top 11 2 giornata 2014-15
top 11 2 giornata 2014-15
Inauguriamo alla seconda giornata di questo campionato 2014/15 il nostro spazio dedicato ai migliori 11 scesi in campo questo weekend.
Facilissimo scegliere il portiere: Francesco Bardi si prende le copertine per l’impresa del Chievo che sbanca, per l’ennesima volta, il San Paolo. Gli azzurri, per l’occasione vestiti con la nuova e discussa divisa jeans, sbattono contro i suoi guantoni dal primo all’ultimo minuto e se persino Higuain si fa ipnotizzare dagli 11 metri significa che stavolta non ci sono santi che tengano.
In difesa diversi giocatori si sono resi protagonisti di prestazioni da sottolineare, ma nessuna davvero eclatante. A Empoli fa ancora una gran bella figura il centrale greco Manolas: fisicità dirompente e ottimo senso dell’anticipo, se riesce a limare qualche intervento ruvido di troppo Benatia cadrà rapidamente nel dimenticatoio. Sempre al Castellani Maicon ha arato la fascia come ai tempi migliori: la Seleçao lo caccia e Garcia ringrazia sentitamente, peccato solo per le due occasioni sciupate da pochi passi. L’ultima maglia nel pacchetto arretrato se la prende Lichtsteiner, un altro che sulla destra ha fatto quello che ha voluto, compreso il suggerimento che ha messo in porta Tevez nel primo tempo.
C’è invece l’imbarazzo della scelta nel centrocampo del nostro Dream Team: no, la goleada dell’Inter non puo’ passare inosservata e allora il primo nome è quello di Kovacic. Dopo una settimana di polemiche, anche in patria per la prestazione opaca con la maglia della Nazionale, il giovane croato mette in mostra tutto il suo repertorio fatto di tecnica individuale, geometrie e verticalizzazioni ficcanti: è così in giornata da mettere a referto persino un gol, non proprio la specialità della casa.
L’altra faccia del centrocampo nerazzurro è quella di Gary Medel, che dopo meno di un mese in Italia ci ha già spiegato abbondantemente il perchè del suo soprannome: il Pitbull insegue e scalcia tutto quello che si muove, dalle sue parti semplicemente non si passa. Dettaglio non trascurabile: quando recupera palla sa anche giocarla discretamente.
Da un mediano all’altro, Nigel de Jong ha sfoderato al Tardini una prestazione monstre: quantità e tackle, ma questa non è una novità, unite a una saggia amministrazione della palla che rende meno urgente il rientro di Montolivo dall’infortunio. Il gol è semplicemente il manifesto della sua partita: palla sradicata dai piedi di un Cassano troppo morbido, galoppata a testa bassa per 50 metri e tocco da biliardo tra palo e portiere. L’esultanza davanti al settore ospiti lo erge, come se ce ne fosse bisogno, a idolo dei tifosi rossoneri.
Chi sperava che Antonio Candreva avesse pietà della sua ex squadra è rimasto deluso: il Cesena è stato asfaltato dall’esterno laziale che, dopo aver scaldato le mani a Leali con una punizione da 35 metri, lo ha trafitto con un destro ravvicinato. Non contento, nella ripresa ha servito il cross che Parolo, guarda caso anche lui passato dal Manuzzi, ha trasformato nel gol tranquillità.
Si è portato a casa il pallone e l’ha messo sotto la maglia a mimare la gravidanza della compagna: l’originalità non sarà il suo forte, ma con un senso del gol così Mauro Icardi non si pone certo il problema. Di destro e di sinistro ha bucato tre volte la porta neroverde regalando ai tifosi e a Walter Mazzarri la certezza di poter contare su di lui: sta a lui adesso confermare quanto di meraviglioso messo in mostra.
Anche Jeremy Mènez ha già realizzato tre reti in due partite: certo, due su rigore, ma il gol di tacco che ha fatto impazzire il Tardini ha un coefficiente estetico difficilmente eguagliabile. Oltre alle realizzazioni, il francese ha svariato su tutta la metà campo avversaria, ha fatto espellere Felipe e ci sarebbe riuscito anche con Lucarelli se solo l’arbitro non avesse deciso per un’errata linea morbida: assolutamente imprendibile, la standing ovation di tutto lo stadio rende giustizia a una prestazione da stropicciarsi gli occhi.
A completare l’11 di giornata c’è Stefano Okaka: eterna promessa, giocatore non adatto a palati raffinati ma di cui Mihajlovic non riesce più a fare a meno. Dal fischio d’inizio fa a sportellate con Glik, guadagna falli in quantità industriale, fa rifiatare la squadra nei (pochi) momenti di apnea e quando sembra abbia finito la benzina, parte da centrocampo e va a battere il portiere avversario dopo aver resistito alle trattenute di due malcapitati difensori: cosa chiedere di più a un attaccante?
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