La vittoria italiana oggi si concretizza in tutte le sue forme, a cominciare dal binomio Rossi-Ferrari, a cui il trionfo in simbiosi non riusciva dal lontano 2009. Ma non solo. Proprio nella settimana in cui la sosta per le nazionali ci toglie la Serie A, ecco che il Belpaese torna protagonista nei suoi altri storici sport: Formula 1, MotoGP e Ciclismo. Denominatore comune? Il colore rosso.
Dopo 676 giorni la Ferrari torna a vincere un gran premio, grazie all’impresa, leggendaria, di Sebastian Vettel in Malesia, che al termine della gara, si lascia andare a una grande esultanza, facendosi da portavoce di tutti i sostenitori del Cavallino incollati davanti allo schermo con quel “Forza Ferrari! Dai!” che ci ricorda che l’unicità di questa macchina è ancora celebre in tutto il mondo; gli unici ad esserselo dimenticato sembravamo essere solo noi italiani, da troppo tempo a secco di successi dei piloti in rosso.
Una vittoria che è più una liberazione, oltre che la conferma del grande lavoro svolto dalla coppia Marchionne-Arrivabene. L’ottimo quarto posto di Kimi Raikkonen, poi, è il classico ombrellino nel long drink per gli uomini di Maranello.
Dal “rosso Ferrari”, al “rosso Ducati”, un passaggio scontato quanto pertinente; infatti dopo la Pole Position epica di ieri davanti alle favoritissime Honda con uno straordinario Andrea Dovizioso, si era già capito che le case giapponesi non sarebbero state le uniche dominatrici del campionato. Oggi, nella prima gara della stagione, la conferma: due gradini del podio erano occupati dal già citato Andrea Dovizioso e da Andrea Iannone, con le loro fiammanti tute rosse. Già, due gradini, anche se i due più bassi, perché per trovare il vincitore bisogna passare dal rosso della moto di Borgo Panigale a Rossi, inteso come Valentino, che con la sua Yamaha è tornato a vincere una gara inaugurale del Motomondiale, cosa che non gli riusciva dal 2010. Il Dottore a 36 anni ha dimostrato di avere le carte in regola per lottare fino alla fine.
Rossa, se vogliamo, è anche la divisa della Katiusha, squadra per la quale corre Luca Paolini che oggi ha conquistato la Gend Wavelgen, una delle più importanti classiche del ciclismo europeo, che non parlava italiano dal 2002, quando ad imporsi fu Mario Cipollini. Il “Gerva”, com’è soprannominato Paolini, è uno dei migliori gregari del panorama, ma a 38 anni nella “Domenica d’Italia” ha trovato il modo di togliersi, anche per la debacle del capitano Kristoff, quella che è forse la soddisfazione più grande della sua carriera. Non poteva scegliere momento migliore.
Sembrerebbe un perfetto weekend dalle sfumature tricolori, ma se il “Rosso” incanta la penisola, a deludere è l’ “Azzurro” della nazionale di Antonio Conte. Tutte le polemiche di questi giorni, dagli oriundi a Marchisio, hanno caricato di un’energia negativa questo impegno e la confusione e la debolezza mostrate dall’Italia nella gara contro la Bulgaria, sono solo la conseguenza legittima di questo caos. “Conte non riesce a trasmettere carattere” è la critica più di moda, ma il cosiddetto “carattere” non è uno schema su palla inattiva o una manovra difensiva che si insegna in un solo allenamento: per acquisirlo possono volerci anni.
Sicuramente, però, questa domenica senza campionato ha dato al CT e a tutti gli azzurri tanti modelli di riferimento, in una giornata bianca, verde, ma soprattutto Rossa.









