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STORIE DI CALCIO – Il Verona di Bagnoli e quella partita con l’Udinese

STORIE DI CALCIO – Il Verona di Bagnoli e quella partita con l’Udinese

stagione verona

“Il calcio è come una briscola al bar con il tuo migliore amico. Quando giochi, fai di tutto per fregarlo. Quando posi le carte, bevi con lui un bicchiere”. [Osvaldo Bagnoli]

Per indicare un fenomeno che si protrae nel tempo modificando radicalmente la concezione che i popoli avevano in precedenza del contesto in cui esso si verifica, gli storici sono soliti eleggere un giorno, un mese o addirittura un anno per dotarlo di una connotazione temporale ben precisa. Se dovessimo ‘dissacrare’ quest’usanza chiamati a scegliere una data simbolica per parlare di quello che è stato per il movimento calcistico italiano il Verona di Bagnoli, l’ultima ‘piccola’ capace di sbaragliare la concorrenza delle grandi nostrane riuscendo nell’impresa di vincere uno storico e rabbioso Scudetto, questa sarebbe senza dubbio il 10 febbraio 1985.

Anno di grazia 1984, estate. I tifosi di tutta Italia sognano sotto l’ombrellone. Giorno dopo giorno ci si avvicina a quello che si preannuncia essere uno dei campionati più equilibrati ed entusiasmanti di sempre: per la prima volta da tempo le sedici rappresentanti dispongono di rose all’altezza della situazione, e sulle panchine del Belpaese siedono tecnici blasonati come Trapattoni, Liedholm, Castagner. A catturare le attenzioni degli esperti è però Diego Armando Maradona: il giovane attaccante argentino da poco sbarcato a Napoli sembra un vero e proprio crack, e gli arrivi di Rummenigge all’Inter, Wilkins e Hateley al Milan e Strömberg all’Atalanta appaiono persino marginali se messi in relazione al colpo della società partenopea.

Tra le tante realtà minori spicca l’Hellas Verona, che, tornato nella massima serie tre anni prima, ambisce ormai da qualche mese a ruoli di grande prestigio. Il suo allenatore, Osvaldo Bagnoli, artefice dell’ultima promozione, parla sin dai primi giorni di preparazione di una squadra reattiva e ricettiva, finalmente in grado di stupire davvero. Il presidente Guidotti gli mette a disposizione Hans Peter Briegel e Preben Elkjaer Larsen: sognare di arrivare tra le prime cinque non è più utopia.

In occasione della prima giornata del torneo, gli scaligeri affrontano il Napoli davanti al loro pubblico. Gli occhi di tutti sono puntati su Maradona (nella foto in azione contro i veneti), ma lo spettacolo è altrove: i padroni di casa sfoderano la prima grande prestazione della loro meravigliosa annata, superano gli azzurri con un secco 3-1 e danno così avvio alla loro cavalcata trionfale. La corsa gialloblu si arresta per la prima volta alla quarta giornata: allo stadio ‘Meazza’ il Verona non va oltre lo 0-0 sul campo dell’Inter, la squadra che si sarebbe presto rivelata l’unico vero ostacolo tra gli scaligeri e lo Scudetto. Ma è solo una piccola frenata: il weekend successivo i ragazzi di Bagnoli strapazzano la Juventus di Michel Platini davanti ai propri sostenitori mantenendo saldamente la vetta della classifica.

Il Verona rimane in testa per tutto il girone d’andata. La sconfitta di Avellino del 13 gennaio – la prima della stagione – permette tuttavia all’Inter di agganciare i gialloblu in vetta alla graduatoria, e agli scettici di credere che il miracolo scaligero sia già arrivato alla conclusione. Per quasi un mese i ragazzi di Trapattoni restano davanti pur senza riuscire ad ‘andare in fuga’.

Il 10 febbraio 1985 va in scena la terza giornata di ritorno di questo emozionante campionato. Le due squadre in corsa per lo scudetto sono attese da un turno particolarmente impegnativo: l’Inter riceve la Lazio, reduce da due brutte sconfitte con Fiorentina e Udinese e desiderosa di fare punti utili per evitare la retrocessione; il Verona va al ‘Friuli’ per un derby del Triveneto che promette spettacolo. Dopo una breve flessione, i gialloblu sembrano avere raddrizzato le sorti del torneo, ma solo una vittoria può tenerli realmente in corsa per il titolo: venire nuovamente agganciati in classifica dal club meneghino può significare abdicare psicologicamente e rinunciare al sogno,  urge battere i bianconeri per ritrovare la sicurezza perduta a margine delle peripezie degli ultimi due mesi.
Per la partita, molto sentita anche dalle due tifoserie, il Verona scende in campo con il classico 1-3-4-2: davanti a Garella e Tricella, Volpati, Marangon e Fontolan a comporre la linea difensiva; Briegel, Fanna, Sacchetti e Di Gennaro in mediana; Galderisi ed Elkjaer in attacco.
Vinicio risponde con  un accortissimo 4-4-1-1: Brini; Galparoli, Cattaneo, Edinho, De Agostini; Gerolin, Mauro, Criscimanni, Selvaggi; Zico; Carnevale.

L’avvio di partita sembra spianare la strada agli ospiti: neanche tre minuti e i ragazzi di Bagnoli passano grazie ad un colpo di testa ravvicinato di Briegel che batte Brini sfruttando come meglio non potrebbe un bel calcio di punizione di Fanna. Al decimo minuto arriva anche il raddoppio: Galderisi ribatte in rete una goffa respinta di Brini e manda in Paradiso il settore ospiti, che ricomincia a sognare l’impossibile.
I minuti passano e il ritmo cala: il Verona sembra in controllo del match, i tentativi di reazione dei centravanti friulani sbattono sull’invalicabile Garella e al ventesimo Elkjaer trova la terza marcatura con uno strepitoso pallonetto al termine di una progressione invidiabile.

Dopo il terzo gol, tuttavia, i ragazzi di Bagnoli si addormentano sugli allori. La squadra sembra sazia, appagata, e dopo essersi vista annullare ingiustamente il punto dello 0-4 (messo a segno dal libero Tricella) inizia a sbandare con grande pericolosità, rimanendo inspiegabilmente alla mercé delle iniziative offensive dei padroni di casa. Prima della fine del tempo, l’Udinese coglie una traversa e trova con Edinho il gol dell’1-3 – punizione che sorprende Garella -, ma la vera e propria impresa degli uomini di Vinicio si concretizza nel primo quarto d’ora della ripresa: sfruttando altre due incertezze dell’estremo difensore noto per le sue respinte di piede, Carnevale e Mauro riportano il risultato in parità, gelando il settore ospiti e scatenando l’euforia di un ‘Friuli’ in fiamme.
Zico è ispiratissimo, incontenibile: sguscia tra le maglie della difesa gialloblu seminando il panico nella retroguardia di Bagnoli e procurandosi punizioni à gogo, risultando come in molte altre occasioni il più pericoloso dei suoi oltre che il perno del gioco offensivo della compagine di Vinicio.

Al 60esimo il Verona vede tutti i suoi sforzi vanificati. Ma, pur privata di Fanna – infortunato – e col morale sotto i tacchi, la compagine scaligera trova clamorosamente la forza di rialzarsi, ribaltando nuovamente le sorti dell’incontro nel giro di soli quattro minuti: prima Elkjaer infila Brini su assist di Sacchetti; quindi Briegel lascia sul posto Edinho e sigla il punto del definitivo 3-5.

Il finale è infuocato: Garella si riscatta parzialmente degli errori commessi in precedenza superandosi su Selvaggi, dall’altra parte Marangon sciupa il sesto gol fallendo un facile appoggio da pochi passi.
La sfida si chiude così. Nonostante mille difficoltà, il Verona racimola altri due punti tenendosi dietro l’Inter – vittoriosa nella sfida casalinga con la Lazio – e consolidando la prima posizione. Il pareggio della Roma e la sconfitta del Torino, appaiate al terzo posto, fanno il resto: per i gialloblu è una domenica trionfale, la giornata che maggiormente avvicina gli uomini di un entusiasta Bagnoli allo Scudetto.

La vittoria di Udine segna il crocevia delle speranze di agguantare la vetta delle inseguitrici. La domenica seguente la pazza sfida del ‘Friuli’ il Verona strappa un preziosissimo 1-1 con l’Inter davanti ai propri tifosi e mantiene così lo scarto di due punti sui nerazzurri, che non riusciranno più a colmarlo. Le buone prestazioni con Juventus, Roma e Fiorentina spingono ulteriormente gli scaligeri verso il consolidamento della prima posizione. La matematica dello Scudetto arriva il 12 maggio grazie al pareggio ottenuto allo stadio ‘Atleti Azzurri d’Italia’ di Bergamo nella sfida di ritorno con l’Atalanta di Nedo Sonetti.

Benché la stagione successiva si sia rivelata molto meno trionfale – decimo posto in campionato, eliminazione in Coppa dei Campioni a margine del doppio confronto con la Juventus, totale mancanza di continuità dopo i fasti dell’annata dello scudetto -, il Verona di Bagnoli è considerato ancora oggi, a trent’anni da questi avvenimenti, un modello oltre che un simbolo per tutte le piccole del calcio italiano. Un po’ come la filosofia del suo romantico allenatore, tanto grintoso quanto saggio – a modo suo… -, ancora oggi ricordato per le sue massime mai passate di moda per oltre che per i risultati raggiunti.

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Andonio Gonde

Profilo ironico sull'ex allenatore del Bari Antonio Conte. Non c'è alcun intento di dileggio della persona, è solo satira calcistica.