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SERIE A – Il pagellone di fine stagione: Atalanta e Torino

SERIE A – Il pagellone di fine stagione: Atalanta e Torino

Inauguriamo il pagellone della stagione 2014/15: oggi analizziamo l’annata di Atalanta e Torino.

ATALANTA: voto 5,5. L’obiettivo stagionale sarebbe dovuto essere una salvezza tranquilla ma i nerazzurri si sono guadagnati la permanenza in Serie A con qualche patema di troppo: ne ha fatto le spese persino il tecnico Colantuono, uno dei principali artefici della bella Atalanta apprezzata negli ultimi anni. L’arrivo di Reja non ha portato benefici sostanziali alla qualità del gioco orobico ma l’esperienza del tecnico goriziano ha contribuito a rasserenare un ambiente che probabilmente stava iniziando a mostrare qualche crepa; probabilmente in sede di mercato la dirigenza ha sopravvalutato qualche elemento nella fase calante della carriera come Biava e Denis, mentre alcuni giovani in rampa di lancio (Baselli e Boakye su tutti) non hanno fatto il salto di qualità che ci si attendeva.

I MIGLIORI: Sportiello e Zappacosta. Le vere sorprese in casa bergamasca sono i due ragazzi classe 1992: il portiere ha sostituito egregiamente il partente Consigli, mostrando buone qualità tecniche e caratteriali in un campionato complesso come quello italiano e togliendosi lo sfizio di parare ben due rigori.
Dell’esterno destro si era parlato bene già l’anno scorso, quando ad Avellino aveva arato la fascia mettendosi in luce come uno dei migliori giovani della serie cadetta: quest’anno ha confermato quanto di buono fatto intuire con sovrapposizioni continue, buoni tempi d’inserimento e un discreto bottino di tre reti realizzate.

I PEGGIORI: Denis e Gomez. Bocciati senza appello: i loro gol e assist avrebbero dovuto costituire un tesoretto per amministrare in tranquillità il campionato eppure entrambi sono risultati assenti ingiustificati. Non ingannino i tre gol realizzati dal Papu (peraltro tutti messi a referto dalla trentesima giornata in poi): l’argentino si è presentato a Bergamo in condizioni atletiche ben lontane dall’essere accettabili, alternando panchine e spezzoni di gara anonimi. Troppo poco per sostituire Jack Bonaventura.
Annata nerissima anche per El Tanque: solo otto gol, di cui tre dal dischetto. Se consideriamo le due doppiette messe a segno, vuol dire che Denis ha segnato soltanto in sei partite di campionato su un totale di trenta presenze: serve altro?

TORINO: voto 7. La notte magica del San Mamés, San Siro espugnato al 93′, la vittoria casalinga contro il Napoli: sono soltanto alcune istantanee dell’ennesima stagione sopra le righe del Torino guidato da Ventura. Il tecnico gestisce bene le forze della squadra per far fronte al doppio impegno campionato-Europa League, il progetto tattico c’è ed è ben evidente; possono cambiare i giocatori ma l’ossatura e l’approccio della squadra non variano. Peccato per la partenza a singhiozzo (9 gol realizzati nelle prime 13 giornate sono davvero pochini), ma col passare dei mesi l’ambiente si ricompatta e regala ai tifosi ancora un’annata da incorniciare.

I MIGLIORI: Glik e Maxi Lopez. 8 gol stagionali tra campionato ed Europa League, senza calciare né punizioni né rigori: l’uomo copertina del Torino 2014/15 è indubbiamente il centrale polacco che si guadagna le luci della ribalta con le prestazioni sul campo e non per l’eccessivo agonismo. Il passo da “difensore criminale” a uomo mercato è breve ed ora i tifosi sperano soltanto che il loro beniamino rimanga alla corte di Cairo.
Il passaggio in granata di Maxi Lopez aveva fatto storcere molte bocche: comprensibile, dato che il biondo attaccante era ormai noto più per la querelle con Icardi e l’ex moglie che per i gol. Già, i gol: soltanto 8 dal 2012, vestendo le maglie di Milan, Sampdoria, Catania e Chievo. E invece in coppia con Quagliarella risorge, mettendo a segno 6 reti e guadagnandosi anche la conferma per l’anno prossimo.

I PEGGIORI: Amauri e Padelli. Il centravanti italo-brasiliano avrebbe dovuto raccogliere la pesante eredità di Ciro Immobile ma è stato colpito da un’incredibile allergia al gol: Ventura gli ha dato fiducia per tutto il girone d’andata, venendo però ripagato da prestazioni balbettanti da parte di un attaccante tremendamente imballato. L’esplosione di Maxi Lopez ha fatto il resto, relegandolo in panchina praticamente da febbraio.
Se fino all’altro ieri Daniele Padelli aveva sempre avuto il ruolo di numero 12, evidentemente un motivo c’era: la dirigenza granata ha provato a dargli un’opportunità consegnandogli le chiavi della porta granata, ma l’ex portiere del Liverpool ha inaugurato la stagione con un’imbarazzante progressione di errori, sia tra i pali sia con i piedi. Dopo un periodo “di riflessione”, coinciso col rientro dalla squalifica di Gillet, è tornato ad essere il titolare: la clamorosa autorete realizzata contro l’Empoli è la ciliegina sulla torta di un’annata da dimenticare.

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Feliciano Galderisi