In questi giorni abbiamo avuto il piacere di parlare con un dei massimi più apprezzati in Italia in questo momento: Sergio Romano si racconta . Ha raccontato un pò della sua vita ed ha risposto ad alcune nostre domande in occasione del match che farà nel sottoclou di Avellino il 22 ottobre. Il pugile di Alvignano, è un vero e proprio cultore della nobile arte. Un esempio per i giovani che si avvicinano a questo mondo perché, grazie alla passione e alla tenacia è riuscito a vincere il match più importante della sua vita, quello contro la morte. Sergio, infatti, è rimasto vittima di un incidente pochi giorni dopo aver combattuto per la nazionale di Oliva. Il 24 Luglio 2002 passa, dunque, da essere una speranza per il pugilato in Italia ad essere una speranza per la sua famiglia. Quel ragazzone grande e forte adesso è in coma in un letto di ospedale.
La sua forza sorprende tutti, non solo perché in poco tempo esce dal coma (molto prima del previsto), ma appena dimesso, ancor prima di andare a casa, passa dal maestro Geppino Corbo per dirgli che presto sarebbe tornato ad allenarsi. Così da li a pochi mesi, Sergio torna nella sua palestra. Ma quando le sue carte passano per la federazione (FPI), per riottenere il nulla osta, inizia una vera e propria Odissea. Costretto ad affiliarsi alle federazioni di Spagna (prima) e Belgio (dopo), Sergio combatte in Canada, Spagna, Gracia… prima che venga accettato dalla FPI. Intanto, viene chiamato per aiutare grandi pugili come Fragomeni, Branco, Aurino, ecc… per sparring partner.
Avendo preferito di essere una pedina per altre federazioni , Sergio accetta anche le sconfitte che è costretto a subire casi giudici, nonostante il verdetto del ring fosse diverso. Ora che le armi sono state depositate, Sergio ha iniziato a combattere in Italia, dove ha creato non più di un problema ai pugili della sua categoria. Il tenace Alvignanese, è dotato di un gancio sinistro micidiale, ed in questi mesi è aiutato negli allenamenti da un fortissimo talento Rumeno, Alexandru Jur.
Eccovi, quindi, questa nostra insolita chiacchierata con uno che ne sà molto sul pugilato, eppure dice di dover imparare ancora tanto…
Impegnato nel sociale, tecnico nella sicurezza e pugile a tempo pieno. Chi è Sergio Romano? Rivesto la carica di consigliere comunale e assessore dal 2002 e tutt ‘ora in corso. Opero con entusiasmo nel sociale con le palestre Tatanka Club, Pugilistica Matesina e Virtus Boxe Capodrise. Sono anche collaboratore cgil molto attivo verso le fasce deboli.
Il pugilato però è quello che più ti diverte e più ti fa stare bene… Quanto dei alla boxe? E quanto la boxe deve a te? Il pugilato è stato il primo amore. A 5 anni già ero in palestra. Mio zio Giovanni De Marco ex campione italiano dei pesi medi e internazionale wbc dei superwelter negli anni 80 è stato il mio primo idolo. Al pugilato devo la vita perché grazie a esso ho superato le difficoltà dell ‘incidente in moto del 24 luglio 2002 . Mi ha salvato la vita. La boxe da parte mia non mi deve nulla, mi ha ridato la vita.
La vita non è stata abbastanza clemente nei tuoi confronti, anzi ti ha strappato sogni. Non tutti conoscono la tua storia. Queste esperienze ti hanno portato a gestire in modo diverso gli incontri sul ring e nella vita?Certamente non sono più il pugile peso massimo titolare della nazionale fino al 2002 e sicuro partecipante alle olimpiadi di Atene 2004. Basti pensare che il cubano Yoan Pablo Hernandez bronzo olimpico Atene 2004 e indiscusso campione del mondo dei massimi leggeri ha perso sonoramente con me nella fase preselettiva per le olimpiadi.. oggi sono un altro pugile. Totalmente diverso.
Per riprendere l’attività agonistica hai dovuto combattere prima in Spagna, per poi arrivare in Italia? Quanto è difficile oggi starci dentro? Dieci anni di dura battaglia. Spagna- Canada- Grecia dove ho affrontato i migliori pesi massimi e sono uscito sconfitto solo dalle giurie casalinghe per all ‘estero si vince solo ko e YouTube è testimone delle mie performance. Il pugilato in Italia è estremamente difficile ma per me è amore e passione.
In Italia sei uno dei massimi più apprezzati, numero 4 della classifica. Un osso duro quindi! Ci riproverai per il titolo? Il 22 ottobre ad Avellino ho la semifinale del titolo italiano dei pesi massimi. ( Di Bernardino però si è reso indisponibile per problemi personali). Mi sto preparando perché devo assolutamente prendermi il titolo italiano dei pesi massimi. Il 16 giugno al centro commerciale Campania contro Mandras a mio avviso certamente non ho perso nonostante una prova sottotono e perdere per un richiamo ufficiale assurdo alla quinta ripresa è da pazzi. Ho perso per 1 punto e non ci fosse stato quel richiamo ufficiale assurdo che ha condizionato la prestazione dalla quinta ripresa in poi, la risposta è scontata.
In tema di classifiche, Wilder e Joshua le stanno scalando molto brevemente, e chi sta in cima dovrà fargli posto abbastanza presto. Si parla anche di una sfida fra i due. Chi dei due vedresti vincente? Joshua mi piace di più ma Wilder è pericoloso davvero. 1X2
Il numero uno del ranking mondiale, invece, è Fury. Lo vedi più un pagliaccio o è un pugile veramente bravo? Fury è un grande male per il pugilato, intendo il suo atteggiamento e il secondo forfait a Klitschko ne è la prova.
Tornando al passato e al sogno olimpico, hai seguito l’ultima edizione? Cosa ne pensi di questa nazionale? Molti hanno dato la colpa al tecnico per le scelte, altri al basso livello dei nostri pugili, altri ancora alle troppe distrazioni. Qual’è il tuo punto di vista? Rio 2016 una delusione abnorme. Solo Carmine Tommasone ha onorato il pugilato perdendo con dignità contro il fortissimo cubano ma, fino all ‘ultimo ha lottato per vincere. Gli altri hanno fanno i personaggi e i vip ma sul ring delusione assoluta.
Ringraziamo, come sempre, Sergio per la sua disponibilità e la sua professionalità.










