Perugia-Macerata playoff finale: lo scudetto è della Lube
Macerata chiude la pratica scudetto alla quarta partita della serie e lo fa davanti al pubblico del Pala Evangelisti, che non può far altro che guardare e applaudire la propria squadra mentre perde il tricolore. Un impianto che ieri sera ha dimostrato davvero cosa significano le parole spettacolo, correttezza, sportività e grande tifo. L’applauso che il palasport riserva ai bianconeri alla fine del match vale molto, forse quasi più dello scudetto, perché ha dimostrato ancora una volta quanto la pallavolo sia un ambiente senza macchia.
Lo scudetto che la Lube si cuce sul petto è più che meritato, per una stagione da protagonista e per il gioco messo in campo anche ieri sera. Va detto che lo poteva meritare anche la Sir Safety, che in campo ha dato tutto, cuore, anima, testa e ha lottato come un leone, giocando con grande grinta e determinazione, ma non è bastato a coronare una stagione stupenda.
Sempre punto a punto, Perugia è stata sempre attaccata al match, poi è arrivato un quarto set epico, che ha dato agli spettatori uno spettacolo senza fine. Un’infinità di set point per Perugia ed altrettanti match point per Macerata, che grazie a Marko Podrascanin riesce a mettere a terra il 35-33 che regala lo scudetto alla Lube.
E’ scontato ora rendere merito ai vincitori: un Henno semplicemente spettacolare, che volava su ogni pallone e che non permetteva mai alla palla di toccare il terreno di gioco; un Baranowicz che ha acquisito maturità ed ora riesce a orchestrare il gioco in maniera sontuosa; tre bande (Parodi, Kurek e Kovar) che a turno hanno dato dimostrazione di tenacia e hanno saputo mettere giù palloni pesanti; una coppia di centrali, Podrascanin e Stankovic, statuaria e troppo forte forse per chiunque, con quelle mani che invadono e non lasciano spiragli all’attacco avversario; uno Zaytsev mostruoso, che sa prendere in mano la sua squadra e trascinarla verso il traguardo che aspettavano da inizio anno; un Alberto Giuliani che, dopo le delusioni di Coppa Italia e Champions League, finalmente sorride, perché è riuscito a prendersi una soddisfazione e a regalare grandi emozioni ai suoi tifosi.
Bisogna, però, fare i complimenti anche ai vinti, a una Perugia che è cresciuta tanto in questa stagione, sotto gli occhi e la direzione di Kovac, un allenatore che può sembrare freddo e calcolatore, ma che ha dato anima e cuore a questa città. E’ una squadra che ha lottato sempre con le più forti, arrivata in finale di Coppa Italia anche se sconfitta dalla Copra Elior Piacenza, quella stessa formazione che poi ha saputo piegare in semifinale scudetto. Un applauso, quindi, se lo meritano anche gli uomini della Sir Safety: Giovi, che ha fatto tutto il possibile per salvare palloni che sembravano imprendibili; Paolucci che, alternandosi con Mitic, ha saputo girare bene le palla e far rendere al meglio i suoi schiacciatori; Petric, talento e tanta grinta, e Vujevic, classe ed esperienza, che hanno messo in difficoltà il muro biancorosso con i loro colpi; Buti e Barone, che hanno provato ad arginare gli attaccanti degli schiacciatori della Lube, spesso riuscendoci; Aleksandar Atanasijevic, 23 anni e tutta una carriera davanti, che ha dimostrato ancora una volta di essere un fenomeno, un giocatore capace di mettere a segno più di 20 punti ogni partita e di trascinare, con determinazione e tanto cuore, a giocarsi la partita contro una squadra forte come la Lube.









