Il 2016 tennistico di Andy Murray sarà ricordato come l’anno delle rivincite personali e della consacrazione definitiva che lo ha portato alla posizione numero 1 del ranking Atp, primo tennista britannico a riuscirci dai tempi di Fred Perry.
La sua stagione è stata un crescendo costante di risultati positivi. Dalla finale degli Australian Open 2016 alla vittoria del Masters 1000 di Parigi Bercy, Murray è riuscito a recuperare uno svantaggio considerevole di punti nei confronti del rivale Novak Djokovic. La svolta per Murray è arrivata sulla terra rossa, un tempo superficie ripudiata e considerata quasi d’intralcio in vista dei tornei sull’erba britannica del Queen’s e Wimbledon. Lo scozzese infatti è arrivato in finale a Madrid e Parigi vincendo al foro italico di Roma mostrando i progressi decisivi per poter ambire alla posizione numero del ranking Atp.
IL RITORNO DI LENDL – Subito dopo la fine della stagione sulla terra rossa europea, Murray ha annunciato l’interruzione del rapporto con Amelie Mauresmo e il ritorno come allenatore di Ivan Lendl. Con la guida del maestro ceco Andy ha vinto al Queens, è tornato a trionfare a Wimbledon, bissato a Rio il successo alle olimpiadi e si è portato a casa i due Masters di fine stagione a Shanghai e Parigi Bercy.
La trasformazione più evidente è stata quella dal punto di vista mentale. Grazie all’aiuto di Lendl, Murray ha abbandonato gli isterismi che lo hanno accompagnato nel corso di queste stagioni, è diventato più maturo. Il brutto anatroccolo del circuito è diventato un cigno di gran classe capace di dominare con piena autorità.









