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MILANO-SANREMO 2016 – A sorpresa Démare!

MILANO-SANREMO 2016 – A sorpresa Démare!

Arnaud Démare della FDJ conquista la Milano-Sanremo 2016, 107ª edizione della Classicissima, davanti a Ben Swift del Team Sky e Jürgen Roelandts della Lotto-Soudal. Il francesce, già vincitore di una tappa alla Parigi-Nizza, coglie la vittoria dopo essere rimasto attardato sulla Cipressa. Pozzato. Colbrelli e Trentin chiudono la top ten.

L’edizione 2016 della Milano-Sanremo si è svolta all’insegna della tradizione, omettendo la salita delle Manie e ricalcando fedelmente il percorso storico che negli ultimi 100 anni ha collegato Milano con la riviera di Ponente attraversando le province di Pavia, Alessandria e Genova. Dopo aver scalato il Passo del Turchino, la prima salita della gara, i corridori giungono a Genova Voltri: da lì si procede verso ovest attraversando Varazze, Savona, Albenga, Imperia e San Lorenzo al Mare dove, dopo la classica sequenza dei Capi (Mele, Cervo e Berta), si affrontano le due salite inserite negli ultimi decenni, ovvero la Cipressa, affrontata per la prima volta nel 1982, e poi il Poggio, inserito nell’edizione del 1961. La Cipressa misura 5,6 km ad una pendenza media del 4,1% mentre a 9 km dal traguardo ha inizio il Poggio di Sanremo, lungo 3,7 km ad una pendenza media del 4% con punte dell’8% nel tratto che precede lo scollinamento. La salita presenta una carreggiata leggermente ristretta e quattro tornanti nei primi 2 km, mentre la discesa è molto tecnica e tortuosa, con un susseguirsi di tornanti e curve fino all’immissione nell’Aurelia e poi nell’abitato di Sanremo. Gli ultimi 2 km si percorrono pressoché in costanti e lunghi rettilinei ma nel finale le insidie maggiori si individuano a 850 m dall’arrivo una curva a sinistra su rotatoria e ai 750 m dall’arrivo con l’ultima curva che immette sul rettilineo finale di via Roma, storico traguardo della classica.

Fra i 200 iscritti si registra una sola defezione dell’ultimo minuto, quella di Moreno Hofland (Team Lotto NL-Jumbo), che non ha pertanto preso il via dal capoluogo lombardo. Un vero peccato per il velocista olandese, che si era fatto notare lo scorso anno proprio sulle strade liguri, precisamente nella tappa del Giro d’Italia terminata a Genova.

Come sovente accade nella Classicissima la prima ora di corsa, chiusasi alla notevole media di 47 km/h, dimostra la grande voglia da parte dei corridori di onorare al meglio il prestigio della gara e vede formarsi un gruppo di 11 fuggitivi dopo 9 km e che conquistano 10’35” di vantaggio sul gruppo. Ecco chi sono: Gediminas Bagdonas (AG2R La Mondiale), Serghei Țvetcov (Androni Giocattoli-Sidermec), Mirco Maestri (Bardiani-CSF), Jan Bárta (Bora-Argon 18), Adrian Kurek (CCC-Sprandi Polkowice), Roger Kluge (IAM Cycling), Matteo Bono (Lampre-Merida), Samuele Conti (Southeast-Venezuela), Maarten Tjallingii (Team LottoNL-Jumbo), Andrea Peron (Team Novo Nordisk) e Marco Coledan (Trek-Segafredo).

Al passaggio del gruppo nei pressi di Pavia, la direzione gara viene messa al corrente di una frana nei pressi di Arenzano, comune in provincia di Genova. Dopo accurate valutazioni del caso, la stessa ufficializza una deviazione di 9 km entrando in autostrada a Genova Voltri fino ad Arenzano per poi ritornare sul percorso originario, portando così a 295 km totali la lunghezza di questa edizione.

La fuga mantiene un vantaggio consistente fino all’ingresso in Liguria, ma una volta che il gruppo lascia l’autostrada rientrando sul percorso originale il margine si è pressoché dimezzato. Il drappello di fuggitivi conserva 4’25” ai -125 dall’arrivo, con il gruppo che controlla senza esagerare, consapevole del fatto che la fase decisiva avrà inizio nei 55 km finali, comprensivi di Capo Mele, Capo Cervo, Capo Berta, Cipressa e Poggio. A spartirsi il lavoro sono la Etixx-Quick-Step, il Team Dimension Data e la Tinkoff, la cui azione riduce a 3’40” il vantaggio dei fuggitivi al transito nel comune di Pietra Ligure.

Dopo la seconda zona di rifornimento, all’uscita di Ceriale, la corsa prosegue senza apparenti scossoni fino ai -58 dal traguardo, quando una caduta nella coda del gruppo costringe alcuni atleti ad una fatica supplementare per ricongiungersi agli altri partecipanti. Un’altra caduta in prossimità di Capo Mele, più dannosa rispetto alla precedente, coinvolge Federico Zurlo (Lampre-Merida), il quale riporta alcune contusioni che lo costringono al ritiro. Sul Capo Cervo si vede anche la Lotto-Soudal, che priva di un velocista puro prova a fare corsa dura. Ai piedi di Capo Berta la fuga è ormai prossima al suo esaurimento e nel gruppo è la Tinkoff a scandire il ritmo, ma gli attesi fuochi d’artificio non scoppiano. Coledan rilancia l’azione seguito dall’olandese Tjallingii e poi dagli altri compagni di fuga (con l’eccezione di Bagdonas), mentre nel gruppo l’ennesima caduta coinvolge Marco Haller (Team Katusha), uno degli apripista di Alexander Kristoff, che seppur dolorante riprende la corsa.

Poco prima dell’imbocco della Cipressa diversi uomini della Orica-GreenEDGE finiscono in terra, compreso Michael Matthews, oltre che Arnaud Démare e Peter Kennaugh. I sopracitati corridori sono allora costretti a recuperare circa 40” di ritardo nei confronti del gruppo principale. Sulla Cipressa gli uomini della Astana aumentano decisamente l’andatura per favorire un’eventuale azione di Vincenzo Nibali: la velocità sostenuta ma regolare della squadra kazaka porta il gruppo sulle ruote di ciò che rimane della fuga ma lo spezza in due tronconi: nel secondo di questi rimangono attardati Diego Ulissi (Lampre-Merida), uno dei possibili outsiders, e Mark Cavendish (Team Dimension Data). A lanciare un vero e proprio attacco sono però Giovanni Visconti (Movistar Team) e Ian Stannard (Team Sky), con il siciliano a lavorare in funzione di Valverde.

Visconti e Stannard affrontano di buona lena la discesa della Cipressa, mentre Matthews fatica a ritrovare le ruote della testa della corsa. Sulla coppia al comando si riporta però un terzetto composto da Daniel Oss (BMC Racing Team), Fabio Sabatini (Etixx-Quick Step) e Matteo Montaguti (AG2R La Mondiale). Il quintetto formatosi guadagna 16” sul gruppo inseguitore, ma la scarsa collaborazione tra di loro sancisce la conclusione della loro azione. Ai piedi del Poggio rientra Matthews, bravissimo a ricongiungersi con la coda del gruppo, mentre in testa il Team Sky si prende la responsabilità di fare l’andatura insieme al Team Katusha. Ci provano allora Andrea Fedi e Tony Gallopin, ma è Michał Kwiatkowski a fare il buco.

L’ex campione del mondo polacco ci crede e affronta la discesa del Poggio a tutta, approfittando dell’indecisione e delle marcature reciproche alle sue spalle. Ai -2 il polacco è sempre al comando inseguito dal resto del gruppo, poi Cancellara negli ultimi 1600 metri dà fondo alle ultime energie riprendendo Kwiatkowski, ma nel momento stesso scatta Boasson Hagen inseguito da Van Avermaet e Sagan. La caduta di Brambilla lancia lo sprint, lunghissimo e che viene vinto proprio da Arnaud Démare, incredulo, che firma la 13ª vittoria francese alla Milano-Sanremo. L’ultimo corridore francese a vincere la Classicissima era stato Jalabert nel 1995.

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Stefano Nouvion