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LoSport24 racconta… Il Galibier di Marco Pantani

LoSport24 racconta… Il Galibier di Marco Pantani

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“LoSport24 Racconta

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27 Luglio 1998, una data che rimarrà impressa nei cuori di molti. Siamo in Francia, nella terra dei vini, dell’arte e della poesia maledetta. Ecco quel 27 Luglio pioveva a dirotto, sembrava pieno inverno. Quel Lunedì il mondo intero si fermò per un attimo, un lungo respiro soffocato e speranzoso: sul Galibier scatta Pantani.

Marco Pantani: la genesi di un campione

Marco Pantani nasce nel 1970 a Cesena. Cresciuto tra piadine e l’affetto di mamma Tonina, scopre di avere un talento innato per il ciclismo: quel fisico gracilino nasconde dentro una potenza inimmaginabile, destinata a cambiare la storia degli scalatori. La prima bici fu un regalo di nonno Sotero, e da lì le cose cambiarono. Fu tesserato dalla F. G. Fausto Coppi, una squadra dilettantistica di Cesenatico, e le prime gare diedero parecchie soddisfazioni al giovane Marco: vinse il Giro Giovani nel 1992 davanti a Galati e ad un giovanissimo Andrea Noè. Grazie a questo risultato ottenne il primo contratto professionistico con la Carrera Jeans. Debuttò al Giro nel 1993 dove fu costretto al ritiro a causa di una brutta tendinite. Ma l’anno successivo le cose andarono diversamente: infatti nel 1994 Pantani diede un assaggio di tutto il suo talento vincendo due tappe e chiudendo la generale al terzo posto dietro Berzin e Miguel Indurain. Memorabile la vittoria all’Aprica: scatto bruciante sul Mortirolo, venne ripreso in discesa dal campione spagnolo per poi scattare di nuovo sul Valico di Santa Cristina. Maglia bianca, due tappe di alta montagna e podio al giro: non una cosa da tutti. Rischiava di essere una delle tante meteore passate in questo sport, e invece pochi mesi dopo stupì ancora una volta tutti. Siamo in Francia, al Tour, la corsa più importante e più difficile. Davanti ai migliori scalatori del mondo il giovane italiano strappa un altro incredibile podio, staccando tutti nella tappa di Val Thoenis e arrivando terzo al traguardo. La risposta è nota: non è una meteora, tutt’altro.

1995-1997: il biennio maledetto e il terzo posto al Tour

Nel 1995 Marco era considerato uno dei favoriti per la conquista del Giro d’Italia, ma la sfortuna bussò la prima volta alla porta del pirata: in piena preparazione per la corsa rosa ebbe un incidente stradale, che lo costrinse a rinunciare al Giro e puntare al Tour de France. Quell’anno ottenne le prime vittorie nella Grand Boucle all’Alpe d’Huez e a Guzet Neige. Purtroppo il ginocchio condizionò pesantemente le ambizioni di classifica dello scalatore romagnolo, che chiuse al 13° posto la generale confermandosi maglia bianca. Marco però non molla, ed ottiene l’ennesimo terzo posto, questa volta in Colombia nel Campionato del Mondo. Sembrava andare tutto bene, ma la sfortuna è sempre dietro l’angolo. Il 18 Ottobre durante la Milano-Torino, Marco venne investito da un’automobile durante la discesa di Pino Torinese: frattura di tibia e perone, e pesantissime voci di un possibile ritiro dal professionismo. Eppure Marco non molla, è tenace: la bicicletta è la sua vita. Cinque mesi dopo riprese a pedalare, correndo qualche gara nel finale di stagione (Settembre-Ottobre 1996) per preparare il Giro dell’anno successivo. Nel 1997 cambiò squadra passando alla Mercatone Uno, ma la sfortuna continuò imperterrita a tartassare il pirata: durante il Giro d’Italia cadde di nuovo a causa di un gatto che gli tagliò la strada: lacerazione del muscolo e nuovo ritiro. Sembrava una maledizione senza fine, ma l’incantesimo fu spezzato qualche mese dopo, di nuovo al Tour: Due vittorie all’Alpe d’Huez (il tempo di ascesa, 37′ minuti e 35″ secondi è tuttora un record) e a Morzine lo rilanciarono nel ciclismo che conta. Chiuse al terzo posto dietro Ullrich e Virenque pagando pesantemente i suoi limiti a cronometro. Da qui inizia il capolavoro del Pirata.

1998: la leggenda del “pirata”

Nel 1998 Marco riesce finalmente a vincere il Giro D’Italia davanti a Tonkov ottenendo la vittoria in due tappe e la classifica degli scalatori. Un Giro perfetto del pirata: sfiancò il russo a Montecampione, e riusci a difendersi a cronometro, vincendo il suo primo grande giro. Ma fu qualche mese dopo che impresse il suo nome nella leggenda, e per raccontarlo dobbiamo tornare ancora una volta in Francia, in quel brutto giorno di pioggia.

27 Luglio 1998, 15a tappa del Tour. Da Grenoble a Le Deus Alps, 189 km di pura sofferenza. Sono ben quattro i gran premi di montagna da affrontare: oltre all’arrivo di Des Alps ci sono la Croix de Fer, il Telegraph e il temutissimo Galibier. Ci sono sei uomini in fuga: Maximilian Sciandri (Fdjeux.com), Christophe Rinero (Cofidis), Rodolfo Massi (Casino-Ag2r), Peter Farazijn (Lotto-Mobistar), Thierry Bourguignon (Bigmat-Auber 93) e Marcos Serrano (Kelme-Costa Blanca). Dietro di loro altri due corridori, ovvero Garcia (ONCE) e Pozzi (Asics-CGA). Il gruppo lascia fare, ma cerca di contenere il distacco dagli attaccanti. In maglia gialla c’è il tedesco Jan Ullrich che ha dominato la cronometro di Correze, infliggendo distacchi pesanti a tutti gli altri candidati alla vittoria, tra cui Virenque, Zulle (costretti poi al ritiro per il famoso scandalo Festina), Jalabert, Hamilton, Julich e il nostro Marco Pantani, che in classifica ha 4′ minuti abbondanti da recuperare al tedesco. Sul Croix de Fer la maglia gialla sembra non essere in forma smagliante, ma la Telekom riesce a coprirlo in maniera egregia. La corsa comincia a movimentarsi fin dalle prime rampe del Telegraphe: nel gruppo prova a scattare Leblanc (Team Polti) ma la Cofidis blocca ogni assalto con Roland Meyer per poi provare ad attaccare ancora e sfoltire il gruppo in vista delle vere rampe del Telegraphe e soprattutto del Galibier. Pantani, vittima di una caduta nelle prime fasi della tappa, si nasconde nella pancia del gruppo. La Telekom soffre, ed è lo stesso Ullrich che deve chiudere l’attacco della Cofidis di Bobby Julich. Mentre Bourguignon perde contatto dalla fuga, arriva il primo colpo di scena: Jalabert si stacca sul Telegraph. Scatta anche Jimenez (Banesto) e il gruppo lascia fare essendo lo spagnolo fuori classifica, ma a sorpresa prova a partire anche Meyer (Cofidis) seguito da Leblanc, ma questi ultimi vengono ripresi dal gruppo. Nel frattempo la fuga si sfalda e in testa rimangono solamente in tre: Massi, Rineri e Serrano. Finisce la salita e dopo quattro km di discesa inizia il Galibier, e sulle rampe finali della durissima salita si scrive la storia: nella nebbia emerge una stella che illumina tutto e tutti, Marco Pantani scatta e Ullrich non risponde. Prova ad aspettare Leblanc e Boogerd, capisce che nessuno ha il suo ritmo e decide di andare da solo. Nel gruppo di testa nel frattempo sono arrivati Jimenez ed Escartin (Kelme), partito sulle ultime rampe del Telegraphe. Pantani accellera, vuole staccare tutti, vuole vincere anche il Tour. Leblanc prova a raggiungerlo, Ullrich dimostra tutta la sua immaturità tattica cercando l’ennesima alleanza improvvisata o il rientro miracoloso di Rijs o Bolts suoi gregari fidati. Pantani non molla e da un’altra accellerata: il vantaggio supera il minuto sulla maglia gialla. Anche Julich prova a staccare Ullrich, mentre il pirata riprende i fuggitivi, prova a tenerli a ruota e poi scatta ancora a un km dalla cima del Galibier con un vantaggio superiore ai 2′ minuti su Ullrich. Mancano 42 km all’arrivo e la domanda è d’obbligo: riuscirà Pantani a resistere da solo nonostante i tanti km mancanti, il clima avverso e gli avversari dietro? In discesa Marco è costretto a fermarsi per problemi ad indossare la mantellina, poi riparte. Nel mentre gli avversari non hanno ancora scollinato il Galibier: arriveranno a più di due minuti e mezzo. In discesa Pantani cerca l’aiuto di Jimenez, mentre rientrano Rinero, Serrano, Escartin e Massi. Il distacco tra Pantani e il gruppo maglia gialla è di appena due minuti. Ullrich è sfortunato, fora l’anteriore ed è costretto a fermarsi. Inizia la salita finale per il gruppo Pantani: il vantaggio sulla maglia gialla è di 3′ e 58″. Ullrich va in crisi, e allora Pantani attacca ancora. Anche Julich attacca il tedesco, in evidente crisi. Ma ormai non c’è più niente da fare: Pantani arriva da solo nella bufera di Des Alpes, un trionfo in piena regola: tappa e maglia gialla. Massi si prende la piazza d’onore di tappa, seguito da Escartin e Rinero. Demoliti gli avversari: Julich arriva a quasi 6′, Ullrich ne perde addirittura 9″. Da li in po’ è difesa, per poi godersi il trionfo a Parigi. Giro e Tour nello stesso anno, come solo le leggende hanno fatto. Gaul e Bahamontes hanno trovato un nuovo erede: Pantani è uno dei più forti scalatori della storia.

Il Giro d’Italia 1999 e gli ultimi anni del pirata

Parlare ora, ad oltre 15 anni di distanza dei fatti di Madonna di Campiglio non è facile. La storia è nota a tutti: Pantani dominò anche il giro 1999, ma dopo la 21/a tappa con arrivo proprio a Campiglio venne escluso poiché il valore di Ematocrito del corridore era superiore al 50% (per la precisione al 52%). A distanza di tempo, nonostante le tantissime dichiarazioni, i numerosi scandali doping che hanno tartassato quel periodo (Da Armstrong ad Ullrich, senza dimenticare Zabel)e hanno da sempre gettato ombre sullo scalatore italiano. Non è facile raccontare gli ultimi anni, il Giro del 2000 a fare da gregario ad un giovanissimo Garzelli, le ultime vittorie al Tour, i problemi di cocaina, la depressione. Perché i sospetti, le voci di corridoio devono lasciare il tempo che trovano, contano solo i fatti. Da poco è stata riaperta un inchiesta per verificare davvero se quel maledetto 14 febbraio di 10 anni fa Marco fosse da solo, o se come mamma Tonina ha sempre detto si sia trattato di omicidio. L’unica cosa certa è che Marco è morto prima della depressione, prima della cocaina. Marco è morto, schiacciato da tante delusioni, da tante critiche immeritate, è stato ucciso dai giornalisti che lo hanno esaltato prima e denigrato poi. Si è sempre parlato del talento, e mai della fragilità di un uomo che vedeva la bicicletta come unica compagna di vita. L’unica certezza è che Marco, il pirata, vive ancora nei cuori di tutti gli appassionati di questo meraviglioso sport, vive nei giovani che lottano per una vittoria di tappa o per il trionfo al Giro, vive in ogni ragazzino che in punta di piedi si alza sui pedali e danza non appena la strada si alza. E sarebbe tutto fuorché una menzogna dire che Marco Pantani è stato il più grande scalatore dell’era moderna, e che nessuno potrà mai cancellare la sua immagine dai cuori di chi, quel 27 Luglio, ha visto una stella accendersi nella nebbia francese. 

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