Home » »
Lo Sport 24 racconta… “The Walking Mountain” Primo Carnera vs Uzkudun

Lo Sport 24 racconta… “The Walking Mountain” Primo Carnera vs Uzkudun

focus adriano
Primo Carnera
Primo Carnera

Primo Carnera fu un simbolo del fascismo, l’immagine di uomo vittorioso e italiano, da cui il regime traeva enormi benefici a livello d’immagine.
La scalata al successo, le vittorie ed il declino di uno dei migliori pugili che la boxe italiana abbia mai visto. “La Montagna che Cammina” acclamata adilà e aldiqua dell’oceano, potenza pura e spaventosa combinata con la grande bontà di un brav’uomo e di un leggendario sportivo.
Ma non solo: come in ogni appuntamento di “Lo Sport 24 racconta…”, vi presentiamo anche una tappa fondamentale ed emozionante della carriera del personaggio trattato, da condividere con tutti gli appassionati del presente e del futuro.
Abbiamo scelto di raccontarvi  non l’incontro in cui il gigante di Sequals era diventato campione del mondo, ma bensì un match ben più importante e simbolico a livello storico. Quella contro il maggior esponente del panorama pugilistico spagnolo, Paulino Uzkudun, era una sfida che rappresentava una sorta di derby tra il futuro simbolo del franchismo e lo sportivo principe del fascismo. Il tutto sotto gli occhi del Duce Benito Mussolini.

I PRIMI ANNI, LA MAFIA E LA SCALATA AL TITOLO  MONDIALE:

Primo Carnera nasce a Sequals, provincia di Udine, il 25 ottobre 1906. Già da piccolo dimostra un fisico impressionante e quindi, ancora adolescente, si trasferisce in Francia per cercare un lavoro con il quale aiutare la poverissima famiglia. Ed è proprio il suo fisico che gli permette di essere assunto da un circo itinerante, dove diventa fenomeno da baraccone, sfidando chiunque a battersi con lui (e a perdere, naturalmente). Per un caso della vita, si fa notare proprio in una tappa del circo dal mondo della boxe.
Il debutto pugilistico di Carnera è datato 12 settembre 1928 a Parigi. In seguito si trasferisce in Inghilterra, dove disputerà 18 incontri, di cui 17 vinti. Voci dicono che non si sa quanti di questi incontri si siano realmente combattuti e quanti siano frutto di combine da parte del manager Leon See; se è vero che Carnera aveva un pugno d’acciaio, la sua tecnica era tutt’altro che eccellente. Quello che è certo è che il Leviatano Friulano non fosse a conoscenza di nulla.

Nel ’30 Carnera è pronto per lo sbarco in America, la patria della boxe. The Walking Mountain viene accolto con grandissimo entusiasmo da un Paese che, reduce dalla spaventosa crisi economica dell’anno prima, malgrado tutto continua a spendere ingenti somme nel mondo dello spettacolo. Sostenitore principale di Carnera sarà la mafia, oramai ben radicata oltreoceano, che investirà molto su di lui. In questo periodo, il gigante di Sequals si divide tra America ed Europa,venendo inneggiato da ogni immigrato che incontra, che vede in lui il simbolo del riscatto della gente emigrata dal proprio Paese.
La nuova stagione della boxe ad alti livelli inizia a Miami, con Carnera coinvolto in vicende extrasportive. Infatti, il friulano inizia ad avere seri problemi di natura economica, che lo porteranno a cambiare manager, visto che See prendeva una percentuale troppo elevata sugli incontri del suo ingenuo protetto.  Tornato in Italia, il Leviatano Friulano si affida a Luigi Soresi, manager meno esperto di See ma ottimo finanziere, ed al duo Bill Duffy, garante della malavita organizzata, Owney Madden, influente boss che fece fortuna col Proibizionismo. I nuovi ed influenti manager in poco tempo riescono ad organizzargli un incontro per la cintura di campione del mondo dei pesi massimi.

Il 10 febbraio del ’33 comincia il percorso d’avvicinamento al match iridato, e Carnera affronta un pugile di rilievo, Ernie Schaaf, con all’attivo 58 vittorie su un totale di 75 incontri, una di queste con il poi celebre Max Baer.
L’incontro, disputato molto duramente da entrambi i contendenti, si risolve alla tredicesima ripresa con il ko di Schaaf, che va rovinosamente al tappeto. A causa dei seri colpi presi, l’americano entra in coma: morirà quattro giorni dopo. Carnera, sconvolto, decide di ritirarsi dalla boxe. Solo l’intervento del manager e della famiglia lo convincerà, a distanza di pochi mesi, a ritornare ad allenarsi.

LA CINTURA ED IL SUCCESSO:

Il 29 giugno 1933, Carnera affronta Jack Sharkey al Madison Square Garden di New York. In palio c’è il titolo dei pesi massimi. Così la radiocronaca dei giornalisti presenti :

“Alla prima ripresa Carnera rompe subito gli indugi e attacca uno Sharkey barcollante… Seconda ripresa, Sharkey diventa più guardingo e cerca di reagire ma l’italiano lo incalza obbligando l’avversario a stare alla larga… Alla quarta ripresa Carnera continua con la sua tecnica preferita e martella con il sinistro… Alla fine della quinta i nuovi allenatori di Carnera gli ordinano un’azione di forza… Carnera attacca e mette Knock Out l’avversario!”.

L’uppercut destro del gigante di Sequals manda in delirio il Madison Square Garden. Il nuovo campione del mondo dei pesi massimi è un italiano: Primo Carnera.
La stampa lo glorifica ed il suo pugno micidiale è rappresentato nei giornali di tutto il mondo. Ovviamente ci fu gente che sostenne che il pugno fosse tutta una farsa, ma lo stesso Sharkey, in un intervista diversi anni dopo, chiarì tutti i dubbi con testuali parole: “Carnera mi colpì con una forza terribile. Quel titolo mi fruttava danaro, perché avrei dovuto perderlo?”.
A questo punto, la vita di Carnera subisce una svolta incredibile: in Italia è ricevuto con tutti gli onori da gente comune e politici di spicco, tra i quali lo stesso Mussolini. Il friulano diventa una star del cinema nazionale ed internazionale, con un totale di più di 20 film girati. Carnera ha la fortuna di recitare con gli attori più famosi del panorama italiano (tra i quali, ad esempio, Totò), ed arriverà ad incontrare anche Charlie Chaplin, proprio su esplicita richiesta di quest’ultimo.

CARNERA VS UZKUDUN:

Il campione del mondo torna sul ring il 22 ottobre ’33, a Roma, contro Paulino Uzkudun. In palio ci sono le cinture dei pesi massimi mondiali (Carnera) e qualla di categoria a livello europeo, cinta dal Toro Vasco.
Carnera, ancora quasi sconosciuto, aveva già affrontato il rivale il 23 Novembre del 1930 a Barcellona. Il match in terra catalana era terminato con la vittoria ai punti per il Leviatano Friulano.
A tre anni di distanza, l’italiano era diventato simbolo ed eroe della Patria, mentre il Leñador Vasco si trovava di fronte alla più grande occasione della sua, comunque rispettabilissima, carriera quando meno se lo aspettava dopo l’esperienze oltreoceano.
L’incontro, il primo di Carnera da campione del mondo nel Bel Paese, fu molto pubblicizzato dalla stampa, sia italiana che straniera. I complimenti, per ambedue i pugili, si sprecavano, con il Mundo Deportivo che arrivò a descrivere i contendenti come “Gli uomini migliori del vecchio continente“.
Al giorno dell’incontro, Carnera arrivò molto carico, con l’obbiettivo di piegare il basco per KO, cosa mai successa nei 10 anni di carriera del rivale.
In piazza di Siena, a Roma, 60.000 persone, tutte paganti, erano pronte ad assistere ad uno dei match migliori che il continente avese mai visto. Sui gremitissimi spalti, presenziava anche il Duce, grande fan del pugile che aveva portato tanta gloria all’Italia in tutto il mondo. L’incasso, calcolato sul milione e mezzo di lire, era enorme per quel periodo, e le scommesse davano favorito Carnera per 5 a 1.

“Quando il gigante, chiuso nella sua vestaglia verde, è apparso nella luce dei suoi riflettori una lunga ovazione l’ha salutato. Liberatosi dall’accappatoio il campione del mondo pè apparso in camicia nera, stretta sotto il torace dalla grande gemmata cintura aurea del campionato mondiale”

Questa la descrizione di Orio Vergani, inviato del Corriere della Sera, della maestosa entrata del Leviatano Friulano.
Sotto gli occhi di Mussolini, a rovinare la festa ci pensa, però, il Leñador Vasco, che sfodera una grande prestazione, rinunciando ad attaccare con il suo famoso mancino e difendendosi quasi tutto il tempo in modo più che egregio. In questo modo, anche contro Carnera, Uzkudun riesce a non cadere per KO, perdendo ai punti dopo un match ben al di sotto delle aspettative.
El Mundo Deportivo, probabilmente esagerando, il giorno seguente racconterà: “L’annuncio delle votazioni dei giudici sono accolte con freddezza e addirittura qualche fischio“.
La spiegazione della prestazione non brillantissima di Carnera, però, potrebbe essere semplice. Vittima di un incidente d’auto nei pressi di Venezia il giorno precedente all’incontro, The Walking Mountain si sarebbe inoltre fratturato la mano destra durante un attacco nel 4° round. Il clan di manager ha così giustificato ai microfoni della stampa il mancato KO.
Dall’altra parte, Uzkudun si lamenta con i giornalisti di presunte gomitate e atteggiamenti scorretti, che l’arbitro faceva finta di non vedere. Lo spagnolo, comunque ammette lo spaventoso miglioramento a tre anni di distanza, dichiarando come fosse senza dubbio il miglior peso massimo in circolazione.

Purtroppo, non esiste un video dell’incontro, per sapere come abbiano veramente boxato i due campioni. Il match, comunque sia, rimane nella storia come incontro con il record di spettatori (ancora oggi imbattuto, ndr) e come sfida tra due simboli di due regimi come Fascismo e Franquismo.
Oltre che per una grande occasione di sport, naturalmente.

LA PERDITA DEL TITOLO, IL DECLINO E GLI ULTIMI ANNI:

Carnera difende il titolo anche contro l’irlandese Tommy Loughran, vincendo senza difficoltà a Miami.
Poco meno di un anno dopo, il 14 giugno del ’34, Carnera è chiamato a salvaguardare la cintura contro l’arrogante pugile statunitense Max Baer, già conosciuto sul set d’un film. Baer, pugile americano d’origine tedesca ebrea, prima del match non perde occasione per provocare il Gigante buono. La sfida, infatti, vale molto di più di un semplice match sportivo. In prossimità dell’incontro, il fedele manager ed amico Duffy verrà incarcerato. Si tratta di un grave colpo per Carnera, che si ritrova così senza il suo maggior sostenitore.
Arriva il giorno del match, e il Leviatano Friulano subisce una sconfitta su tutti i fronti, andando al tappeto 10 volte, ma sempre rialzandosi pur avendo una caviglia fratturata sin dal secondo round. All’undicesima ripresa Carnera è ridotto ad un bersaglio e l’arbitro, secondo il pubblico con qualche round di ritardo, pone termine all’incontro consegnando a Baer il titolo per K.O. tecnico.
Paradossalmente, dopo avergli tolto il titolo, il tedesco diverrà uno dei migliori amici di Carnera, che sosterrà e difenderà da ogni critica.

In seguito ad alcuni match di poco peso, il Leviatano Friulano affronta un giovane pugile di colore che diverrà un icona della boxe, ossia Joe Louis.
Il 25 giugno 1935 in un clima pregno di razzismo, il 21enne americano sconfigge facilmente l’ex Walking Mountain, oramai un fantasma del pugile degli anni d’oro.
Lontano dal ring ed abbandonato dal clan di manager, Carnera soffre anche di problemi di salute, che gli costeranno l’asportazione di un rene, e costringendolo a tornare stabilmente in Italia. Nel ’39, con lo scoppio della guerra, il Gigante Buono, senza più un soldo e con la sua sola villa come testimonianza dei bei tempi passati, trova un impiego e si innamora  della futura moglie Pina, che gli darà due figli.
Malgrado la sua fama sia notevolmente decaduta, alcuni ufficiali nazisti e fascisti lo vanno spesso a trovare, e questo gli costerà anche un rapimento da parte dei partigiani, che, capito però che non era schierato politicamente, lo lasciano andare. Con l’arrivo degli alleati ritrova molti amici, ma in quei tempi difficili il suo nome servirà a poco,ed anche lui dovrà fare la coda per la distribuzione dei viveri.

Dopo la guerra Carnera, povero e con una famiglia da sfamare, accetta un’offerta di lavoro come wrestler dall’America. Grazie a questo lavoro ritroverà una discreta fama oltreoceano e non avrà più difficoltà finanziarie. L’ex campione del mondo tornerà in Italia diverse volte, partecipando spesso anche a show televisivi. Ma è nel 20 maggio 1967 che The Walking Mountain, malato seriamente di diabete e cirrosi epatica, tornerà definitivamente a casa, per morire nella sua Sequals.
Primo Carnera chiuderà gli occhi il 29 giugno dello stesso anno, giusto nel giorno del 34° anniversario della conquista del titolo di campione del mondo. Sulla tomba, una frase che descrive tutto il suo essere: “Mens sana in corpore sano”.

LEGGI ANCHE:LO SPORT 24 RACCONTA… IL GALIBIER DI MARCO PANTANI

Picture of Simone Calice

Simone Calice

Laureato in Lingue e Letterature straniere all'Università degli studi di Milano. Appassionato di calcio e boxe (già collaboratore dell'Italia Thunder Boxing Team), segue lo sport nazionale ed internazionale, setacciando le migliori pagine web italiane e straniere alla ricerca delle ultime notizie.