Francesco Acatullo, nato il 22-2-1988 a Maddaloni (CE) da genitori originari di Caivano (NA), è un pugile professionista che ha fatto parlare di sé in questo periodo per il match, dato prima per certo poi smentito, con Domenico Valentino. Il pugile, chiamato la Tigre di Caivano, ha voluto rilasciare un’intervista alla nostra redazione per raccontare se stesso e spiegare il suo sfogo avvenuto con i suoi social network.
Come hai sviluppato l’amore per la boxe?
“All’età di 7-8 anni seguivo il mio cuginetto di 14 anni Francesco Acatullo nei suoi allenamenti di boxe al Marcianise Excelsior di Brillantino Musone, a quei tempo era l’anno 1998. In quella palestra si allenavano Clemente Russo e Domenico Valentino, giovanissimi come mio cugino Francesco. Io a quell’età iniziai a giocare a calcio, perché mia madre non voleva a tutti i costi che frequentassi la palestra di pugilato ma dentro di me soffrivo perchè mi appassionava; ma un paio di volte alla settimana andavo con mio cugino per fargli compagnia. Giocai a calcio dall’età di 8 anni fino ai miei 18 anni, nello sporting Caivano con Danilo D’Ambrosio, mio coetaneo e paesano oggi titolare dell’Inter. Ero bravo ma avevo un carattere particolare, forse non amavo il gioco di squadra, o forse perchè mi sono sempre piaciuti gli sport da combattimento: Kung-Fu, Karate, Kick-Boxing… in poche parole sono sempre stato attirato da quegli sport. Per colpa di mamma mi sentivo forzato a giocare a calcio. Io penso che bisogna lasciare liberi i figli di scegliere la vera passione e lo sport da seguiere. Nel 1999 avevo 10 quasi 11 anni, mio padre lasció mia madre per un altra donna, ancora oggi mi chiedo come un uomo possa lasciare la sua famiglia per un’altra donna. Il tempo passava e io crescevo, ero un bel ragazzino con la faccia da scugnizzo; da piccolo dopo la scuola frequentavo un negozio da barbiere e lavoravo come garzone ma all’età di 18 anni, crescendo sempre di più, la paghetta settimanale era misera, mi bastava giusto per la benzina allo scooter e mangiare la pizza o il gelato con la mia prima fidanzatina. Così scelsi di andare a lavorare con mio padre che viveva a Voghera (PV): mio padre lavorava per un impresa edile come posatore di ceramica artistica e io gli facevo da manovale. Un giorno mi disse che mi avrebbe portato in una palestra a cui andai senza tratenere la gioia. Entrammo in quella famosa storica palestra in via Marsala, in palestra c’era il maestro Livio Lucarno che stava seguendo gli allenamenti di un certo Giacobbe Fragomeni, al fianco del maestro Livio c’era un ex pugile di nome Giovanni Parisi… beh penso che sappiamo di chi stiamo parlando. Iniziai gli allenamenti, l’iscrizione non la pagammo nemmeno perchè papà conosceva queste persone. I giorni passavano e io imparavo i primi passi, cosi in quel lontano 21 Aprile 2007 esordii con la canottiera della Boxe Voghera per KO tecnico a Stradella (PV): feci il sottoclou del grande Giacobbe Fragomeni, i giorni volavano e io crescevo; pugilisticamente ero sempre presente ogni giorno in palestra e facevo amicizia con tutti facendomi conoscere e tutti mi chiamavano Frank, ma un caro amico Federico Nicolaci mi diede il nome di Frank la tigre di Caivano. Il 25 marzo 2009 morì Giovanni Parisi e promisi a me stesso che non avrei smesso mai di allenarmi e che un giorno sarei diventato un pugile professionista. Correvano gli anni e decisi di passare tra i pro: feci l’ultimo match il 2 Dicembre 2012 a Voghera al PalaOltrepó con una bella vittoria, il mio record era di 34 vittorie 6 pari e 14 sconfitte per 54 match dilettantistici al mio angolo ho avuto il maestro Livio Lucarno.”
Quale è il match piu importante della tua carriera? Come descrivi il tuo modo di combattere?
“Nel 2013 passo a pro e mi andavo allenare a Pavia dal maestro Luciano Bernini, il match più bello e importante fù il 24 Gennaio 2015 a Bergamo, combattevo per la prima volta per il titolo italiano vacante dei superleggeri, l’incontro fu trasmesso su Italia uno combattevo contro Andrea Scarpa, noi tutti conosciamo chi è. Ho perso ai punti di poco, un match stupendo e combattuto ogni round, penso che quel match resta nella storia del pugilato professionistico italiano. Il mio modo di combattere é quello di assomigliare a Parisi in effetti guardavo sempre i suoi incontri, ma di Parisi c’è nè uno solo e resta solo un mito una leggenda non potrei mai assomigliargli. Ancora oggi cerco sempre di migliorare. Cerco sempre di migliorare perchè ogni match ha la sua storia e non tutti i pugili hanno lo stesso modo di combattere, quindi se devo combattere contro un fighter mi alleno e imposto il match da tecnico, se devo incontrare un attendista-tecnico mi alleno e imposto il match da fighter”.
Dicci la tua sulla faccenda Domenico Valentino? Il match lo faresti?
“Ho sempre ammirato Valentino da quando ho iniziato a boxare nel 2007, lo conoscevo di vista nel 1998 tramite mio cugino Francesco, ma nel 2010 avendo contatti con la Nazionale e andando in ritiro 10 giorni ad Assisi, lo conobbi di persona. Diventammo amici a tal punto che io gli facevo da sparring: io da Voghera prendevo il treno e andavo a Milano due volte alla settimana per fargli da sparring, per me era una grande avventura e soprattutto una bella esperienza essendo un pugile dilettante di prima serie. La faccenda Valentino nasce quando mi contatta il mio procuratore dicendomi se volevo affrontarlo per il suo esordio sulla distanza di 6 riprese ma la borsa che voleva offrirmi era misera, ci ho pensato e non ho accettato, non mi sembrava giusto che dovessi battermi contro una star, nonché mio amico, per quattro noccioline. Il match lo vorrei anche fare ma se c’è in palio il titolo italiano sulla distanza delle 10 riprese allora sì che si puó, ma devono sempre mettere a disposizione una bella somma di denaro. Sarebbe sicuramente un grande match da scintille, fuoco e fiamme; resterebbe un incontro spettacolare per tutti gli appassionati della nobile arte e ne parlerebbero in tutta Italia, su tutti i giornali e social network. Nello stesso tempo rispetto e stimo Valentino come uomo e come atleta e lui lo sa benissimo ma saranno i manager a proporre questo match, noi pugili facciamo il nostro lavoro ci alleniamo e combattiamo”.
Dopo aver perso il titolo come vuoi ripartire?
“Ho perso un’altra battaglia ai punti ma la guerra non è ancora finita. Adesso nel 2017 non regalo più niente a nessuno, vorrei fare 2 o 3 match di 6 riprese, anche 8, ma sempre se ben pagate; vorrei le mie rivincite contro Ceglia, Ruffini e Lomasto perché sono stati dei bei match e mi è rimasto l’amaro in bocca. Penso che oggi in Italia il pugilato non è seguito: tempo fà se un avversario perdeva aveva il diritto alla rivincita mentre in caso di vittoria c’era la bella e io pretendo le mie rivincite, ne ho sempre parlato con il mio manager ma a lui non importa. Quindi lo dico qui: voglio Ruffini, lo batto e voglio battermi per il titolo italiano, posso farlo sia nei leggeri contro Ceglia e sia nei superleggeri contro Lomasto; sogno un’unione europea di 12 round contro Ballisai e la rivincita contro Scarpa per dare spettacolo e far sognare tutti gli appassionati di pugilato. Sarebbe bello incontrare anche Di Silvio per un grande match titolato. Questi sono i match che tutti aspettano, la boxe è bella per questo: battersi e dopo la battaglia l’abbraccio sincero da veri amici.”.
Ringraziamo Francesco Acatullo della sua disponibiltà, siamo sicuri che la sua carriera sarà ancora lunga e chissà se questo match chiaccherato si farà










