La redazione de Losport24 ha avuto l’onore e il piacere di realizzare un’intervista esclusiva con il Ct della nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani, che ci ha parlato dell’imminente Giro d’italia, del mondiale di Richmond e non solo:
Salve Cassani, sabato partirà il Giro d’Italia; cosa ne pensa del percorso?
“Sarà un Giro con poche tappe di pianura rispetto al solito, per questo anche se il percorso sarà meno difficile rispetto ad altri anni, sarà comunque più nervoso e con meno giorni per “riposare”, il che lo renderà una corsa ugualmente impegnativa. Ci saranno tante frazioni complicate e molte saranno importanti anche per gli uomini di classifica, che proveranno a farsi vedere spesso”
Cosa si aspetta dal Giro di Diego Ulissi, l’anno scorso protagonista e da poco rientrato dopo lo stop?
“Mi aspetto che non abbia la gamba dell’anno scorso, sarebbe difficile visto che è rientrato da poco. L’edizione passata vinse due tappe e restò in classifica fino alla seconda settimana, un grande risultato. Sarò comunque curioso di vedere come si comporterà e sono convinto che potrà fare molto bene, andando anche a giocarsi la vittoria di tappa. Certo, non sarà facile, ma sono sicuro che potrà fare bene”
Parliamo della classifica generale, chi può arrivare in maglia rosa a Milano? Fabio Aru ha qualche chance?
“Aru è sicuramente tra i quattro favoriti, vincere però è complicato anche perché c’è una cronometro di 59 Km che pur non essendo tutta pianeggiante lo vede penalizzato rispetto a Uran, Porte e Contador; dovrà staccarli in salita e non sarà assolutamente facile. L’importante per lui sarà far vedere la stessa crescita che ha avuto Nibali qualche anno fa e confermare quanto di buono fatto la scorsa edizione; il problema che ha avuto prima del Giro del Trentino potrà farlo faticare di più nelle prime tappe, ma non sarà determinante, visto che il Giro si deciderà negli ultimi giorni”
Per quanto riguarda le azioni in volata, chi vede messo bene tra i velocisti italiani?
“Nizzolo e Viviani l’anno scorso hanno fatto tanti piazzamenti, adesso potrebbe arrivare la vittoria. Alessandro Petacchi di tappe ne ha vinte tante, ma ormai non è più un ragazzino ed è già bello vederlo al Giro d’Italia, inoltre in squadra ha “un certo Belletti” che potrebbe dire la sua nelle volate, anche se non è un velocista purissimo. Matteo Pelucchi è partito molto bene, poi non è riuscito più a vincere, ma rimane comunque un giovane velocista interessante, così come Ruffoni. Poi c’è Modolo che vecchio non è e ha da poco ritrovato la vittoria. Un altro che ha ottenuto tanti bei piazzamenti è Daniele Colli.
I velocisti più forti, però, rimangono Greipel, Matthews e Mezgec“
Passiamo al discorso nazionale, lei si è distinto molto per la sua attività tra stage e gare con la maglia azzurra, crede che questo tipo di esperienza possa dare ulteriori stimoli a dei giovani corridori?
“Sono convinto di sì. Purtroppo in Italia non ci sono più corse come il Giro Baby o il Giro delle Regioni e le corse a tappa sono ben poche, quindi l’unico modo per far fare esperienza a questi ragazzi e permettergli di gareggiare in Italia o all’estero assieme ai professionisti, tra l’altro avendo anche in squadra corridori d’esperienza come è stato Agnoli alla Coppi & Bartali o Paolini al Giro del Trentino. Cerchiamo di dare stimoli nuovi stando anche vicini alle squadre di appartenenza”
Lei ha sempre dato molta importanza a tutti i corridori, chiunque va bene sa di potersi meritare “sulla strada” la maglia azzurra
“So cosa vuol dire! Per me è stato un sogno che ho realizzato per ben 9 volte, mi metto nei panni dei corridori e so cosa può voler dire per un ragazzo essere convocato in nazionale, sia per una semplice gara, sia per il campionato del mondo. Anche solo il pensiero di poter essere in maglia azzurra, mi dava una marcia in più e penso che sia la stessa cosa per quei ragazzi che hanno il mio stesso sogno. Tutti i corridori che sono stati con noi si sono comportati in maniera esemplare e hanno ottenuto grandi risultati. Tra gli Under 23 nelle corse all’estero con Marino Amadori abbiamo raggiunto un secondo posto al Fiandre (con Moscon ndr) e una vittoria alla Cote Picarde (con Consonni ndr)”
Passiamo al mondiale. Avrà sicuramente già guardato il percorso di Richmond, che presenta l’inedita insidia pavè, cosa pensa di questa caratteristica?
“Alla fine sono 200 metri, quindi non sarà determinante, il fattore decisivo saranno i tre muri consecutivi e lo stress che porteranno, perché forse il mondiale potrebbe decidersi negli ultimi 4-5 chilometri. Bisognerà andare forte, ma anche essere abili ad avere la condizione ideale al momento giusto”
Quale sarà l’avversario più pericoloso?
“Se devo fare due nomi faccio quelli di Kristoff e Degenkolb. Sono due velocisti moderni, capaci di scollinare e che in salite del genere non solo non si staccano, ma rischiano anche di essere loro a lasciar dietro gli altri. Degenkolb ha vinto Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix, Kristoff ha vinto tantissime gare tra cui il Giro delle Fiandre. E come l’ha vinto…”
A proposito di classiche, è stata una grande stagione ma una delle imprese più emozionanti è stata quella di Luca Paolini alla Gend-Wavelgen. Cosa pensa di questo successo?
“I risultati non si ottengono per caso. A 38 anni dopo tante stagioni tra i professionisti, con la costanza, con l’allenamento e con la resistenza alla fatica si possono vincere anche gare così importanti. Penso che sia un esempio, soprattutto per i giovani”
Lei ha avuto la fortuna di vivere tante gare del genere, sia da corridore che da commentatore. Qual è il suo ricordo più bello in entrambe le vesti?
“Non dimenticherò mai la prima volta che ho fatto il Giro d’Italia nell’82, così come quando nel ’91 riuscii a vincere la tappa a Prato: quando a 100 metri mi sono accorto che nessuno poteva più riprendermi è stata un’emozione straordinaria.
Da commentatore ho fatto 16 Giri D’Italia e 18 Tour de France, quindi è difficile scegliere una sola tappa, ma la prima che mi viene in mente è l’arrivo a Montecampione del ’98, la sfida tra Marco Pantani e Tonkov“
Cosa ha significato per lei seguire le orme di due grandi come Alfredo Martini e Franco Ballerini nel ruolo di CT della nazionale?
“Ancora adesso quando vedo il mio nome preceduto da quelle due lettere non mi sembra vero, è un’emozione continua. Poi l’emozione lascia spazio allo stress e ai timori per le scelte che devo compiere, soprattutto nell’ultimo mese. Ogni volta che mi sento nominare CT penso innanzitutto ad Alfredo Martini che è stato il mio commissario tecnico e poi a tutti i grandi risultati che ha ottenuti in pochissimo tempo Franco Ballerini. Spero di ripeterli, anche se non sarà facile”
Lei è nel mondo del ciclismo da parecchi anni, com’è cambiato questo sport? In meglio o in peggio?
“È troppo facile rimpiangere il passato, ma il ciclismo è ancora uno sport d’altri tempi in cui prevalgono la fatica e il sacrificio. Il Giro d’Italia sarà anche più breve, le tappe non saranno più da 400 Km, ma è ancora una corsa massacrante; anche per questo ci sono ancora migliaia di persone che si appassionano, prendono apposta delle ferie o si mettono davanti a una televisione solo per seguire questa corsa. È uno sport che negli ultimi è anche migliorato nel senso della pulizia. Certe cose sono cambiate, alcune corse non ci sono più e si va correre in tutto il mondo, anche togliendo importanza a molti eventi, ma il Giro d’Italia, Il Tour de France e le classiche sono ancora com’erano una volta“
La redazione di LoSport24.com ci tiene a ringraziare, per la disponibilità e per la simpatia con cui ha affrontato l’intervista, il Ct Davide Cassani a cui vanno i nostri più sentiti auguri per il futuro.
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