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ESCLUSIVA – Intervista a Matteo Pelucchi:” Il Giro potrebbe essere un buon trampolino di lancio”

ESCLUSIVA – Intervista a Matteo Pelucchi:” Il Giro potrebbe essere un buon trampolino di lancio”

La redazione de LoSport24 ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Matteo Pelucchi, corridore della Iam Cycling, vincitore di due corse in questa stagione e tra i più forti velocisti italiani in circolazione.

Allora Matteo, come procedono gli allenamenti? Ad Aprile non ti abbiamo visto correre, stai ancora subendo i postumi della caduta alla Tirreno- Adriatico o si tratta di un periodo di recupero programmato?

“Da dopo la Tirreno ho avuto un periodo di stop. Infatti già prima della corsa avevo avuto un po’ di febbre e dei problemi intestinali, ma ho voluto comunque prendere il via, poi però nella prima tappa sono caduto procurandomi qualche brutto taglio e qualche problema. Per via di questi inconvenienti non sono più ripartito, inoltre a casa non sono più riuscito ad allenarmi e ho fatto quasi una settimana senza bici. Dopo quattro-cinque giorni sono andato al Catalunya durante il quale ho avuto ancora un po’ di risentimenti della caduta, tra cui una tendinite.
Il Catalunya non era però nei piani, l’ho fatto per recuperare qualche giorno di corsa dato che alla Tirreno ho fatto una sola tappa. Adesso invece sono tornato nel programma normale: ho partecipato al ritiro in altura a Sierra Nevada, dal primo a tre maggio farò Giro dello Yorkshire, e a partire dal 9 maggio sarò al Giro d’Italia”.

Quindi a maggio ti vedremo per la prima volta al Giro d’Italia, quali sono le tue ambizioni per la corsa rosa?

“Parlare di ambizioni è difficile, perché è complicato dire vorrei far questo o quello. Chiaro che nelle volate cercherò di cogliere il piazzamento o magari la vittoria che sarebbe davvero il massimo”.

In squadra parti coi gradi di capitano per quanto riguarda gli sprint?

“Per le volate sì, inoltre avrò dei compagni che mi potranno supportare”.

L’anno scorso la prima vittoria World Tour alla Tirreno che ti ha un po’ consacrato, quest’anno sei partito bene con due vittorie in Spagna, ma poi hai avuto qualche problema fisico. Cosa vorresti fare in questa stagione per proseguire la tua maturazione?

“Io sto continuamente lavorando e continuamente migliorando. Sono stato un po’ sfortunato sia l’anno scorso nella seconda parte di stagione, sia adesso con questo mese, che comunque non mi ha compromesso più di tanto. In ogni caso il miglioramento che ho fatto l’anno scorso l’ho confermato quest’anno a inizio stagione a Maiorca (con le vittorie al Trofeo Santanyi e al Trofeo Playa de Palma, ndr) e anche in Oman con piazzamenti dietro a gente come Kristoff. Ho visto che in volata riesco ad essere tra i migliori, quindi questo è il mio obiettivo principale, quello di continuare ad essere tra i migliori velocisti, ed in tutto ciò il Giro potrebbe essere un buon trampolino di lancio”.

A livello internazionale su che gradino ti poni?

“Difficile dirlo. Perché ad esempio Kristoff è un velocista fortissimo, ma è anche un corridore fortissimo, che vince il Fiandre con una fuga a due. Quindi ad esempio lui è più in alto, come anche Kittel che ha vinto molte tappe al Tour. Non sono al livello di questi corridori e non so nemmeno se mai ci arriverò, ma penso che in volata posso dire la mia”.

Che tipo di volata preferisci: tortuosa, di potenza, dopo una tappa leggermente mossa?

“Se sto bene anche se la tappa è un po’ mossa o un po’ tirata non ho problemi. Per quanto riguarda gli arrivi preferisco decisamente quelli lanciati in cui la velocità è già alta di partenza, dove c’è da fare tanta frequenza. Non sopporto molto la “curva e arrivo”, nel quale serve più esplosività; io sono più da cadenza che da agilità pura”.

La tua squadra ti supporta in questo?

“Ci stiamo lavorando anche se l’obiettivo primario della mia squadra non è quello di tirarmi le volate.
Però nel mio piccolo, ad esempio a Maiorca e alla Tirreno lo scorso anno, ho dimostrato di avere dei compagni che mi possono aiutare, come Kluge, Saramotins e Reynes. Ovvio che non siamo a livello di una Etixx- Quick Step o di una Giant- Alpecin, ma non è neanche l’obiettivo della squadra e non è ciò che chiedo io, perché non ho i titoli per una squadra del genere”.

A fine anno scadrà il tuo contratto con la Iam Cycling, idee e progetti per il 2016?

“Non so ancora, so che la squadra continuerà. Io ufficialmente sarò libero, ma valuterò più avanti, dopo il Giro mi guarderò intorno. Mi piacerebbe restare, al momento non vedo perché andare via, ma la volontà deve essere anche della squadra e non solo mia”.

Alla Tirreno sei stato vittima di una caduta, poi ci sono stati i casi del Giro delle Fiandre (la macchina del cambio ruote ha investito Sergent, ndr), il caso del passaggio a livello alla Roubaix e il caso dei paletti sulla carreggiata ai Paesi Baschi. Quanto è davvero tutelata la sicurezza dei corridori?

“La sicurezza dei corridori è nulla, non esiste. Basta pensare che corriamo 60-70 all’ora coi soli vestitini di lycra addosso per capire quanto siamo protetti. Però è il sistema che è così, non penso che si possa fare di più. Però certo che in casi come quello dei paletti ai Paesi Baschi si poteva fare di più. L’occhio di riguardo su certe cose ci dovrebbe sempre essere, gli organizzatori dovrebbero mettersi in testa che rischiamo davvero la vita. Tante volte quando vediamo le condizioni estreme: pioggia, freddo, neve, ecc; pur di portare a casa la corsa, pur di fare lo spettacolo corriamo in situazioni che sono davvero pericolose. Ad esempio in Oman, quando c’erano 50 gradi, il problema era tecnico, non si poteva correre, sarebbero potute scoppiare le gomme e in questi casi è un attimo che cade mezzo gruppo. Bisognerebbe mettersi un po’ di più più la mano sulla coscienza e capire che va bene lo spettacolo, vanno bene le corse, va bene il business, ma c’è anche di mezzo la salute dei corridori, perché quando succederà qualcosa di grave davvero sarà troppo tardi”.

Come si può risolvere questa problematica, inserendo ex corridori nei quadri dell’Uci in modo tale che facciano chiarezza su questi pericoli, oppure secondo te l’interesse è solo per i soldi e volendo fare la corsa a tutti i costi siete poco tutelati?

“Purtroppo, eccetto in rari casi, il problema grosso è che i corridori non sono neanche tutti d’accordo. Quando neanche tra di noi si riesce ad essere uniti è difficile chiedere a qualcuno qualcosa di cui non tutti siamo convinti. Ad esempio in Oman era palese che non si potesse correre e nonostante ciò qualcuno voleva gareggiare. Io spero che almeno le situazioni estreme vengano un po’ regolamentate, per esempio le temperature massime, minime e i casi di neve.
Anche la Gand- Wevelgem per me era al limite, ma non per un problema dei corridori, ma perché poteva volare un cartello addosso a qualcuno. Quella che dici tu potrebbe essere una soluzione, ma ci vuole qualcuno che abbia davvero potere e che stia dalla parte dei corridori. Il punto è che le squadre vogliono che la gara si faccia perché lo sponsor, che ha pagato la trasferta e ha visibilità, vuole correre; l’organizzatore vuole correre e le televisioni anche. Gli unici a non voler fare certe gare sono i corridori. Però come accade nel calcio, che quando non rimbalza la palla non si può giocare, dovrebbe accadere anche nel ciclismo”.

La redazione di LoSport24.com ci tiene a ringraziare per la disponibilità mostrata l’ufficio stampa della Iam Cycling e Matteo Pelucchi, il quale ha affrontato con grande gentilezza ed entusiasmo questa chiacchierata. Facciamo loro il nostro in bocca al lupo per il prosieguo della stagione.
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FrancoAceto