Simone Ferrari, il pilone della Nazionale azzurra, racconta com’è nata la sua passione per il rugby.
Nell’incontro di sabato scorso a Brisbane la prima linea dell’Australia ha tentato di fermare la spinta di Simone Ferrari. Una sfida impossibile.
Con l’aiuto dei compagni della mischia, Simone ha conquistato metri e calci a favore, facendo sorridere l’Italia nonostante la sconfitta per 40-27.
Ferrari racconta com’è nata la sua passione per questo sport: “Ho iniziato nel 2001, a 7 anni. Prima giocavo a calcio ma facevo troppi falli, mi ammonivano sempre, ero il più grosso. Mio fratello Lorenzo andava al liceo e iniziò a giocare, così andai anch’io. Mi piacque subito, mi sfogavo di più rispetto al calcio, e poi mi piacevano le mischie“.
A 16 anni lasciò casa per andare a Parma e frequentare l’Accademia: “Lo volevo fortemente, e mi trovai bene. La mischia, poi, per me è sempre stata una vocazione. Ho imparato da Luciano Docinto, da Fulgoni, da Romagnoli e da Manuel Ferrari, che mi ha seguito nel primo anno a Treviso. In questa stagione poi Fabio Ongaro mi ha dato un sacco di dritte“.
Il percorso per arrivare nel Pro 12 è stato lungo: Accademia, Crociati Parma, Mogliano, Asr Milano in serie A e finalmente, nel 2015-16, Treviso.
“Ma i margini di crescita sono ancora enormi” confessa Antonio Pavanello, il d.s. biancoverdi.









