“Tutti perdono il fiore della gioventù. Un fucile, una sella o una persona, tutti sono migliori quando sono usati e hanno perso la lucentezza del nuovo, acquistando il valore del tempo.”
Parole vere, parole sante quelle espresse dal leggendario Ernest Hemingway, a letto, in fin di vita, a causa di un combattimento a fuoco durante la Prima Guerra Mondiale. Ecco allora che, proprio nel momento di soccombere ad un tragico destino, quando tutto lo splendore, effimero, dei tempi antichi è ormai un ricordo, non si vuole cedere, non ora. “Post mortem resurgo”, recitava uno striscione della “Fossa dei Leoni”, storico e sanguigno gruppo ultras, che ovunque difende la Foritudo. Quanto mai avevano ragione. L’età dell’oro cestistico per Treviso e Basketcity è davvero finita?
Certo, i tempi sono totalmente cambiati da quella storica finale scudetto del 2000, che sancì il primo titolo nazionale fortitudino. Si sono persi ormai nel tempo i vari Carlton Myers e Tyus Edney, ma la passione e la perseveranza di ricominciare, in questo caso dal nulla, fanno riaffiorare alla memoria i tempi migliori. Anche in Serie A2 siamo certi che spettacolo sarà, non tanto per il gioco, sia chiaro, ma per il fascino nostalgico di una sfida, appartenente ad una pallacanestro che non esiste più.
Entrambe le società hanno impostato, nel corso di una vera rivoluzione sportiva, un programma lodevole, volto a coinvolgere i ragazzi dei settori giovanili, perchè, prima o poi una possibilità va data a tutti, figuriamoci agli atleti di casa nostra. Il tempo, guarda caso, ha dato loro ragione. In fin dei conti siamo sprofondati nel baratro molto in fretta. Tuttavia, come cantavano i Morcheeba nel 2000 (che coincidenza), “Rome wasn’t built in a day“, ci vuole pazienza a ricostruire un impero seppur sportivo.
Eccoli i frutti della resilienza cestistica: da un lato Leonardo Candi, classe 1997 con una visione di gioco strabiliante, maturità eccellente e un self-control da applausi (come dimostra la sua non reazione nei confronti di una provocazione virtussina al termine del derby della Dotta). Sulla sponda trevigiana Davide Moretti, guardia classe 1998 già troppo letale e dominante in campo per essere così giovane.
In panchina siedono due direttori d’orchestra favolosi, dimenticati dalla massima serie per fare spazio ad improbabili saccenti. Parliamo di Matteo Boniciolli, vincitore di numerosi trofei, tra cui la Coppa Italia con Avellino nel 2008, dal 2015 a Bologna. Mentre in Veneto possono contare sulla sapienza cestistica di Stefano Pillastrini, uno che dove è andato ha fatto sempre bene, confermato a furor di popolo anche per questa stagione.
La sfida è molto sentita dalle due squadre. Treviso parte con i favori del pronostico e può contare su una solida coesione di gruppo. Il leader offensivo assoluto è Matteo Fantinelli capace di trovare il fondo del secchiello nei modi più disparati. Notevole è anche l’apporto di Andrea La Torre, prodotto della Stella Azzurra Roma e quello di Andrea Saccaggi, letale dall’arco. Giganteggia sotto le plance un espertissimo Tommaso Rinaldi. Gli uomini di Pillastrini, attualmente al secondo posto alle spalle della Virtus Bologna, vogliono recitare un ruolo da protagonista in questo campionato. Discorso totalmente identico, nonostante la settima posizione in graduatoria, va fatto per la Fortitudo, che l’anno scorso si arrese solamente in finale playoff sotto i colpi del Basket Brescia. Il nucleo principale è stato confermato: Nazareno Italiano, Leo Candi e Davide Raucci. Il colpaccio estivo è stato caratterizzato dal ritorno del grande Stefano Mancinelli, già autore di pagine importanti per l’Aquila bolognese. Alex Legion, appena arrivato dalla Viola di Reggio Calabria, pare l’uomo ideale per risalire e puntare alla promozione.
Saranno tanti gli italiani validi in campo, dopotutto il lavoro alla fine ripaga sempre gli sforzi e le delusioni subite, come in questo caso, nella speranza di rivedere queste due gloriose società nella categoria che più spetta a loro: la Serie A, ma tutto non sarà più come prima.









