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ESCLUSIVA – Giacobbe Fragomeni dentro e fuori dal ring:” Il problema della boxe italiana è…”

ESCLUSIVA – Giacobbe Fragomeni dentro e fuori dal ring:” Il problema della boxe italiana è…”

La redazione di Losport24.com ha realizzato un’intervista esclusiva a Giacobbe Fragomeni, nella quale si sono trattati temi come la sua carriera e la boxe italiana e non. Il pugile, nato a Milano il 13 agosto 1969, ha un record personale di 32 vittorie (13 per KO), 5 sconfitte e 2 pareggi. Fragomeni in carriera ha vinto un bronzo ai mondiali di Bucarest del 1997 e un oro agli europei di Minsk del 1998. Il 24 ottobre 2008, nella sua Milano, conquista il titolo mondiale WBC dei pesi massimi leggeri contro Rudolf Kraj, perso dopo un anno contro  Zsolt Erdei a Kiel. Nel 2012 vince anche il titolo silver WBC, sempre dei pesi cruiser, contro Silvio Branco.

1)La grande boxe è ormai un po’ di tempo che manca da una grande città come Milano. Tu che sei stato un grande della pugilato italiana degli ultimi anni, cosa ne pensi? Cosa servirebbe per riavvicinare la boxe al pubblico italiano?

Succede perchè ancora oggi questo sport è visto come una disciplina violenta, mentre la gente si sta avvicinando ai match nella gabbia o a quelli di combattimento con calci. Forse non c’è più  a Milano perchè manca il personaggio, anche se i pugili ci sono. Credo che si sia rovinato tutto negli anni 80′: il problema è che gli organizzatori e i manager non dovrebbero pensare a dei guadagni immediati, ma ad investire. Far vedere dei bei match, trasmettere alle televisioni cose belle e farla rinascere. Il problema è che manca la televisione: molta più gente guarda il calcio, il wrestling e MMA, che sono cose che vengono ben allestite, lavorandoci molto e con largo anticipo. Fanno pubblicità un anno prima e poi realizzano un evento fatto bene, non campato in aria. Dovremmo avere qualcosa di più grande, perchè la boxe è grande. Io sto lavorando con gli sport da combattimento tipo la kick o il muay thai perchè vogliono approfondire il pugilato, perchè a loro manca appunto questa formazione.  Questi sport di base hanno una struttura che magari esalta un match, che forse non sono belli ma rendono perchè molto pubblicizzati. Adesso è nata la Lega Pro, che ha tanti progetti che mirano a migliorare questo aspetto. Speriamo che vadano bene in questa direzione. Loro stanno mettendo dei paletti e spero che, col tempo, questi paletti si rivelino dalla nostra parte. La Lega farà una cosa molto importante per il pugilato italiano: portare avanti i nostri pugili. 

2) Ci potresti fare un confronto sulla boxe all’estero e in italia? Quali sono le tue impressioni?
Te lo spiego tecnicamente e tatticamente: perchè un pugile passi da dilettante a professionista si deve creare una carriera. I primi 10-15 incontri sono decisivi e la Lega gli fa incontrare un pugile non all’altezza. Quando poi va ad incontrare un pugile un po’ più forte prendono “le botte”. Ora la Lega cercherà di far si che i pugili professionisti si incontrino tra di loro. Il problema, però, è che in Italia ci sono 100 pugili. Mentre all’estero in una categoria come la mia ci sono 30-40 pugili, da noi c’è ne sono 3. Quindi, al di fuori dei confini nazionali possono lavorare di più. Tra di noi, invece, ci conosciamo e ci “scanniamo” per prevalere. Se s’incontra un pugile straniero di poco valore, il nostro ragazzo si esalta pensa di essere invincibile, come King Kong, ma quando incontra uno mediocre gli piazza un colpo e lo butta al tappeto. Su questo aspetto la Lega Pro sta lavorando bene.

3) Come mai i nostri pugili faticano all’estero? Nelle cinture “minori”, ne abbiamo. Vincono, però, soprattutto su suolo italiano, mentre se combattono all’estero spesso perdono.
Questo nasce dai manager all’estero. Ad esempio, un titolo mondiale dove il campione è un tedesco, l’italiano propone un match e basta. Gli agenti stranieri, invece, se sanno che vincono facile organizzano un solo incontro, mentre se il match sarà incerto stipulano contratti su tre date. Il nostro pugile, quindi, deve trionfare tre volte per mantenere il titolo. Loro sono anche più forti a livello finanziario, e con i soldi puoi permetterti tutto ciò che vuoi. Con la nostra crisi economica non possiamo fare questo, ma i pugili in Italia ci sono! Il problema è farli combattere e trovare uno sponsor che gli permetta di allenarsi. Inoltre, non è facile trovare una televisione che supporti, con molta pubblicità. Per esempio, perchè i match su Italia Uno non fanno molto share? Perchè li che fanno vedere il sabato, quindi sono repliche. Un incontro importante con un pugile italiano bisognerebbe pubblicizzarlo prima e in continuazione. Come fanno i tedeschi. Se io devo combattere per il titolo vengono e riprendono quando mi alzo, mangio o vado a correre. Stessa cosa per il mio avversario. Nel mentre fanno pubblicità nei media, interviste ad entrambi i pugili, attirando così la curiosità della gente. All’estero lavorano in questo modo, anche grazie ai grossi fondi alle spalle. In Italia bisogna investire per arrivare a certi livelli. Da noi si vedono incontri organizzati male, con palazzetti vuoti. Si dovrebbe avere, invece,  uno stadio con dietro la televisione, come fanno in tutte le parti del mondo. Inoltre, per un evento dovrebbe essere creato, come negli USA, un merchandising del combattimento, un po’ come nel calcio: magliette, pantaloncini, eccetera. Evidentemente non abbiamo soldi da investire, questa è la causa per cui si sta perdendo il pugilato italiano.

4) Come si può leggere nel tuo libro “Fino all’ultimo round”, la boxe è riuscita a tirarti fuori da un periodo buio della vita. Ci sarà un nuovo capitolo del libro? Continuerai a boxare? Ci potrebbe essere un futuro da allenatore?

Proprio oggi al mio manager ho detto che aspetto la nascita di mio figlio, ci penserò dopo. Io sto già svolgendo il lavoro non di allenatore, ma bensì di personal trainer. Insegno ai ragazzi da zero il pugilato, ho un sacco di allievi appassionati. Un ritorno ci sarà, e sarà “col botto”! Voglio salutare il mio pubblico e dare un addio serio, anche perchè, prima o poi, lo devo fare. Non posso andare avanti fino a 100 anni. Sto pensando diseguire l’esempio di Rosi, che si è ritirato a 38 anni facendo “roba” leggera, perchè fisicamente sto bene. Mi sto trattenendo, mi tengo con il guinzaglio: le palestre non le frequento perchè so che mi viene voglia di combattere. Allora non vado in certi posti, non vado a vedere il pugilato e non voglio sapere della boxe, altrimenti rientra in me.

5) La tua emozione piu grande sul ring?

Diciamo che è stata prima, sotto il ring: mio nonno che mi guarda ‘con la sua faccia’ e mi dice di tener su le mani. Mi è venuto quasi da piangere perchè mi ha detto che ero arrivato a quel momento meritandolo. Gli ho promesso che, prima che fosse morto, gli avrei fatto questo regalo: è stata un’emozione unica. Poi ho vinto il titolo mondiale ed è stato il regalo più bello che ho fatto al nonno. Più che a me stesso ho dato a lui: grazie a lui sono diventato quello che sono. E’ stato il primo che mi ha lanciato in questa strada per arrivare fin qui. Ho incontrato altre persone, ma si sono rivelate scadenti. Il nonno, invece, è stato coerente. La forza veniva anche da lì, da lui ho imparato molto perchè io sono come lui. Sono o tutto o niente nella vita e nelle cose.

La redazione di LoSport24 ci tiene in particolar modo a ringraziare la disponibilità e la simpatia dimostrata da Giacobbe Fragomeni. Inoltre, non possono mancare i migliori auguri dal punto di vista professionale e privato, congratulandoci anche per la prossima nascita del figlio.
La riproduzione, anche solo parziale, deve avvenire previa citazione della fonte.

In collaborazione con: Simone Calice
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Federico Falzone