Home » »
CASO DENIS – Ecco la verità di Tonelli in conferenza

CASO DENIS – Ecco la verità di Tonelli in conferenza

empoli

Lorenzo Tonelli è un fiume in piena: arrabbiato, amareggiato e deluso. “Denis mi ha preso a pugni, Cigarini mi teneva poi un dirigente bergamasco mi ha buttato a terra ed hanno spento le luci così che l’argentino potesse scappare. Io non direi mai certe cose e soprattutto un toscano come me non le direbbe come riferito, invece, dall’agente di Denis.

Atalanta-Empoli è appena terminata in parità 2-2 ed i giocatori stanno tornando negli spogliatoi tranne Denis che viene ‘fermato’ dai microfoni perchè è grazie alla sua inzuccata al 92′ che la Dea ha strappato un punto fondamentale per la salvezza. Una partita ruvida ma non differente da molte altre, poi all’improvviso gli spogliatoi si trasformano nel far-west ed a farne le spese è Tonelli che oggi ha raccontato la sua verità sull’accaduto:” Ho letto che avrei minacciato Denis davanti al figlio nel tunnel, sono delle gravi accuse anzitutto è falso, perché lui era intervistato e poi ci sono persone che hanno visto che non ero nel tunnel ad aspettarlo. Mi chiedo come abbia fatto il Procuratore a scrivere quelle cose, come le abbia sapute. Un toscano non dice “Ammazzo a te”, direbbe “ammazzo te” “. Il numero 26 empolese continua il suo racconto:Dopo venti minuti dalla fine, ero dietro la porta e sento Denis che mi chiama così mi affaccio, lui fa finta di volermi parlare e mi dà un cazzotto sullo zigomo a tradimento. Io faccio un passo indietro e vado verso di lui, appena uscito dallo spogliatoio c’era Cigarini che mi ha bloccato. Denis è tornato e mi ha dato due pugni in testa, ho spostato Cigarini e sono andato verso Denis. Mi ha fermato un dirigente dell’Atalanta e mi ha buttato in terra, si sono spente le luci e Denis è scappato. Cigarini mi ha chiamato sul pullman, ha giurato sui suoi figli che non c’entrava niente. Gli voglio chiedere: una persona che non c’entra niente non ha il tempo materiale di intercettarmi e di tenermi fermo. E’ stato un agguato premeditato. Lui mi ha tenuto e l’altro mi picchiava“.

Tonelli prosegue le sue dichiarazioni raccontando la sua delusione:” Non volevo parlare, non avevo niente da giustificare al contrario di altri ma poi ci sono state delle gravi accuse sulla mia persona e sui fatti. Era una partita importante, uno scontro salvezza, durante la gara ci può essere del nervosismo dovuto all’eccessivo agonismo. Questo ovviamente può portare a duelli fisici un po’ più rividi e a delle provocazioni che ci sono state da entrambe le parti, sono normali durante un partita di calcio. Voglio precisare però che quando l’arbitra fischia la fine, qualsiasi cosa deve finire.” Poi il 25enne di Firenze prosegue:” Portare fuori il rancore ed il nervosismo è sbagliato, si passa un messaggio sbagliato. Finita la partita sono andato a salutare i tifosi, ho stretto la mano agli arbitri e sono andato diretto negli spogliatoi. Se l’Atalanta avesse porto subito delle scuse, non sarebbe successo niente. Hanno voluto portare delle giustificazione per salvarlo, dicendo falsità sulla mia persona.E’ un danno morale più che quello fisico. Sentire dire che ho minacciato lui ed il suo bambino di morte… Che persona sarei? Se lo avessi fatto nel tunnel, sarebbe successo subito qualcosa. Forse mi sbaglio… E’ una situazione spiacevole, sono deluso ed amareggiato. Sono tutte cose false, è questa la cosa che fa male“.

Tonelli ha espresso la sua delusione anche nei confronti del Procuratore che gli ha inflitto una giornata di squalifica per le minacce rivolte all’attaccante atalantino, il quale invece ne ha ricevute ben cinque.

LEGGI ANCHE: ATALANTA-EMPOLI, Denis rompe il naso a Tonelli negli spogliatoi

Picture of Alberto Ponte

Alberto Ponte

Studio giurisprudenza a Genova e mi piace collezionare...passioni. Amo viaggiare, mangiare e leggere. Inoltre sono un tifoso dello sport, dei suoi annedoti e delle sue storie. "Lo sport è cultura, speriamo continui ad esserlo" [Livio Berruti]