Quello che si è concluso ieri a Valencia, fino al Gran Premio di Motegi, era stato uno dei Mondiali più belli di sempre. Dopo il Giappone però sono entrate in gioco delle variabili imprevedibili, che nulla hanno a che fare con la MotoGp e con lo sport in generale.
Nelle ultime tre gare del Motomondiale Valentino Rossi ha dovuto vedersela non solo con Jorge Lorenzo, ma anche con Marc Marquez. Il pilota della Honda infatti, ha deliberatamente deciso che il Dottore non avrebbe dovuto conquistare il decimo titolo mondiale della sua carriera.
ROSSI INASCOLTATO – Dopo il gran premio di Phillip Island e alla vigila di quello di Sepang, Rossi aveva denunciato apertamente il comportamento di Marquez, aveva cercato di far aprire gli occhi a tutti sul comportamento del pilota spagnolo, ma le sue parole sono rimaste inascoltate.
Quando un pilota del calibro e dell’esperienza di Rossi denuncia con grande convinzione che qualcosa all’interno del paddock non sta andando nella direzione giusta, quando una leggenda vivente del motociclismo accusa con tanta veemenza un altro pilota, va ascoltato, o almeno gli va concesso il beneficio del dubbio.
La Federmoto e la Dorna avrebbero dovuto convocare i due protagonisti ancor prima del Gran Premio di Sepang, avrebbero dovuto provare in tutti i modi ad evitare quello che poi è accaduto. Prevenire sarebbe stato meglio che curare: se poi di fronte alla sfrontatezza di Marquez quel tentativo non avesse sortito gli effetti sperati, ci si poteva regolare di conseguenza.
Convocare poi i due piloti prima di Valencia è stato assolutamente inutile e Marquez ha completato l’opera iniziata in Australia, senza temere alcuna sanzione.
Ed è proprio qui che si apre un tema di fondamentale importanza per il futuro della MotoGp. Il comportamento di Marquez infatti crea un precedente pericolosissimo.
ANTISPORTIVITA’ “SDOGANATA”? – Per la prima volta nella storia del motomondiale un terzo pilota si è inserito a gamba tesa nella lotta tra due pretendenti al titolo, decidendo di fatto l’assegnazione del Mondiale.
Si potrebbe sostenere che l’atteggiamento di Marquez non sia sanzionabile: di fatto lo spagnolo non ha violato alcuna regola se intendiamo il termine “regola” nel suo significato prettamente tecnico. Marquez però ha fatto qualcosa di ancor più grave: ha violato le regole non scritte dello sport.
Il precedente creato dal Cabroncito è gravissimo perché in qualche modo ha “sdoganato” i comportamenti antisportivi. Se il prossimo anno arrivassimo alle ultime gare con due piloti che si contedono il mondiale per pochissimi punti, chi ci potrebbe garantire che quanto successo in questa stagione non possa ripetersi?
Vanno presi dei provvedimenti per arginare rischi di questo genere e in tal senso non sarebbe stata una cattiva idea quella di vedere la Federmoto emanare un comunicato nel quale si stigmatizzavano comportamenti antisportivi come quelli di Marquez. Un qualcosa che non nella forma, ma nella sostanza possa suonare così: “Abbiamo visto quello che hai fatto, non possiamo punirti, ma vogliamo che quanto accaduto non si ripeta”. Probabilmente tutto questo rimarrà una pia illusione, ma qualcosa va fatto prima che sia troppo tardi.
BISCOTTO SÌ O NO? – In queste ore si è a lungo parlato del presunto “biscotto” tra Lorenzo e Marquez. Personalmente credo poco a questa ipotesi, non sono convinto che il pilota della Yamaha fosse d’accordo con Marquez. Credo che il regista del pessimo spettacolo al quale abbiamo assistito nelle ultime tre gare sia il solo Marquez. È stato il Cabroncito, annebbiato dall’odio sportivo nei confronti di Rossi e dalla voglia di dimostrare che l’era del Dottore è finita, a ergersi a guardaspalle di Lorenzo. Quest’ultimo ha solamente sfruttato a suo vantaggio ciò che è accaduto in pista, conquistando il Mondiale.
È invece fuori dalla pista che il Martillo si è reso protagonista di gesti sicuramente poco felici nei confronti di Rossi: dal pollice verso sul podio di Sepang nel momento della premiazione dello stesso Rossi – scusandosi poi per l’accaduto – passando per le richieste di pesanti squalifiche nei confronti del compagno della Yamaha e per altre dichiarazioni sicuramente evitabili rivolte sempre al Dottore, fino ad arrivare al ricorso al TAS, presentato dopo quello di Rossi, senza avvisare la Yamaha.
Insomma si può tranquillamente sostenere che Lorenzo ha perso diverse occasioni per stare zitto ed uscire elegantemente dalla vicenda, cercando di inserirsi più volte nello scontro tra Rossi e Marquez senza essere direttamente coinvolto.
Al di là però dei comportamenti rivedibili condotti fuori dalla pista, credo che alla fine si possa sostenere che Lorenzo abbia meritato il mondiale o almeno non è uno scandalo che lo abbia conquistato. Il Martillo ha vinto 7 gare e si è reso protagonista di una grandissima seconda parte di stagione: è stato meno continuo rispetto a Rossi, ma ha avuto il merito di crederci sempre, dimostrando ancora una volta di essere un pilota molto veloce in pista.
HONDA ASSENTE INGIUSTIFICATA – Purtroppo per Lorenzo però, questo Mondiale resterà per sempre macchiato dalle ultime tre gare. Tre gare che resteranno scolpite nella mente di tutti gli appassionati della MotoGp, lasciando un grosso amaro in bocca a chi sperava di poter assistere ad un epilogo differente, a chi sperava che il Mondiale potessero giocarselo fino in fondo Lorenzo e Rossi, senza intromissioni esterne. Vedere un pilota anteporre la sconfitta di un altro pilota alla propria vittoria fa male, fa malissimo, e lascia un retrogusto amaro a tutti gli appassionati di questo meraviglioso sport.
Chi però in questa vicenda sembra essere assente ingiustificata è la Honda. È infatti imbarazzante notare come una delle più grandi case motoristiche del mondo si faccia portare al guinzaglio da un ragazzo di 22 anni, senza colpo ferire, ed anzi difendendo le assurde tesi di Marquez. L’atteggiamento della Honda è grave almeno quanto quello del pilota spagnolo e contribuisce a rendere ancor più triste una vicenda che non avrebbe bisogno di ulteriori capitoli negativi.
SI RIPARTE DA VALENCIA – L’unico modo per cercare di dimenticare quanto successo nelle ultime settimane è quello di ripartire. Domani si tornerà nel posto dove si è consumato il “delitto”, proprio quella Valencia che ha incoronato Lorenzo campione nel 2015: vi saranno infatti i primi test della MotoGp per la stagione 2016.
Si cercherà di guardare avanti, anche se sarà difficile dimenticare una delle pagine più brutte che sono state scritte nel mondo dello sport.
Anche Marc Marquez dovrà ripartire: lo spagnolo rappresenta il pilota del futuro, il nuovo volto della MotoGp, ma per svolgere nel migliore dei modi questo ruolo, dovrà capire di aver sbagliato, dovrà rendersi conto del fatto che se Valentino Rossi è così amato in tutto il mondo, non lo deve soltanto ai mondiali vinti.
Non è un mondiale conquistato in più o in meno a rendere grande un pilota. Marquez ha vinto la sua personale battaglia, ha sottratto un titolo a Rossi, ma i Mondiali si possono perdere e si possono vincere. Ciò che però non si deve mai perdere è la stima di chi ama la MotoGp: quella Marquez l’ha abbondantemente persa.
Dovrà impegnarsi molto per riguadagnarla, tornando a correre per primeggiare, e laddove questo non fosse possibile, per ottenere il miglior risultato conseguibile in gara, senza ostacolare chi nel mondiale è stato più bravo di lui.
Il Cabroncito ha solo 22 anni, ma se non capirà al più presto tutto questo, potrà tranquillamente rassegnarsi e darsi pace: non sarà mai paragonabile ad una leggenda vivente di nome Valentino Rossi.









