Tra i tanti pregi di cui dispone, Vincenzo Nibali ha la determinazione, peculiarità propria dei campioni ed elemento indispensabile per essere un vincente. Lo Squalo di Messina non è uno che si deprime facilmente e questo era senz’altro risaputo. Eppure non si può non ammirare la determinazione messa in mostra in queste ultime settimane. Non era facile il 2015 e Vincenzo lo sapeva. È sempre complicato confermarsi su alti livelli e, soprattutto, ripetere una stagione entusiasmante come quella passata. Ma questo 2015 per Nibali è stato molto più di una qualsiasi riconferma: è stato un anno durissimo sotto ogni aspetto. La pressione è stata una costante della nuova stagione del siciliano: l’avvicinamento al Tour de France è stato continuamente paragonato e confrontato con quello del 2014, spesso senza considerare che ogni annata è diversa dall’altra. In ogni gara le aspettative sono sempre state molto grandi e passare da candidato per la vittoria ad assoluto favorito non è stato semplice. Inoltre i casi doping che riguardavano l’Astana hanno reso piuttosto complicato l’avvicinamento alle corse, con molti tifosi che guardavano con sospetto ai grandi risultati del 2014.
Inoltre il Tour nella sua fase iniziale non si è rivelato semplice e la crisi sui Pirenei lo ha fatto sprofondare in classifica, mentre una pioggia di critiche si è abbattuta su di lui. Vincenzo ha scelto il silenzio e la penultima tappa alpina con l’arrivo a La Toussuire per lasciare un segno importante nella corsa, chiusa con un quarto posto figlio di qualche errore di valutazione, di alcune incomprensioni con i vertici del team Astana e di tanta sfortuna. Sembrava tutto passato ma il peggio doveva ancora venire. La seconda tappa della Vuelta è stata un disastro fin dall’inizio e si è conclusa con quel traino galeotto dell’ammiraglia ripreso in mondovisione. Un momento di debolezza diventato una figuraccia. Alla squalifica hanno fatto seguito tante critiche, spesso ingenerose verso un campione che, dopo il magnifico 2014, ha vissuto il momento più difficile della carriera: lui inconcludente e addirittura a secco di vittorie, travolto dal confronto impietoso con l’emergente Fabio Aru, compagno nel team Astana giunto secondo al Giro d’Italia e vincitore della Vuelta di Spagna. E qui è uscito fuori il lato determinato e, a tratti, feroce di Nibali.
Lo Squalo ha lavorato in silenzio, cercando di ritrovarsi. Ha capito che questo 2015 è nato sotto una cattiva stella e può essere considerato un annus horribilis ma ha deciso di provare a dare un senso alla sua stagione. Ha preso parte al Trittico Lombardo e, dopo un secondo posto al trofeo Agostoni, ecco la doppietta nella coppa Bernocchi e nella Tre Valli Varesine. Sono stati successi netti ed imperiosi, a cui ha fatto seguito l’incredibile vittoria di ieri al Giro di Lombardia, con una splendida azione in discesa a 17 km alla conclusione, ponendo fine ad un digiuno azzurro che durava dal 2008. Vittorie significative, perché restituiscono al ciclismo un grande protagonista. Il 2015 è stato un anno per certi aspetti surreale ma lo Squalo ha intenzione di voltare pagina. Se dalle sconfitte si impara più che dai trionfi come sosteneva il patriota venezuelano Simon Bolivar, il siciliano dell’Astana tornerà più forte di prima e tutti gli avversari, da Aru a Froome, da Quintana a Contador, sono avvertiti.









