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MILAN – Le (giuste) proteste dei piccoli azionisti: “Siamo una barzelletta. Il bilancio? Votiamo contro”

MILAN – Le (giuste) proteste dei piccoli azionisti: “Siamo una barzelletta. Il bilancio? Votiamo contro”

milan baresi montella

“Egregio Signor Vicepresidente e Azionisti del Milan, alla luce di quanto sin qui emerso durante l’odierna assemblea gli azionisti del Milan sottoscriventi la presente dichiarazione e l’Associazione dei Piccoli Azionisti del Milan, rappresentata dal Presidente Edoardo Barone, si trovano ad esprimere univocamente il proprio giudizio in merito al bilancio 2015 osservando quanto segue.
Gli azionisti di minoranza si sono riuniti in associazione circa un anno fa non per salvaguardare il proprio investimento rappresentato dalla titolarità di azioni dell’AC Milan SpA in quanto irrisorio da un punto di vista economico, ma per tutelare quell’investimento morale inestimabile che ogni tifoso rossonero ha riposto nel Milan, avendo l’occasione e il diritto di esprimere il proprio pensiero direttamente alla dirigenza e ai soci di maggioranza del Club. In questo senso, ciò che desta la nostra preoccupazione non riguarda solo i risultati sportivi ed economici del Milan, ma soprattutto lo stato gestionale del Club e conseguentemente dei tifosi rossoneri che sono costretti e riporre le loro speranze per una svolta nella cessione della proprietà da parte di Fininvest e sono disorientati per via del distacco dimostrato dalla Società e per la totale assenza di progettualità e trasparenza da parte del management. Quanto accaduto negli ultimi cinque anni di gestione drammatica del Club, di cui gli eventi più recenti sono l’emblema, dimostra come si stia perdendo l’identità Milan, con essa il fascino dei colori rossoneri e conseguentemente il valore del nostro brand (a livello di ranking internazionale è passato dal settimo al quattordicesimo posto in meno di cinque anni). Inoltre, poiché pare ormai evidente che il Milan si stia proiettando sul mercato internazionale per raccogliere capitali stranieri da parte di soggetti che devono potersi fidare di noi, vi è il bisogno a maggior ragione di una svolta gestionale radicale che risponda alle esigenze di efficienza e trasparenza.
Per le sopra esposte ragioni, in segno di pubblico dissenso con l’attuale gestione, esprimiamo voto contrario all’approvazione del bilancio della società“.
C’è tutto, nelle parole con cui il presidente dell’Associazione dei Piccoli Azionisti del Milan Edoardo Barone ha scelto di concludere l’ultima tragicomica assemblea degli azionisti del club di via Aldo Rossi: rassegnazione, indignazione, rabbia per cinque anni di gestione che hanno letteralmente cancellato qualsiasi orgoglio e ambizione precedentemente presente nell’animo dei tifosi rossoneri. Di fronte ad un Adriano Galliani esterrefatto (“è la prima volta in trentuno anni che viene proposto un CdA alternativo“, commenterà poco dopo trovandosi a che fare con la proposta degli stessi azionisti di minoranza di sostituirlo con Gianni Rivera e di rimpiazzare Barbara e Paolo Berlusconi con Zvonimir Boban e Clarence Seedorf, figure non proprio gradite dal presidente oggi assente) i proprietari dello 0.03% delle quote della società rossonera, capitanati da Barone e La Scala, si sono eretti paladini del tifo milanista evidenziando con puntuali e precise domande gli enormi limiti di un club allo scatafascio sul piano reputazionale prima ancora che su quello tecnico e su quello economico, inducendo lo stesso amministratore delegato addirittura a sospendere la seduta e a prendersi del tempo prima di rispondere alle feroci ma corrette perplessità evidenziate dai contestatori.

I punti evidenziati sono stati quelli posti sotto la luce dei riflettori ogni giorno da tifosi e appassionati nei bar come sui social network. Dallo stadio di proprietà e dal contenzioso con Fondazione Fiera ai rinnovi pluriennali per i calciatori ultratrentenni e all’acquisto di Matri per undici milioni di euro passando per il numero dei dipendenti tesserati dalla società (172 contro i 99 della Juventus ed i 53 del Napoli), la vicenda della haka recitata al ‘Meazza‘ poco prima di Milan-Carpi da valutarsi anche e soprattutto nei suoi riflessi reputazionali (“la società ritiene che associare i propri simboli a manifestazioni parodistiche preservi il valore del marchio?“) e i dubbi circa i reali benefici economici dell’operazione ‘Casa Milan’ i piccoli azionisti hanno innegabilmente svolto al meglio il loro poco più che simbolico lavoro, ricevendo i complimenti della stragrande maggioranza di chi ha potuto assistere alla loro accusa.
La loro strenua lotta ha trovato come prevedibile l’opposizione di un Galliani abbandonato al suo destino persino da Barbara Berlusconi, dimostratasi in questa occasione scorretta nei confronti di chi cercava solo – e lecitamente – risposte a dubbi sacrosanti, ma quella dello storico amministratore delegato rossonero è stata una difesa flebile ed attaccabile che ha lasciato la componente critica del club ancora più basita di quanto già non fosse.

Quel che è certo e che certo diventa ogni giorno di più è che in casa Milan urge prima ancora che una buona sessione di calciomercato un corposo ricambio al vertice. Se fino a due stagioni fa l’operato di Berlusconi e Galliani poteva nel complesso comunque continuare ad essere valutato positivamente, le gestioni delle stagioni 2014/15 e 2015/16 non hanno fatto che mettere in evidenza la nuova realtà dei fatti: il presidente e l’amministratore delegato più vincenti della storia del calcio italiano hanno fatto il loro tempo, passare la mano – se davvero si può – è doveroso. Gli enormi danni di oggi stanno gradualmente avendo la meglio sul ricordo dei successi di ieri: il Milan degli Invincibili ha lasciato spazio a quello dei capitani che non saltano in barriera, una squadra ai confini del paradossale che evita la sconfitta in casa con un Carpi rimaneggiato grazie ad un immenso salvataggio di Donnarumma su Crimi a venti secondi dallo scadere e che a fatica si tiene alle spalle in classifica il Sassuolo. Nel mondo del pallone, si sa, la riconoscenza è anche più difficile da guadagnare del favore: per ottenerla bisogna anche saper lasciare al momento giusto consegnando a chi segue un lavoro da svolgere partendo da una base solida e un valido progetto da portare avanti. L’attuale dirigenza rossonera, tuttavia, non sembra accorgersi del continuo degrado tecnico della squadra, concentrata com’è sull’obiettivo del pareggio di bilancio che pure per tante, troppe ragioni fatica immanemente a raggiungere e in alcune sue componenti su più impellenti questioni extracalcistiche. Le vaghe risposte date da Galliani ai piccoli azionisti dopo oltre un’ora di sospensione dell’assemblea circa gli obiettivi economici e di espansione del brand della società e in particolar modo il continuo e spesso inopportuno richiamo al piano strategico pluriennale nel rispetto del Fair Play Finanziario presentato alla UEFA sono indice di totale confusione e disinteresse per le gravi condizioni in cui il club versa, il continuo sottrarsi al confronto con altre società – la Juventus su tutte – fondato sul presupposto che ogni squadra abbia una storia differente alimenta il sospetto che i vertici siano in realtà pienamente consapevoli della pochezza in cui navigano ma che in fondo vada bene così, che la mediocrità sia diventata la regola.

Di un’altra giornata di delusioni e rammarico per come la storia del favoloso Milan di Berlusconi stia volgendo al termine ai tifosi rossoneri non resta così nient’altro che la soddisfazione che qualcuno si sia finalmente fatto ufficialmente portavoce del loro malumore, con l’intervento del socio Boriani che orgogliosamente si rifiuta di continuare ad essere considerato la barzelletta del calcio internazionale come simbolo di una protesta che non finisce certo qui.

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Andonio Gonde

Profilo ironico sull'ex allenatore del Bari Antonio Conte. Non c'è alcun intento di dileggio della persona, è solo satira calcistica.