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ESCLUSIVA: Felline: “Migliorato dopo l’incidente. Quella battuta di Guercilena…”

ESCLUSIVA: Felline: “Migliorato dopo l’incidente. Quella battuta di Guercilena…”

Certe imprese nascono da un’intuizione. Basta poco, un’idea sorta quasi per caso, per cambiare il corso degli eventi. A Fabio Felline è successo alla Vuelta a Espana. Grazie a quella decisione, il torinese classe 1990 ha conquistato la Maglia Verde, simbolo del primato nella classifica a punti. Il corridore della Trek Segafredo ha gentilmente concesso un’intervista esclusiva a LoSport24, in cui ha parlato della corsa spagnola e di molto altro.

Buongiorno Fabio, come procede il periodo post Vuelta?

<<Spero di rifiatare un po’ perché subito dopo la Vuelta sono partito per i campionati europei a cronometro, che non sono andati come volevo. A volte capita. Ci sono giornate belle e giornate brutte. Sono tornato a casa per un giorno e poi sono ripartito subito per una gara>>.

Come sarà il Suo calendario?

<<Mah non ci sono tante altre gare da programmare, anche se è atipico correre così tanto dopo la Vuelta. Non c’è il tempo per recuperare. Dopo aver corso la Milano-Torino, c’è il Lombardia. È possibile che quella sia l’ultima corsa. Il 2 ed il 3 ottobre la squadra organizzerà un ritrovo per parlare del 2017>>.

Lei ha realizzato un’impresa, conquistando la Maglia verde alla Vuelta, battendo Nairo Quintana nella classifica a punti. Quali sono le Sue sensazioni? Ha compreso la portata di questo traguardo?

<<Nel giorno della cronometro ero triste perché pensavo alle cinque volte in cui ho sfiorato la vittoria, senza portare nulla a casa. Ero dispiaciuto. Allora, il manager mi ha detto scherzando: “Tranquillo, domani vai in fuga e ti prendi la Maglia Verde”. Ovviamente è stata una battuta, ma ci abbiamo ragionato e veramente abbiamo valutato la possibilità. Se avessi fatto la gara giusta, vincendo lo sprint dei 5 punti, avrei potuto conquistare la maglia con lo sprint di Madrid. Diciamo che non è avvenuto per caso. È stato inaspettato che all’ultima grande tappa sia riuscito ad entrare nella fuga. Sono stato bravo e fortunato ad essere con il gruppo di fuggitivi che è arrivato al traguardo. Ho capito che le parole di Guercilena non erano state così infondate perché in classifica a punti ero stato anche secondo, prima di trovarmi quarto, anche se i punti di distacco erano veramente pochi. 11-12 punti si potevano fare con piazzamento nei primi cinque posti. Ancora prima che finisse la gara di sabato, la squadra mi ha detto: “Se entri nei primi cinque hai buone possibilità di prendere la maglia”. Ovviamente a quel punto il mio obiettivo non si è limitato al piazzamento nella top 5, ma ho cercato di finire il più avanti possibile. Non si sa mai come vanno le cose. Se Quintana si fosse piazzato una o due posizioni avanti, avrebbe probabilmente preso la maglia. Valverde era l’elemento più pericoloso su come se la poteva giocare a Madrid in volata. Tuttavia, alla fine Quintana era il secondo in classifica>>.

Nella vostra strategia avete considerato anche la marcatura tra Quintana e Froome nella lotta per la Maglia Rossa?

<<Assolutamente no, anche perché su quel terreno cosa avrei potuto fare? Dovevo fare la mia corsa sperando che andasse meglio della loro. Non avrei potuto fare la gara su di loro, pensando di gestirmi e di poterli beffare perché se fossi arrivato con loro ai piedi della salita non avrei concluso nulla. Dovevo solo fare la mia corsa e poi in base alla piega che prendeva l’andamento della tappa alle mie spalle avrei avuto le possibilità di vestire la maglia. Se Quintana avesse ripreso i fuggitivi e fosse finito nei primi 10, automaticamente non ce l’avrei fatta ad indossare la maglia>>.

Come si è sentito una volta arrivato a Madrid con l’ufficialità di essere Maglia Verde?

<<Onestamente mi sono sentito appagato, perché l’ho considerata come una vittoria. E poi la Maglia Verde è sempre importante ed ambita in tutti i Grandi Giri. Ha sempre un grande valore. Sinceramente se qualcuno mi chiedesse se avessi preferito vincere una tappa o fare questa Vuelta non cambierei quello che ho fatto. I rimpianti iniziali sono stati ripagati ampiamente. Quello che ho fatto per la Maglia Verde poteva essere la gara perfetta. Ma devo fare i conti con quello che è mio e veramente mio, non con quello che poteva essere.  E ciò che è accaduto è stato qualcosa di molto grande ed importante che probabilmente non cambierei>>.

Questa Vuelta L’ha vista protagonista non solo in volata, ma anche nelle fughe e con una buona resistenza in salita. Se lo aspettava?

<<Diciamo che su certe salite riesco a difendermi bene. Sul fatto di essere completo, è sempre stato così. Come in tutte le cose, ce ne si accorge con i risultati. Anche in passato ho mostrato di possedere una predisposizione ad andare bene su tutti i terreni>>.

Quali sono i Suoi margini di crescita?

<<Ancora non lo so. Sicuramente credo di poter andare ancora più forte e di poter crescere ulteriormente, ma ancora non so quanto. Potrei migliorarmi in classifica generale o puntare ad altri obiettivi>>.

La Vuelta è stata incredibile se si pensa all’infortunio all’Amstel Gold Race. Quali sono i Suoi ricordi di quel momento terribile e della riabilitazione?

<<Non ho pensato a nulla di quello che mi era capitato. E’ stato difficile quando mi hanno detto che rischiavo di concludere qui la mia carriera. Eppure credo che sia vero il detto che tutto quello che accade ha un senso. Mi è servito per maturare sotto tanti aspetti, sicuramente sotto il profilo umano: mi preoccupo se succede qualcosa a qualche altro ciclista perché ripenso a quanto mi è accaduto. Ma l’incidente è stato importante anche sotto l’aspetto sportivo perché si apprezza quello che si ha. Ho trovato più cattiveria agonistica e voglia di riprendermi dall’infortunio. È stato un stimolo importante per tornare. Addirittura ho anticipato di un mese i tempi previsti per il rientro>>.

I Suoi colleghi Le sono stati vicini in questo momento?

<<Certo, mi sono stati vicini in tanti, soprattutto il gruppo italiano e tra gli azzurri anche Giacomo Nizzolo. Mi sono arrivati tanti messaggi di solidarietà>>.

Da due anni, Lei è approdato alla Trek Segafredo. In cosa lo ha aiutato la nuova squadra nel Suo processo di crescita?

<<Quando si corre con grandi campioni si cresce per forza. I miei compagni mi hanno aiutato con consigli continui. Siamo una squadra di alto livello e dall’anno prossimo ci sarà anche Alberto Contador, che ha annunciato da poco il suo trasferimento. Personalmente mi incuriosisce l’idea di correre con un ciclista come lui, non mi è mai successo finora. E poi la Trek Segafredo è un team internazionale. Ha grandi strutture e macchinari per la preparazione. Anche questo aspetto mi ha agevolato molto>>.

La Trek sta cambiando pelle con gli addii di Cancellara, Schleck e Hesjedal. Cosa ne pensa di questo cambiamento interno alla squadra? Ne avete parlato?

<<Diciamo che nel caso di Schleck e Hesjedal si era intuito, mentre la scelta di Cancellara ha stupito tutti, soprattutto dopo la vittoria alla cronometro olimpica. Solitamente dopo un successo simile non si pensa all’addio. Comunque sono persone che hanno fatto la storia di questo sport, ma è un processo che si verifica sempre. Ci sono i giovani che stanno arrivando e, secondo me, è giusto che quando un atleta non ha la percezione di essere competitivo è giusto prendere una decisione di questo tipo>>.

Nel corso di quest’estate hanno destato scalpore il caso di Zakarin, escluso dalle Olimpiadi senza motivo, ed i permessi rilasciati a Froome e Wiggins per poter utilizzare medicinali per curarsi. Cosa ne pensa di queste vicende?

<<La storia di Froome e Wiggins è uscita ora e non ho avuto modo di parlarne in gruppo o di sentire i vari pareri. Posso solo dire che non hanno fatto emergere una possibile positività nascosta. Si sapeva da anni del permesso di curarsi in determinati casi. Secondo me, hanno solo ripetuto una cosa, senza aggiungere nulla di nuovo. È diverso se attraverso questa operazione avessero scoperto un’eventuale positività nascosta, ma in questo caso non è avvenuto nulla di tutto ciò. Ora si discute sui social sulla possibilità di correre anche se malati, ma in verità i permessi chiesti riguardano medicinali non dopanti. Onestamente a questa notizia non ho mai dato importanza e non saprei dare un giudizio in merito.>>.

Un’ultima domanda: Daniele Bennati è stato l’ultimo azzurro a conquistare la classifica a punti alla Vuelta. Le ha fatto i complimenti al termine della gara spagnola?

<<Non ci siamo più visti dopo la corsa, però siamo amici. Sicuramente, se ci dovessimo rivedere, ci sarà uno scambio di complimenti. Già durante l’ultimo giorno alla Vuelta si era congratulato. Dopo Madrid non ci siamo più visti. Abbiamo comunque un buon rapporto e ci sarà modo di rivederci e riparlarne>>.

 

La redazione di LoSport24.com ci tiene a ringraziare, per la disponibilità e per la simpatia con cui ha affrontato l’intervista, Fabio Felline e tutto il Team Trek Segafredo a cui vanno i nostri più sentiti auguri per il futuro.

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Federico Mariani

Nato a Cremona il 31 maggio 1992, sono laureato in Lettere Moderne e studio Storia d'Europa presso l'Università di Pavia. Sono appassionato di sport, con una preferenza per il ciclismo. Sogno di far diventare questa passione il mio lavoro.