Home » »
INTER – Tocca a Jovetic: top e flop numeri 10. E’ addio Perotti?

INTER – Tocca a Jovetic: top e flop numeri 10. E’ addio Perotti?

inter suning

Morto un 10, se ne fa un altro. Così all’indomani dell’ufficialità del passaggio di Mateo Kovacic al Real Madrid, i magazzinieri dell’Inter si trovano già a dover stampare il magico numero per un altro slavo: Stevan Jovetic, che dapprima aveva scelto il 35 a lui fedele nell’esperienza al Manchester City. Una situazione simile successe nel 2004 a Veron che appena giunto a Milano scelse il momentaneo 35, salvo poi dirottare sul 14 al quale il mondo associò la ‘pelata’ della Brujita.

jovetic int

TOP:  RAPPRESENTANZA DI UN’INTER VINCENTE – Negli anni ’60 non erano previste le numerazioni fisse come quelle attuali ma le formazioni variavano talmente poco, causa delle rose molto ristrette, che era facile associare un numero ad un giocatore- Accadde così che nella Grande Inter dove Mazzola prese l’8 (numero insolito per un attaccante, ma HH glielo assegnò per disorientare gli avversari) mentre il più famoso rimase il ‘3’ dell’indimenticato Giacinto Facchetti. Il numero 10 campeggiava sulle spalle di un certo Luis Suarez, fenomeno spagnolo che vinse l’Europeo nel 1960 con le Furie Rosse. I suoi lanci tagliavano perfettamente il campo per 40 e più metri,ì e la sua classe portò l’Inter sul trono del mondo.
Quasi 40 anni dopo un giovanissimo Ronaldo fece impazzire San Siro: i tifosi si innamorarono di lui che ancora ragazzino era il terrore delle difese europee tanto che nel gennaio ’98 (a 21 anni) alzò il Pallone d’Oro. Milano conobbe il vero ‘Fenomeno’, capace di entrare nella Top10 dei giocatori più forti di sempre.
Ultimo tra questi, soltanto in ordine coronologico, ecco Wesley Sneijder: acquisto dell’ultim’ora dell’Inter di Mourinho, provenienza Real Madrid, che con l’olandese volante coronò il suo 4-2-4 perfetto. Grinta e rapidità di esecuzione, è lui il ’10’ del Triplete.

ronaldo

FLOP: NEGLI ANNI BUI, NESSUNA LUCE – Domenico Morfeo giunse all’Inter nell’estate disastrosa che seguì il Triplete: nessuno di fatto gli chiese mai di sostituire Ronaldo, appena volato a Madrid, ma la ’10’ sulle spalle reclamava mezzi tecnici superiori che l’ex Milan mostrò soltanto in cortissimi stralci di poche partite. A causa anche dei troppi infortuni disputò soltanto 25 match conditi da due reti: una al St.James nel 4-1 sul Newcastle e l’altra a Roma contro i giallorossi. Sempre in campionato venne espulso al 90′ del derby d’Italia pareggiato in mischia dal tocco dubbio di Toldo.
Benito Carbone è stato il primo numero ’10’ ufficiale dell’Inter, fu lui ad avere il numero nerazzurro quando venne introdotta la numerazione fissa. Segnò due reti in 31 partite e in generale tra lui e Roy Hogdson non sbocciò mai l’amore ma per ‘Benny’ la Beneamata fu un bel trampolino di lancio verso l’Inghilterra dove si fece apprezzare per sei stagioni tra Sheffield, Aston Villa, Bradford, Derby County e Middlesborough.
Coi precedenti ha spartito probabilmente soltanto il numero e il colore della maglia ma Clarence Seedorf è uno dei tanti talenti inespressi nel mondo nerazzurro. Approdato all’ombra della Madonnina nel mercato di riparazione della stagione 99-00, esordendo nel vincente 5-0 sul Perugia, i 25 miliardi spesi per lui non furono un rimpianto quanto invece il successivo scambio, da mani nei capelli, col Milan tra lui e Coco. Se ne andò dopo il famoso 5 maggio, si disse per litigi con Ronaldo, ma in quella stagione lasciò il graffio, della pantera, con la doppietta alla Juventus rimasta negli annali. Non espresse molto altro sulla sponda nerazzurra, la sua carriera cambiò completamente con la casacca rossonera.

carbone

LA ’10’ A JOVETIC, ALLONTANA PEROTTI – Poteva essere uno dei mezzi per convincere ‘El Monito’ Perotti a lasciare Genova per l’Inter e così l’argentino, dopo l’infortunio che lo terrà fuori almeno un paio di settimane, si allontano da Milano. Anche le voci riguardanti un forte interessamento per le ali napoletane non farebbero che sottolineare la direzione intrapresa dalla trattativa.
Ma c’è chi ancora sogna un bluff di Preziosi che aspetterebbe l’ultimo secondo per vendere l’argentino senza aver poi più tempo per rinvestire.

Picture of Alberto Ponte

Alberto Ponte

Studio giurisprudenza a Genova e mi piace collezionare...passioni. Amo viaggiare, mangiare e leggere. Inoltre sono un tifoso dello sport, dei suoi annedoti e delle sue storie. "Lo sport è cultura, speriamo continui ad esserlo" [Livio Berruti]