Il Cagliari festeggia i 50 anni dello Scudetto. Quando la Provincia andò in Paradiso

Domenica 12 aprile, giorno di Pasqua, il Cagliari festeggerà i 50 anni dello scudetto. Quello di Giggirriva e unico trionfo in campionato di una isolana. Una cavalcata che la Rai riproporrà con una maratona televisiva pasquale – le repliche ormai sono diventate alleate  importanti degli sportivi in assenza di coppe e campionati – . Un successo quello del 1970, conseguente al tricolore della Fiorentina, che porterà in Paradiso la cosiddetta Provincia grazie alla  favola dell’allenatore filosofo Manlio Scopigno e di quel ‘Rombo di Tuono’ che rinuncerà ai soldoni (di Juventus ed Inter su tutte) per rimanere nell’operaia Cagliari.
Una favola che vide tutta l’Italia simpatizzare per i sardi, inseguiti dalla potenza bianconera di Torino. Nei successivi 50 anni, le belle storie di provincia sono diventate sempre più rare. Gli scudetti manco a dirsi. E non è difficile ripercorrere la cronistoria.

Il Perugia dei miracoli e il record di imbattibilità

Quattro anni più tardi, la Lazio arriverà allo scudetto (il primo ufficiale nella sua storia, nonostante nel 1915…) . Squadra matta ma vincente, guidata dal capocannoniere Giorgio Chinaglia. La Capitale dovrà aspettare un’altra decina di anni per rivedere un tricolore, con la Roma di Falcao. Nel frattempo arrivò il ‘Perugia dei miracoli‘: Castagner è l’artefice del sogno umbro che, nel giro di 5 anni, trova la prima promozione storica in Serie A, poi sfiora lo scudetto e infine retrocede. Un illusione, un attimo. Ma quella stagione, 1978-79, sarà indimenticabile: il Perugia rimarrà imbattuto grazie all’instancabile Salvatore Bagni (autore anche di 8 reti), che conquistò la Nazionale, e alla vena realizzativa di Speggiorin. Senza dimenticare il gioco di Casarsa, alla Hidegkuti, per favorire gli inserimento dello stopper Della Martira e la gestione societaria particolarmente oculata del D.S. Ramaccioni. Insomma, grandi nomi: nessuno. Così come non ci furono feste a suggellare un record eguagliato soltanto dal Milan degli olandesi (1991-92) e dalla Juventus di Antonio Conte (2011-12).

Il mago ed il ‘Nanu’: la favola del Verona

Nel 1985  arrivò poi un altro momento storico per il campionato italiano: l’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli vinse il suo unico titolo. La ‘Provincia’ tornò così in Paradiso. Fu un’altra cavalcata ‘piovuta dal cielo’ ma meritata quella dei veneti che si misero alle spalle la Juventus campione d’Europa di Platini, Scirea, Boniek e Rossi. Il sapiente Mascetti portò il tedesco Briegel (9 gol) ed Elkjaer alla corte del mago Bagnoli che riuscì ad amalgamare il gruppo giovane con i rampanti Tricella, Fanna, Di Gennaro e la sorpresa ‘Nanu’ Galderisi.

La Samp del grande Mantovani

Nel frattempo a Napoli era atterrato Diego Armando Maradona. Il campionato italiano alzò il tasso tecnico a livelli che mai più si sarebbero ripetuti e, in una decina d’anni, arrivarono Zico, Falcao, Platini, Matthaus, Gullit, Van Basten, Batistuta, Rijkaard, Socrates, Careca ma fu la Sampdoria a trionfare nella stagione 1990-91. L’unico titolo dei blucerchiati non fu per nulla casuale – tanto che la stagione successiva la Samp sfiorò la Coppa Campioni nell’amara notte di Wembley – ma, in un parterre incredibile di campioni, quantomeno inaspettato. Sono tanti i nomi legati a quel titolo: da Mister Boskov alla giovane coppia gol Mancini-Vialli (forse il tandem italiano più forte di sempre). Più di tutti però quello scudetto era di Paolo Mantovani, lungimirante dirigente romano che coccolava i suoi dipendenti come figli. Comprò la società blucerchiata in B e in quattordici  anni portò trofei in serie. Fino allo scudetto: brillante di una gestione indimenticabile.

(per l’ultima di campionato, alcuni elementi della Samp si presentarono all’Olimpico con i capelli biondi per festeggiare lo scudetto)

E oggi?

Dopo l’epopea doriana, la ‘Provincia’ ha vissuto ‘piccoli momenti di non trascurabile felicità’. Nel 2000, anno del Giubileo, lo scudetto tornò nella Capitale per due stagioni, nemmeno troppo inaspettatamente visti gli squadroni, per il resto fu affare di Juventus, Inter e Milan spartirsi il bottino. Ci fu però il grande Vicenza di Guidolin che vinse una Coppa Italia e sfiorò l’impresa europea in Coppa delle Coppe, a fine anni’90.
Nel nuovo millennio, salì alla ribalta il Chievo, squadra di un quartiere di Verona. Al debutto in Serie A riuscì a tenere la testa della classifica per oltre un mese, per finire poi la stagione al quinto posto ad un solo punto di distacco dalla Champions League. In pochi lo ricordano ma i gialloblu, guidati dalla coppia Corradi-Marazzina, ebbero un ruolo fondamentale nella drammatica stagione dell’Inter terminata il 5 maggio 2002: all’andata la banda di Del Neri espugnò San Siro ed al ritorno (terzultima di campionato) fermò i nerazzurri sul pari al 91′, riportando la Juventus a-1 dai ragazzi di Cuper. Nella giornata successiva i clivensi persero 5-0 contro la Roma e abbandonarono i sogni di Champions.

La storia recente è più nota con la cavalcata della Atalanta che sta facendo faville in Europa, ha raggiunto un ottimo terzo posto in A e la finale di Coppa Italia. Sarà l’inizio di una nuova era? Chissà che un’altra provinciale riuscirà a vestirsi da regina.