Pantani il ricordo: non bisogna mai dimenticare chi ha scritto la storia.
Esistono personaggi capaci di accendere i cuori della gente in maniera trasversale riuscendo a sopravvivere oltre la morte in un ricordo, un gesto, un’emozione. Marco Pantani è stato molto più di un ciclista, è stato il simbolo di un italia eroica e leggendaria. Gli attacchi in salita, il suo gesto classico di arrembaggio alla tappa, il togliersi la bandana quando aveva deciso di partire, tutto questo lo ha reso indimenticabile.
“Quelli come noi hanno voglia di sognare, io dal passo del Pordoi alzo gli occhi e vedo il mare” cantavano gli Stadio in un loro brano dedicato al pirata. Pantani ha fatto innamorare molti giovani del ciclismo, oggi si riaccende una polemica sulla sua prematura scomparsa. E’ stato ucciso, si dice. In realtà, il sospetto c’è sempre stato, la domanda vera è: lo abbiamo davvero apprezzato in vita?
Il riferimento è a quel famoso Giro, a quella percentuale ridicola di ematocrito che ha fatto urlare al doping. Il pirata è morto per la prima volta a Madonna di Campiglio, quando gli è stato strappato il Giro che altrimenti avrebbe vinto, un animo nobile come il suo non ha retto l’urto delle maldicenze. Lo stesso mondo che lo aveva esaltato lo ha abbandonato quando lui aveva più bisogno di affetto.
Il resto è stato solo un lungo calvario, un dolore infinito. Pantani ha sofferto, si è isolato ed ha toccato il fondo prima di lasciarci, ma la sua grandezza si evince dalla magnificenza delle sue imprese che sono ancora vive e che non saranno scalfite dall’ombra di un sospetto. Marco Pantani è l’italia del ciclismo oggi più di ieri onorare la sua memoria un atto dovuto per tutti gli appassionati della bicicletta.









