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Pistorius, continua il processo

Pistorius, continua il processo

La descrizione di Oscar Pistorius che sta emergendo dalle testimonianze ascoltate in aula a Pretoria è quella di un grande amante delle armi, ma anche una persona con una paura molto forte.
Il processo vede il campione imputato per omicidio intenzionale nei confronti della sua fidanzata Reeva Steenkamp avvenuto la notte di San Valentino dell’anno scorso.

Il primo colpo sparato da Pistorius fratturò l’anca della modella facendola cadere a terra. Questa la ricostruzione di Chris Mangena, il capitano di polizia che ha compiuto i test balistici sulla scena del crimine.
Il secondo proiettile, invece, avrebbe mancato la ragazza sudafricana, colpendola solo di rimbalzo sulla schiena dopo aver impattato contro le piastrelle del bagno di casa Pistorius.

Era seduta con la schiena al muro e con le braccia sulla testa per difendersi“, ha continuato nella descrizione il capitano di polizia, mostrando alla corte la posizione di Reeva all’interno del bagno attraverso la mimica. Una certezza data dalla comparazione dell’autopsia con i test balistici. Uno dei proiettili avrebbe, infatti, perforato prima la mano sinistra e poi la testa di Reeva, conficcandosi, infine, in una delle piastrelle del bagno. Un colpo che non avrebbe lasciato scampo alla modella sudafricana.

Un esperto di balistica, Sean Rens, ha ricordato come una volta l’atleta, nella sua casa, si fosse messo in posizione d’ attacco, caricando una pistola, dopo aver sentito dei rumori sospetti all’interno dell’abitazione. Rumori che poi si erano rivelati nient’altro che una lavatrice in funzione. E lo stesso episodio era stato raccontato dal campione con un post su Twitter (era il novembre 2012): “Non c’è niente come tornare a casa e sentire la lavatrice accesa pensando che fosse un intruso ed entrare in modalità di combattimento e ricognizione nel ripostiglio”.

Un perito ha spiegato come quelle pallottole, una volta che colpiscono una superficie morbida come un corpo umano, si aprano facendo uscire sei micidiali artigli che provocano ferite mortali se raggiungono organi vitali. La loro traiettoria, però, non è stata accertata con una sicurezza totale, perché i bossoli erano stati rimossi prima del sopralluogo.

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Elisa Peccianti

Sono nata nel 1989 e abito in provincia di Firenze. Mi sono diplomata al Liceo Classico e sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo "Comunicazione, media e giornalismo", della facoltà “Cesare Alfieri”. Fin da piccola il mio sogno è stato quello di poter scrivere di sport, di calcio in particolare.