Vuelta Hesjedal bici dopata
La 7.a tappa della Vuelta de Espana 2014 è un dolce ricordo per gli appassionati italiani che hanno ammirato la prima vittoria azzurra, in questa edizione, grazie alla bella e coraggiosa fuga di Alessandro De Marchi. Dietro all’atleta della Cannondale, con 1’34” di ritardo, giunse il canadese Ryder Hesjedal protagonista in quei 130 km, da Alhendìn ad Alcuadete, di una caduta a 13 km dal traguardo, ripresa da un video che ha destato scalpore.
Il vincitore del Giro 2012 scivolò in una curva a sinistra cadendo sullo stesso fianco con il pedale destro che rimase agganciato. E, non appena la ruota posteriore toccò terra, la bicicletta riprese rapidamente velocità compiendo così un giro di 180 gradi su sè stessa. Il corridore nordamericano incerto, poi, tentò di riprendere possesso del mezzo prima che questo venisse colpito dalla moto di un camerman.
Il video, che circola in rete da ieri, ha diviso i tifosi in due correnti di pensiero: l’una a sostegno della tesi che la ‘due-ruote’ di Hesjedal fosse ‘dopata’. Il termine ‘bici dopata’ nacque nel 2010 quando Fabian Cancellara venne accusato di aver gareggiato con un motorino tra le ruote alla Parigi-Roubaix e dall’anno successivo l’UCI controlla, con scansioni, raggi ed ogni altra modalità, tutti i veicoli di gara che scendono sul tracciato.
Il colpo di genio venne all’ungherese Istvan Varjas qualche anno prima anche se il primo prototipo fu, logicamente, grosso, rumoroso ed azionato tramite pulsanti. Ma voci interne al grande ciclismo affermarono che già a partire dal Tour 2011 la tecnologia si sarebbe evoluta: miniaturizzando dapprima tutti i sistemi ed avviandoli, non più coi tasti, ma grazie a cardiofrequenzimetri. Inoltre il motore avrebbe cambiato posto: dal movimento centrale al mozzo della ruota.
I sostenitori della tesi si avvalgono inoltre del fatto che la frequenza cardiaca di Hesjedal fosse molto alta in quanto la caduta sarebbe avvenuta in discesa durante la fuga, a 13 km dal traguardo. E nel calderone non finirebbe soltanto il ciclista ma tutta la Garmin.
La corrente di pensiero benevola, alla quale fa riferimento la maggioranza degli appassionati, sostiene le affermazioni di Bingen Fernandez, direttore della squadra accusata:”Il caso non esiste, quel movimento è dovuto solamente all’inerzia della bici.” In casa-Garmin, dunque, tutto rimane tranquillo con le accuse che non preoccupano gli atleti.
L’auspicio è che la vicenda possa rivelarsi una trovata denigratoria, volta soltanto a far storcere il naso di qualche maligno. Dall’atleta al mezzo ‘dopato’: i modi per screditare un movimento che si sta rialzando e che vuole tornare sulle prime pagine dei giornali. Non per un Armstrong incriminato ma per un Nibali vincitore, un Contador che si sta rialzando o la nascita di un nuovo campione come Aru. Vuelta Hesjedal bici dopata
https://www.youtube.com/watch?v=xN_RbZN51oY
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