Daniele De Santis, l’ultrà romanista accusato dell’omicido di Ciro Esposito poco prima del fischio d’inizio della Finale di Coppa Italia lo scorso 3 maggio, in una lettera inviata alla Procura di Roma si descrive come disperato e oggi ha deciso di renderne pubblici alcuni passaggi.
“Sono davvero disperato per quello che è successo e mi porto dentro tutto il dolore per la morte di Ciro Esposito. Non volevo uccidere proprio nessuno, però purtroppo alla fine un ragazzo è morto. Voglio dire che è vero, alla fine i colpi li ho esplosi io ma senza mirare. Ero pieno di sangue dappertutto. Mi stavano ammazzando punto e basta. Non ho tirato nessun bombone, solo un fumogeno. Sono uscito dalla Boreale (un circolo sportivo, ndr) dove vivo per chiudere il cancello perché si sentiva un casino e dentro stavano giocando i ragazzi. Quando sono uscito ho solo raccolto un fumogeno che stava per terra e l’ho tirato ed ho strillato al conducente del pullman di levarsi da là quando ho visto che c’erano già casini. Hanno detto che volevo aggredire donne e bambini, mai fatto in vita mia. Mi stanno mettendo contro un’intera città come una guerra. La verità sta uscendo da sola e spero continuerà così. I medici mi hanno detto che rimarrò zoppo ma soprattutto ho paura per me e per i miei familiari. Dicono che le coltellate me le sono fatte tramite i servizi segreti”.
Non ha aggiunto nient’altro Daniele De Santis, spiegandone il motivo: “Tutte le parole su quello che è accaduto realmente alimenterebbero un clima di odio e scatenerebbero qualche altro pazzo, visto che mi hanno messo contro una città intera come se fosse una guerra. Ma per fortuna la verità sta emergendo da sola”.
Non si è fatta attendere la replica della madre di Ciro Esposito, la vittima degli spari di De Santis.”De Santis dice che è disperato per la morte di Ciro: mi fa piacere, significa che allora ha una coscienza. Non avrebbe lanciato bombe carta contro il bus se avesse avuto paura. E poi ha aggredito mio figlio prima di essere picchiato. Il linciaggio è avvenuto dopo gli spari. Spari contro tre persone. Le avrebbe potute uccidere tutte, così come ha ucciso mio figlio”.









