C’è un fattore che accomuna un po’ tutti gli sport di squadra: puoi fare bene e costruire il tuo team per anni ma quando arriva una delusione cocente tutto viene messo in dubbio. Allenatore in primis.
Chiedete a Mark Jackson, ormai ex allenatore dei Golden State Warriors, uno che nel giro di due stagioni ha ridisegnato la squadra, ha più che raddoppiato il numero di vittorie in Regular Season (da 23 a 51) e ha fatto esplodere due icone dell’intera stagione NBA, che insieme formano gli ‘Splash Brothers’.
Ma l’eliminazione ai play-off, peraltro in gara-7, per mano dei Clippers ha scritto ufficialmente la parola ‘fine’ nel rapporto tra il coach e i ‘Dubs‘. E nonostante questo, l’uomo di New York, avrebbe anche delle attenuanti importanti come l’infortunio di Bogut, che lo ha tenuto fuori nel momento decisivo.
Qualcosa però aveva già iniziato a grippare negli ingranaggi della squadra, O’Neal prima dell’ultimo match parlò così: “La sensazione è che comunque vada non sarà il nostro allenatore il prossimo anno.” Ed anche Bob Meyers, il general manager, aveva dichiarato: “Vogliamo dare una direzione differente alla squadra”.
Il coach, però, aveva dalla sua parte il giocatore più rappresentativo, Step Curry, che nonostante l’uscita anticipata dalla competizione affermò: “Merita di essere il nostro allenatore anche la prossima stagione, sarei scioccato del contrario”.
Ma il numero 30, che insieme a Thompson forma la coppia più forte di sempre a timbrare triple segnando il record di 484 centri, non è stato buon profeta.
Gli ‘Splash Brothers’ insieme a Bogut (in cui ha creduto fortemente cedendo anche Monta Ellis) sono il patrimonio che Mark Jackson lascia in eredità all’Oracle Arena, per un presente che non gli riconosce quanto dovuto.









