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Lo Sport 24 racconta … Simone Barone, centrocampista dal cuore di aliante

Lo Sport 24 racconta … Simone Barone, centrocampista dal cuore di aliante

focus adriano

Ricordi il tipo che parlava poco? Lui già vedeva il suo scopo, dentro lo sguardo bruciava quel fuoco, amava il gioco, amava il suo pallone, viveva per diventare il migliore, lo si chiamava il campione…

Campione, una parola che può esser usata a chi nella vita ha vinto davvero tanto o anche per chi ha vinto poco, ma cari amici, la parola campione può esser usata anche per definire un ragazzo, un ragazzo che nel silenzio dei giornali e della gente continuava a giocare ed ad imporre il suo gioco in qualsiasi centrocampo andasse a giocare. In realtà possiamo definirlo un campione gregario, perché nella vita è facile essere uno Xavi, un Iniesta o un Pirlo ma scrivere la storia essendo Simone Barone è un impresa che va raccontata.

Ed eccoci qui pronti, amici di Lo Sport 24, a raccontarvi tutta la carriera di Simone Barone, centrocampista campione del mondo nel 2006 con la maglia della nazionale italiana.

Chi è Simone Barone ? – Simone è nato a Nocera Inferiore il 30 aprile 1978 e cresce calcisticamente nel settore giovanile del Parma, squadra che nel corso della sua storia crederà molto in lui ma che inizialmente, dopo averlo fatto esordire in Serie A, decide di mandarlo altrove in prestito per far fare al giovane Barone la giusta gavetta. Le esperienze in C1 con il Padova ed in B con l‘Alzano Virescit (attualmente Alzano Seriate) sono servite per approdare al Chievo Verona, dove vivrà due anni da protagonista, conquistando il campionato cadetto e giocando 16 partite la stagione successiva nella massima serie italiana.

La svolta pre 2006 – Ma la svolta nella carriera di Simone Barone arriva nel 2002, quando fa ritorno al Parma, un ritorno da protagonista con 64 presenze, condite da 4 reti, in 2 stagioni; un lavoro che a Simone è valso il passaggio al Palermo, quel club rosanero che proprio in quegli anni tanto ben faceva in campo e che è sempre stata una piazza di grandi giocatori. Due stagione vissute in Sicilia, due stagione ancora da protagonista, dove colleziona 72 presenze e 5 reti, e proprio in queste due stagione Barone esordisce anche in campo europeo, disputando ben 7 partite nella Coppa Uefa 2005-06.

L’apice mondiale – Simone era però già dal 2004, grazie a Trapattoni, nel giro della nazionale, Marcello Lippi, suo grandissimo estimatore, decide cosi di convocarlo costantemente in nazionale e quasi a sorpresa decise di portarlo con se ai mondiali in Germania del 2006. Un mondiale che alla fine lo vedrà alzare il trofeo più ambito al mondo, un trofeo che tutti i giocatori vorrebbero sollevare e che lui dopo anni di duro sacrifico, duro lavoro e tanto silenzio è riuscito ad alzare. Per lui durante la spedizione tedesca ci sono state anche 2 presenze, una contro la Repubblica Ceca, gara che lo ha reso famoso per i 60 metri con Inzaghi (di cui parleremo più avanti) ed una contro l’Ucraina, 39 minuti per lui, 39 minuti di grandi emozioni.

Post 2006 – Proprio nell’estate del mondiale Simone fu acquistato dal Torino, club neopromossa in Serie A e che tanto punta sul fresco campione del mondo; una prima stagione vissuta nuovamente da protagonista e poi a sorpresa ecco arrivare il lento declino. Un declino dovuto ad un infortunio subito poco dopo l’inizio della sua seconda stagione granata, un infortunio che non farà tornare Barone ai suoi altissimi livelli. Nel 2009 tenta l’avventura in Sardegna nelle file del Cagliari, dove al termine della prima stagione la società decise di rescindere consensualmente il proprio contratto; per Simone ci sarà un anno di pausa prima di giocare l’ultima stagione professionistica con il Livorno.

Vita odierna – Al termine della sua carriera da giocatore, Simone Barone decide di intraprendere quella da allenatore, allenatore dei ragazzi per la precisione. Riparte quindi da Modena, la società emiliana prima decidere di assumerlo per gli allievi e successivamente, precisamente dal 2013, decise di promuoverlo a mister della primavera. Ma nella vita di Simone c’è sempre stata una persona a fare da sostegno, stiamo parlando di Carla Duraturo, seconda classificata a Miss Italia 2002 e madre dei suoi due figli; una persona che ha sempre sostenuto Simone e che lo ha aiutato nei momenti più difficili.

… perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te …

Il ricordo, la corsa, la storia – ... una corsa definita da molti inutile, una corsa “presa in giro” da moltissime persone, ma dentro quella corsa c’erano tantissimi valori, c’erano tantissime emozioni che la maggior parte del popolo italiano non ha mai capito …
Ci troviamo ad Amburgo, ovviamente in Germania, è il 22/06 del 2006 e si sta giocando Italia vs Repubblica Ceca, partita valida per il girone E dei mondiali del 2006, minuto 86°, l’Italia conduce per una rete a 0 ed i cechi tentano il tutto per tutto, Barone (all’esordio mondiale) recupera palla, palla che finisce nei piedi di Pirlo che lancia Inzaghi per un contropiede memorabile. Perché memorabile? Perché tutto il mondo ricorda quel contropiede anche per lo scatto di Simone Barone, si, perché il centrocampista di Nocera Inferiore appena aver dato palla a Pirlo si è lanciato al fianco di Inzaghi, lui era li, pronto a depositare in porta la palla del raddoppio, ma la classe di Super Pippo ed il suo fiuto del goal hanno negato questa gioia a Simone.
Quella corsa, definita appunto da tanti inutile, era piena di significati, una corsa partita da centrocampo nella speranza di ricevere la palla che avrebbe scritto la sua storia, una corsa fatta con il cuore, perché qualsiasi altra persona avrebbe potuto mollare vedendo che ormai la sfera di gioco era nei piedi di Inzaghi ma Simone non era cosi, perché quella palla in qualche modo poteva carambolare su di lui, il palo o una respinta di Cech potevano far soffrire ancora l’Italia ed allora lui sarebbe stato pronto a chiuderla, lui c’era, a differenza di tanti altri che come già detto avrebbero mollato tutto. 60 metri di corsa per poi “abbracciare” Inzaghi ed esultare tutti insieme, Simone poteva benissimo fermarsi a”riposare” ma lui faceva parte del gruppo, quel goal lo sentiva anche suo e dentro di se sapeva di esser stato fondamentale con quel recupero fatto a centrocampo, recupero fatto in un momento delicatissimo della partita.
A quella partita erano presenti tutti i famigliari di Simone, era il suo momento, un momento storico ma l’egoismo (in senso buono) di Inzaghi ha tolto una pagina ancor più storica della vita di Simone, poteva esser lui l’uomo della notte di Amburgo, centrocampista non dalle grandissime doti ma pieno di grinta e cuore, centrocampista di corsa e recupera palloni, ma purtroppo per lui la maggior parte della gente ricorderà quella corsa come una “perdita di tempo per lui”. Noi però non siamo così, noi abbiamo capito il senso di quella corsa, una corsa che ci insegna tanto anche a livello umano.

Una corsa che ci ha insegnato che nella vita non si molla mai, nemmeno quando le cose sembrano facili, dietro l’angolo ci potrebbe essere sempre un ostacolo e che quindi bisogna farsi trovar pronti al momento del bisogno; che sia un obiettivo personale che sia un obiettivo di gruppo. Si di gruppo, perché quella corsa al fianco di Inzaghi può esser vista anche come una corsa insieme al proprio amico, perché nella vita quando un vero amico ha bisogno bisogna esser sempre pronti a dare una mano. Barone era (dal punto di vista calcistico) cosi, preferiva la vittoria comune che quella del singolo, si faceva sempre il “mazzo” per la squadra, recuperava palloni, indirizzava le azioni e finalizzava pochissime volte proprio in favore dei compagni. L’altruismo e la corsa sono sempre state due doti che hanno caratterizzato la sua carriera e noi vogliamo ricordarlo per il suo cuore di aliante, sempre pronto a spiccare il volo in silenzio e ricordiamo quella corsa in senso positivo perché per noi non è mai stata inutile.

… sarà una nuova età o solo un’altra età, il volo di un eterno istante, nel mio cuore di aliante…

 

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Antonio Cinus

Nato a Cagliari il 21/02/1992, giornalista pubblicista e laureato in Economia e Gestione Aziendale presso la facoltà di Cagliari. Il calcio fa parte della mia vita sin da bambino, ho iniziato a giocare nel lontano 1997. La mia filosofia di vita? Crederci, sempre e comunque, perché se lo si vuole qualsiasi sogno potrà diventare realtà