsi domande scomode e a trovare risposte coraggiose, per capire le tante cose che non anno funzionato in questa annata da tragedia greca, e quel poco da salvare da cui ripartire per il futuro.

34 reti segnate, 63 subite. Ben venti sconfitte, tredici i pareggi, appena cinque vittorie. Sono questi i numeri sconcertanti della stagione disastrosa del Verona, che ha chiuso il campionato appena terminato all’ultimo posto in classifica. Tanti i fattori che hanno contribuito al naufragio della squadra del presidente Setti, che la prossima settimana farà un resoconto della stagione in una conferenza stampa. Le cose da analizzare non sono poche per Setti, che qualche spiegazione ai tifosi dovrà darla, dato che almeno loro che hanno assistito con amarezza e rabbia al declino della compagine hanno comunque fatto la loro parte, non facendo mai mancare il loro appoggio alla squadra anche nei momenti più bui di una stagione in cui è praticamente andato tutto storto.

LA STAGIONE IN BREVE – La prima parte di stagione del Verona è stata semplicemente da incubo: la squadra di Mandorlini è apparsa per tutto il girone d’andata completamente spaesata, senza la benchè minima idea di gioco, per non parlare della fragilità difensiva imbarazzante. la prima vittoria è arrivata soltanto il 3 febbraio, il che la dice lunga. Complici di questa situazione sono i numerosissimi infortunii, tra cui quello grave del bomber Luca Toni alla terza giornata, a dimostrazione di una evidente fragilità non solo dal punto di vista tattico, ma anche dal punto di vista fisico. Sicuramente la preparazione atletica estiva non è stata delle migliori. La sterilità offensiva poi lascia sconcertati, basti pensare al fatto che a fine campionato il capocannoniere della Serie A Higuain ha chiuso con 2 reti in più degli scaligeri. se L’approdo di Del Neri in panchina al posto di Mandorlini ha ridato un po di linfa alla squadra, ma ciò non è bastato  per evitare la retrocessione, nonostante i recuperi di Toni e Viviani e un girone di ritorno onorato fino all’ultima giornata. In tutto questo anche una gran dose di sfortuna ha contribuito alla disfatta dei gialloblù. Si salva solo una reazione d’orgoglio nel finale di campionato con due successi di prestigio in casa contro Milan e Juventus, che almeno sono serviti per dare un degno saluto a Toni, che a Verona ha segnato gol a grappoli nelle passate stagioni. In Coppa Italia le cose non sono ovviamente andate molto meglio: dopo aver battuto Foggia e Pavia ai preliminari la squadra ha rimediato un netto 3-0 in casa del Napoli agli ottavi.

GESTIONE INSUFFICIENTE – Se volessimo tracciare un grafico per descrivere le ultime tre stagioni nella massima serie dei veneti, questo sarebbe una parabola discendente: ottimi da neopromossi, discreti nella scorsa annata, pessimi in quest’ultima. In tutto questo la colpa della dirigenza è palese: le cessioni dolorose di due colonne portanti come Iturbe e Jorginho nel giro di soli due anni, non sono state assolutamente colmate da acquisti all’altezza. Dunque si direbbe che sul mercato si poteva e si doveva fare di più. Inoltre dopo l’infortunio di Toni a Settembre 2015 era chiaro che occorresse trovare un attaccante all’altezza della situazione nel mercato di riparazione invernale, ma anche in questo senso si è fatto poco e nulla. Infatti la sensazione prevalente è stata per molti tratti quella di vedere una squadra Toni-dipendente. E non si può certo dipendere da un giocatore di 38 anni, età nella quale gli infortunii sono dietro l’angolo, nonostante il fatto che bomber Luca abbia vissuto nei due anni scorsi passati a Verona una sorta di seconda giovinezza. Pensare che il numero nove potesse arrivare anche quest’anno a superare quota venti gol era leggermente pretenzioso. Il tecnico Mandorlini d’altro canto non ha saputo gestire la situazione sul campo, non riuscendo a trovare uno straccio di sistema di gioco che esaltasse le poche risorse a disposizione. Se la squadra ha espresso un calcio brutto da vedere e si è allenata poco e male un bel pò di responsabilità le ha certamente anche lui. I segnali che il suo ciclo da allenatore del Verona fosse giunto al capolinea erano arrivati già dalla scorsa stagione, ma non sono stati colti dalla società.
Fuori dal campo c’è la cessione del marchio ad opera del cosulente finanziario A. Guastoni a far discutere: la cessione del marchio a gennaio ha generato dapprima un profitto di 16 milioni, ma attualmente è collocabile nella casella dei debiti da rimborsare. Ci sono stati anche casi di cattiva informazione da parte dell’ufficio stampa del club: Romulo che un giorno dice che è pronto a giocare e il giorno dopo finisce in Brasile a operarsi, o lo stesso Toni che viene fatto/lasciato parlare un giorno sì l’altro pure anche sulle previsioni meteo. Tutte cose da cui si nota la fase di confusione che mai come ora sta attraversando la società. Tutte cose che obbligano il presidente Setti a farsi un esame di coscienza e a rivedere l’Hellas Verona da cima a fondo, a tutti i livelli. Solo dopo aver fatto questo il Verona potrà ripartire per tentare un’altra scalata verso la massima serie.

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Lorenzo Bonuomo

Sono nato nel 1993 e vivo a Rivoli in provincia di Torino. Mi sono diplomato al liceo scientifico e attualmente studio Scienze Internazionali dello Sviluppo e la Cooperazione all'università di Torino. Da sempre appassionato di sport, aspiro a diventare giornalista.