Da sabato sera, Gennaro de Tommaso, conosciuto negli ambienti del tifo partenopeo come Genny ‘a carogna, è diventato un vero e proprio personaggio pubblico. Il Mattino ed il Messaggero hanno intervistato quell’energumeno arrampicatosi sulla barriera divisoria dello stadio che mostrava a tutti il suo messaggio ‘Speziale libero’ e intanto parlava (o trattava?) con Marek Hamsik.
L’ultras ha voluto subito chiarire: “Non ho mai trattato con nessuno. Quello che è successo sabato è inaudito, non era mai successo che qualcuno sparasse ai tifosi: un inferno. Non abbiamo detto di non giocare, solo non potevamo più tifare.“
De Tommaso spiega quanto sia stata manipolata la vicenda e cosa davvero sia uscito dal dialogo tra il numero 17 azzurro e il tifoso: “Sono state scritte tante sciocchezze. Hamsik è venuto da noi solo per rassicurarci sulle condizioni del nostro amico. Lo stesso messaggio che ci hanno dato le forze dell’ordine. Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni. Non c’è stata alcuna trattativa tra la Digos e la nostra curva sull’opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti”.
La versione della tifoseria e della Digos effettivamente coinciderebbero e quando gli viene fatto notare l’uomo risponde così: “Ma a noi interessa. Ed è per questo che abbiamo deciso di rinunciare alla coreografia che avevamo organizzato e che ci era costata quindicimila euro. E la stessa cosa hanno fatto anche i supporter della Fiorentina. Come avremmo potuto srotolare gli striscioni, e cantare, e ballare quando uno di noi era in fin di vita? Ci siamo rifiutati di farlo. Non abbiamo detto di non giocare. Né avremmo avuto il potere per farlo. Noi non possiamo decidere nulla“.
Genny ‘a Carogna termina l’intervista dando la sua versione dei fatti lanciando poi ( e in parte chiarendo) un messaggio riguardanti i fatti che avvennero nel 2007: “Ci stavamo dirigendo verso la curva Nord dell’Olimpico scortati dalle forze dell’ordine. Poi è successo l’inferno, abbiano sentito i colpi e ci siamo accorti che tre di noi erano rimasti a terra. Una cosa del genere non si era mai vista. Perciò i fatti di Roma sono gravissimi” e prosegue “l’unica cosa importante di questa storia ormai è diventata la maglietta che io e gli altri tifosi indossiamo. ”Speziale libero” c’è scritto. Però la maglietta sostiene una città dove abbiamo tanti amici e nei confronti di un ragazzo che sta chiedendo attraverso i suoi avvocati la revisione del processo. È una richiesta di giustizia, non un’offesa contro una persona deceduta o la sua famiglia.”









