Neanche il tempo di lasciare ufficializzare ad Antonio Conte la volontà di non proseguire il lavoro come commissario tecnico dell’Italia dopo l’europeo in Francia del prossimo giugno: giornali e televisioni hanno già iniziato il totonome per l’ambitissima panchina, e la rosa dei papabili è come sempre incredibilmente vasta e variegata. Da Spalletti a Zaccheroni – il favorito di Tavecchio – passando per Guidolin e Di Biagio, sembra che la moda sia – come del resto sempre in queste occasioni – tentare di spararla più grossa possibile: qualcuno ha addirittura ipotizzato un improbabile approdo a Coverciano di Alessandro Del Piero, fresco di addio al calcio giocato e privo di qualsiasi precedente simile esperienza.
Ma tra i tanti, troppi nomi partoriti dalle stesse geniali – si fa per dire… – menti che fino a pochi mesi fa si dilettavano a cercare un nuovo Presidente della Repubblica al nostro Paese, sembra chiunque si sia dimenticato di citare quella che sarebbe, a nostro avviso, la soluzione migliore per traghettare la selezione azzurra alla prossima Coppa del Mondo: Giampiero Ventura.
Ventura ha già allenato molti di quelli che con ogni probabilità saranno i nazionali italiani a Russia 2018. Li conosce sia dal punto di vista tecnico che da quello caratteriale, sa come tirare fuori il meglio da ciascuno di loro. Ha svezzato Ranocchia e Bonucci, costruendo su di loro un Bari strepitoso e capace di imporre il proprio gioco anche su campi difficili come quelli di Genova, Torino e Milano; ha cresciuto Immobile, Cerci e Darmian – che solo pochi giorni fa, dopo il primo gol messo a segno con la maglia della Nazionale maggiore, lo ha ringraziato in diretta televisiva ai microfoni di RAI Sport -; sta lavorando su Baselli, Padelli, Zappacosta e Belotti, le vere colonne portanti del suo nuovo Toro da corrida. Non male, per uno che non ha mai vuto l’onore di sedersi sulle panchine di Inter, Milan, Juventus e Roma…
Non solo. Ventura è anche l’allenatore ideale per le squadre che, portato a compimento un corso, vogliono lasciarsi il passato alle spalle e fondare su giovani di qualità un futuro all’altezza dei fasti di un tempo. La sua carriera parla per lui. Le recenti esperienze di Pisa, Bari e Torino lo hanno consacrato ad autentico guru del pallone nostrano: come un novello Re Mida trasforma in oro tutto ciò che gli capita tra le mani, con lui inesperti terzini diventano veri e propri treni e attaccanti in crisi autentiche macchine da gol ritrovate.
Umile ma consapevole dei propri mezzi, Ventura sa che la Nazionale sarebbe la degna conclusione di una vita spesa bene a insegnare calcio ai più giovani. Pochi giorni fa ci ha scherzato con qualche giornalista: “un’idea da non sottovalutare“, un sorriso e un saluto affettuoso. Pensateci un attimo. Non sarebbe anche estremamente romantico se questa idea da non sottovalutare si realizzasse?









